Il mondo del calcio, non solo quello italiano, è ancora scosso, sotto schock per l’improvvisa scomparsa di Davide Astori. Il difensore centrale della Fiorentina e della Nazionale che nella notte fra sabato e domenica è morto per una bradiaritmia cardiaca, ovvero: una diminuzione della frequenza dei battiti del cuore che rallenta le pulsazioni fino all’arresto.

La vita – ha ammesso il cardinale Betori nel corso della celebrazione del rito funebre – ci è tolta dalla morte, come una rapina, in tempi e modi imprevedibili. La fragilità della vita ci pesa in modo insopportabile, a noi uomini e donne che vorremmo avere tutto sotto controllo, essere padroni assoluti di noi stessi, delle nostre scelte, delle nostre possibilità. Della morte non abbiamo spiegazioni da offrire, che possano servire a consolare. Restiamo con il nostro dolore, soprattutto quando la morte ci toglie una persona che amiamo, un amico. E' toccato a noi in questi giorni, per Davide.

A rendere omaggio ad Astori ci sono tutti. Il proprietario della Viola, Diego Della Valle, che si è rivolto ai tifosi mettendosi la mano sul cuore, arrivato con il segretario dimissionario del Pd e tifoso gigliato, Matteo Renzi, il patron Andrea Della Valle e il presidente Mario Cognigni. C'è poi la Juventus, tornata da Londra dopo il trionfo contro il Tottenham: Massimiliano Allegri, Giorgio Chiellini, Andrea Barzagli, Federico Bernardeschi e il capitano, Gianluigi Buffon, applauditissimo dalla piazza di tifosi. L'Inter, guidata dalla bandiera Javier Zanetti, Una delegazione del Napoli, Luciano Spalletti e l'ex compagno Borja Valero. C'è il Milan di oggi e gli ‘immortali' di ieri quali Marco Van Basten, il capitano Franco Baresi oltre che Alessandro Costacurta Filippo Inzaghi.

Tu sei il calcio, quello puro dei bambini – ha ammesso Badelj, cui è toccato il compito di leggere il messaggio della Viola -. Al mattino, nella stanza della fisioterapia, eri sempre te ad accendere la luce. Tu sei questo per tutti noi, luce. Non sapevi bene le lingue, ma da capitano riuscivi a parlare con tutti, perché avevi il dono della lingua universale del cuore.

Una autentica tragedia che ha fermato la Serie A e unito i tifosi di tutti i club intorno ad un unico comune denominatore: l’immenso dolore per la scomparsa di un ragazzo sincero, appassionato, puro. Insomma, un vero capitano. E così, nel giorno più triste, all’apoteosi dello sconforto con Firenze, l’Italia e le sue donne, Francesca e Vittoria, a dirgli definitivamente addio, ecco la cronaca di questi giorni di lutto e disperazione.

La notte di Udinese-Fiorentina, la notte dell’addio di Asto

Un tranquillo sabato pomeriggio pre-gara con l’Udinese, una usuale partenza per il ritiro, un volo, i compagni di squadra, un atterraggio. Poi, il consueto trasferimento in hotel, il ‘Là di Moret', la cena e la serata spensierata di un 31enne con la passione per il calcio e per la PlayStation. Una miriade di partite col fido Sportiello, ‘rivale' di sempre, un occhio a Napoli-Roma, risate, battute ed un feeling intenso, bellissimo simile a quello di due ragazzini che, dopo i compiti, si rilassano davanti alla tv fra una sfida e l’altra, fra una risata ed una rivincita. Le lancette scorrono, si fa tardi e, da capitano, da professionista serio, alle 23 e spiccioli tutti a nanna.

L’indomani si gioca. Asto saluta Marco, prende la via della sua stanza e si accomoda nella camera 118 nella quale affronterà, non prima di aver dimenticato le scarpe dal suo portiere, la sua ultima, terribile notte. Una notte infida, strana, malvagia, una notte beffarda nel quale il capitano, che dorme da solo in stanza, abbandonerà tutti nel sonno, nella serenità che ha caratterizzato una vita esemplare, riverso su di un fianco, come chi non teme il buio, l’oscurità e nemmeno l’oblio: del resto, il capitano, resterà nel cuore di ognuno di noi.

