In uno dei gironi più equilibrati di Russia 2018, quello H con Colombia, Giappone e Polonia, troviamo pure il forte Senegal del Ct Aliou Cissè. Un Senegal, nomi e ranking Fifa alla mano (28°), in versione 2002 e dunque potenzialmente in grado di sorprendere tutti, fare meraviglie e, magari chissà, eguagliare proprio quella rappresentativa capace, nell’edizione nippo-coreana, di battere la Francia campione d’Europa e del mondo in carica, superare il proprio gruppo, eliminare la Svezia agli ottavi e piazzarsi, come fatto dal Camerun nel 1990 e poi dal Ghana nel 2010, fra le migliori otto del seeding iridato, miglior impresa ogni epoca per una selezione africana.

Una selezione, dunque, che pur inserita in un gruppo difficile è perfettamente in grado di dire la sua e di segnalarsi come una delle storie, delle possibili favole di questa manifestazione. Forte in difesa, compatta in mezzo al campo ma, soprattutto, inarrestabile e disarmante davanti con l’attacco degli africani, fiore all’occhiello dei Leoni della Teranga.

Diouf, Diop ed il recente ritorno fra le grandi

Il Senegal si presenta ai nastri di partenza come una delle possibili soprese della rassegna iridata eppure, nella sua storia, non ha raccolto, eccetto otto coppe Amir Cabral (manifestazione fra squadre nazionali dell’Africa occidentale), quasi nulla: un secondo posto nella Coppa d’Africa nel 2002 ed i predetti quarti di finale in Corea e Giappone nello stesso anno. Lì però, in quell’occasione, il Senegal dopo decenni di semi-anonimato, fece la propria comparsa ufficiale al tavolo delle grandi battendo, all’esordio e nella gara inaugurale, la Francia di Zidane.

El Hadji Diouf, celebre per la sua capigliatura bionda, per la sua rapidità negli spazi ed il suo arrivo al Liverpool, precursore di Sané, in versione assistman e Papa Bouba Diop nei panni del realizzatore, misero in ginocchio l’ex madrepatria realizzando il più bel riscatto, non solo calcistico ma anche sociale, sull’ex occupante francese. Una spinta che unì ancora di più un popolo intorno alla propria selezione che, poi, alla fine dei giochi, si dovette inchinare solo al golden gol turco, nei quarti di finale, di Ilhan Mansiz.

Da lì in poi però, poche soddisfazioni, zero qualificazioni ai mondiali, addirittura due mancati approdi nella coppa continentale nel 2010 e nel 2013 ed una crisi, specie nel 2009 con l’89esima posizione nel ranking Fifa, che pareva senza fine.

Dal 2013 in poi, la generazione dei classe ’90 ha messo in moto una nouvelle vague, una nuova ondata calcio con talenti che, cresciuti sotto il segno di quel Senegal, di Henri Camara (Wigan, Stoke City e Southampton), dell’ex Inter Fadiga, di Coly, Sylva e Diop, hanno capito come, anche per loro, fosse percorribile la strada del successo. Un successo, che li ha riportati fra le prime otto in Africa, quarti di finale nella competizione disputata in Gabon nel 2017, e nuovamente, e per la seconda volta nella loro storia, ad un mondiale, il prossimo, in Russia.

Difesa e centrocampo solidi

Il Senegal di oggi è una solida realtà, una compagine ben allenata, equilibrata e che, specie in difesa, con la fisicità dei suoi centrali, Koulibaly su tutti, può arginare qualsiasi tentativo avversario: dal temibile Lewandowski a Falcao fino alle avanzate dell’imprevedibile Okazaki. Insomma, la contraerea della selezione africana è pronta a dare battaglia. Come pure sembra pronto il centrocampo senegalese che, pur mancando di qualità eccelse di palleggio, con tanti calciatori a fare dell’interdizione e dell’atletismo i loro punti di forza, si presenta a testa alta ai prossimi impegni con Gueye dell’Everton, Kouyate del West Ham e N’Dyaye del Wolverhampton a garantire forza, atletismo e grinta al proprio reparto.

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Attacco stellare, Mané-Keita-Niang e tanti altri

E la qualità? La qualità, intesa come abilità di alcuni calciatori di estrarre il coniglio dal cilindro e, nel momento decisivo, determinare il risultato, in questa compagine, è tutta in attacco. Basti leggere i nomi dei convocati di Cissè per comprendere la forza di questo pacchetto avanzato con Mané, appartenente al tridente più prolifico d’Europa in tandem con Firmino e Salah, luce del reparto offensivo bianco, rosso e verde e l’ex Lazio Keita, Ismaila Sarr, M’Baye Niang, Diafra Sakho, Mame Biram Diouf e Moussa Konaté a completare la rosa delle scelte offensive. Una rosa esagerata, eccellente, come poche altre, anche in questo contesto, in giro per un attacco da 35 assist, 66 gol stagionali e 138.5 milioni di euro di valore complessivo. Un attacco, dunque, che, a latitudini differenti, e 16 anni dopo, potrebbe far rivivere antichi fasti, ed emozioni, ai propri calorosi tifosi.