Sarà forse scritto nelle pagine dei Signori del Calcio che, oltre a stilare i fondamentali della tecnica del football, scelgono anche in quali parti del mondo far nascere i campioni di domani, che i registi bassi, i playmaker italiani, debbano venire alla luce a Brescia e dintorni. E sì perché 79 km di strada, tramite la A35, separano Flero, città natale di Andrea Pirlo, il maestro del pallone nostrano, da Lodi, luogo natio del baby-gioiellino Sandro Tonali, 18 anni (alto 181 cm), astro nascente delle Rondinelle e umile, ma anche promettente, allievo dell’ex #21 della Nazionale. Il ct della selezione maggiore ha messo gli occhi su di lui, Roberto Mancini ne è un estimatore.

Allievo ma anche perfetto imitatore, almeno sin qui, delle tappe calcistiche del suo idolo. Cresciuto nel Brescia, come Andrea; debutto da professionista giovanissimo, come Andrea e attaccante retrocesso a centrocampo, in regia, come Andrea. Insomma, almeno da queste premesse, tutto sembra filare liscio con Tonali degno erede, anzi studente, dei fasti raggiunti da Pirlo e speranza verde della compagine di Pulga che, pur dovendo raggiungere una complicata salvezza, si è spesso affidata al giovane talento numero #34 dimostrando di credere, eccome, in Sandro. E così, dai suoi inizi all’esordio in Cadetteria fino alle recenti avances dell’Inter, ecco la parabola del baby-Tonali.

Gli inizi al Piacenza e l’arrivo al Brescia

Sandro Tonali, come detto, nasce a Lodi l’8 maggio del 2000 e sin da piccolo si innamora del football dando calci ad un pallone nei campetti della sua città dove comincia a sognare, un giorno, di poter diventare un giocatore professionista. E così, mentre cresce fra i banchi di scuola, viene tesserato dal Piacenza col quale gioca nei primissimi anni della sua carriera fino al fallimento della compagine biancorossa nel 2012. Arriva così il primo, e finora unico, trasferimento del ragazzo che si accasa nella ‘vicina’ Brescia. Con le Rondinelle Tonali conosce un settore giovanile molto proficuo che, proprio da Pirlo a Hamsik, da De Maio a Leali, da Viviano a Cragno, ha rappresentato per diversi talenti una delle migliori rampe di lancio per sbocciare e poi affermarsi in Serie A. E proprio qui, Sandro, inizia a capire meglio la sua dimensione ed il suo preciso ruolo in campo.

Al suo approdo al ‘Rigamonti’, infatti, il #34 bresciano cambia posizione retrocedendo da attaccante, da seconda punta estrosa, ricca di inventiva e visione di gioco, a centrocampista, a mediano, a volante davanti alla difesa. E lì, in cabina di regia, tutto cambia. Dapprima, infatti, diventa punto di riferimento dei Giovanissimi poi degli Allievi Nazionali (11 gol in 24 gare) e, in rapida sequenza, si sposta coi ‘grandi’ della Primavera, allenata da un altro storico regista come Baronio, dove colleziona 2 assist ed un gol in 12 presenze prima di venire aggregato in ‘prima squadra'. Sotto la sapiente guida di Boscaglia, Tonali completa la sua ascesa guadagnando subito punti nelle gerarchie interne alla squadra ottenendo la fiducia del tecnico che, già alla prima di campionato di questa edizione della Serie B, lo manda in campo nell’ostico catino del ‘Partenio’ divenendo il calciatore più precoce, a 17 anni, 3 mesi e 18 giorni, dell’intera Cadetteria.

La stagione d’esordio: un crescendo rossiniano

Qui, in un ambiente non facile, il classe 2000 non arretra di un passo e comincia a farsi conoscere dal grande pubblico con una prestazione, al di là del risultato che favorisce i padroni di casa, di assoluto valore. Una prestazione che funge da apripista per la sua annata con Boscaglia prima e Pulga poi a coltivare e coccolare il talento di Lodi con altre presenze in campo.

Tonali, però, almeno all’inizio, scompare per un po’ dai radar della B, si prende un girone, o quasi, di riposo tornando nella fucina di talenti biancoazzurra ma trovando, come una sorta di contropartita, la prima chiamata nella Nazionale Under 19 di Paolo Nicolato.

E anche qui, arrivano minuti importanti, ora in regia ora da mezzala, che mettono in mostra le sue doti tecniche e la sua voglia, sempre e comunque, di giocare la palla, impostare e guidare la manovra a testa alta con lanci precisi ed efficaci geometrie. A gennaio, ecco il suo momento. Il giovane playmaker torna a vestire la maglia dei grandi e fa il suo debutto dal primo minuto in B. A Palermo, contro i rosanero, è un successo e Boscaglia lo rimanda in campo per altre quattro gare di fila dove realizza, pure, il suo primo assist vincente nel 3-1 casalingo con la Ternana. Classe e personalità, passo da veterano ed efficacia in fase passiva, lo fanno finire nel mirino delle big del campionato che, gara dopo gara, si convincono di avere dinanzi un possibile craque del nostro movimento calcistico.

E poi, quasi come degna chiusura, come giusto corollario di una stagione in costante ascesa, il #34 bresciano segna anche il suo primo gol (e che gol) personale in B nel 4-2 dell’Arechi con la Salernitana prendendosi, a 10 giorni dal compimento della maggiore età, definitivamente il proscenio bresciano: tutti gli scout sono, ormai, quasi solo su di lui.

Valore di mercato e pretendenti: Cellino gongola

E questa sua parabola personale sta facendo gioire non solo i tifosi che ne apprezzano le qualità ma anche il presidentissimo Cellino notoriamente astutissimo a lucrare, come fatto a Cagliari, sui migliori prospetti delle sue squadre. Si avvicinano la Sampdoria, il Genoa, la Fiorentina, la Juventus ma con maggiore intensità anche l’Inter vogliosa di aggiungere al proprio ricco vivaio un elemento del genere. Partono buone offerte, ma il Patron non ne vuole sentire e declina anche assegni, bonus compresi, da 10 milioni di euro. Insomma, il Brescia ci crede e, malgrado un valore di mercato fermo, secondo i siti specializzati, a 250mila euro, punta su di lui per poi poter spuntare ben altre cifre e crescere in casa il Pirlo 2.0. Della classe di Tonali, del resto, abbiamo solo  grattato la superficie.