La scoperta della sua morte, la Serie A non ce la fa e non scende in campo

Ore 9:30, tutti, o quasi, i calciatori della Fiorentina sono pronti a fare colazione, alle 15 si gioca con l’Udinese per riaprire il discorso qualificazione all’Europa League e mettere in scena una bellissima sfida con i friulani. Eppure, qualcosa non va. L’aria non è la solita e nemmeno l’atmosfera: mancano il sorriso ma anche l’estrema puntualità del capitano. Asto non è sceso, o almeno, ancora non l'ha fatto. La preoccupazione sale, l’ultimo WhatsApp risale a quello di Sportiello delle ore 23:34, il #13 viola non risponde al cellulare, serve un passepartout. Uno dei massaggiatori sale nella camera del ragazzo, entra e trova Asto ancora nel letto, nel suo letto.

Sembra riposare, tranquillo, e invece no: il capitano se n’è andato. La notizia però, non viene ancora diffusa, prima c’è da avvisare i familiari. Trascorrono ancora un paio d’ore, l’hotel si trasforma in un luogo di lutto e disperazione, i compagni di squadra lo piangono e non si danno pace. Ma, dalle 11:49, ora del comunicato stampa della Fiorentina che annuncia l’accaduto, i calciatori viola non restano soli, a piangere Asto è tutta Italia. Quella degli appassionati e dei genitori; dei tifosi e degli addetti ai lavori; dei compagni di nazionale e degli avversari; dei tecnici e dei presidenti. Cordoglio, pena e consapevolezza si impadroniscono di domenica 4 marzo: questa giornata, derby compreso, non s’ha da fare.

Gli ultimi giorni, oggi i funerali

Il giorno dopo, il day after è solo un infinito, sconfinato momento di dolore nel quale tutti, sportivi e vip, politici e cittadini, nella cornice di un paese distratto dalle elezioni del giorno prima, rendono omaggio al capitano viola con manifestazioni di stima, post personali, fiori e commenti che riescono a rappresentare ancora meglio la bontà e la statura morale dell’ex Cagliari. E poi, oltre alla sua morte, ecco spuntare ipotesi sulle cause del decesso, qualche fake news, l’indagine della Procura di Udine ed una lunga attesa per una autopsia dissacrante, quasi sacrilega ma allo stesso tempo necessaria: tutti, tifosi e familiari, esigono la verità.

Martedì, al termine dell’esame autoptico, il professor Carlo Moreschi, docente di Medicina Legale presso l’Università di Udine e Pordenone, e Gaetano Thiene, direttore del Centro di patologia vascolare, emettono il loro “verdetto”: "morte cardiaca senza evidenza macroscopica, verosimilmente su base bradiaritmica". Insomma, nel sonno, il cuore di Asto ha rallentato fino a fermarsi del tutto. E così, ieri, in quel di Coverciano, a partire dalle 16.30 gli sportivi di tutto il Paese, nella camera ardente allestita nella palestra del centro tecnico federale, hanno reso omaggio ad Asto che, invece, stamane alle 10, nella Basilica di Santa Croce saluta tutti, Vittoria e Francesca in primis.

L’addio a Francesca e alla piccola Vittoria

E sarà, anzi, è stato, un momento toccante, commovente, tristissimo per una giovane compagna che, a 32 anni, si vede costretta a crescere la piccola Vittoria (Vichy), di 2 anni, da sola. Senza quell’uomo splendido, discreto ed attento che è stato Davide. Senza le coccole, la protezione e le attenzioni di un marito, di un padre che, in qualunque caso, farà di tutto per la sua famiglia, per la sua luce, per il suo sole: un’ingiustizia.

Eppure, così come nei cuori delle sue piccole donne, divenute d’un tratto grandi senza di lui, Asto non verrà mai dimenticato, Asto, come già detto, resterà parte della vita di tutti noi. R.I.P. capitano!