Follow the money. Segui i soldi. Un principio che nel calcio porta lontano, verso paradisi fiscali e intermediari, tra diritti d'immagine, prestanome, intermediari. Tutto per pagare meno tasse. L'inchiesta Football Leaks ha svelato i segreti di Messi e Cristiano Ronaldo, ma è stato solo l'inizio.

Dove vanno i soldi della fondazione Messi?

L'anno scorso, il processo d'appello ha confermato la condanna a 21 mesi di Messi per l'inchiesta aperta nel 2013 che aveva svelato l’esistenza di un network di società a Londra, caselle postali come Hanns Enterprises o la Sidefloor, schermi gestiti dalla fiduciaria Jordan, e in paradisi offshore, Uruguay e Belize, per incassare i diritti d'immagine della Pulga.

Il pugno duro del fisco spagnolo si è abbattuto anche su Luka Modric, che avrebbe risparmiato un milione di tasse attraverso uno schermo in Lussemburgo, e Alexis Sanchez. Il cileno ha patteggiato una pena di 16 mesi di reclusione, che comunque non sconterà essendo inferiore ai due anni, e si è impegnato a restituire al fisco spagnolo un milione di euro per la stagione 2012-2013 quando giocava a Barcellona e faceva transitare i ricavi dei suoi diritti commerciali a Malta.

“Il fisco spagnolo ha messo oltre 30 giocatori nella stessa situazione” ha detto Felicevich, l'agente di Sanchez, un gruppo in cui rientra anche Xabi Alonso, accusato di aver aggirato il pagamento di 2,5 milioni di euro fra 2010 e 2012, durante la sua permanenza al Real Madrid, attraverso la costituzione di una società schermo a Madeira. “Il supposto crimine è l'utilizzo di contratti usati per molto tempo da un'infinità di giocatori, in accordo con i più prestigiosi club d0 Spagna, usando un metodo di tassazione legittimo, espressamente e tacitamente accettato in passato” ha sottolineato Felicevich.

CR7, Mourinho e le Isole Vergini Britanniche

CR7 ha dichiarato solo 22 milioni al fisco spagnolo sui quasi 150 dei suoi diritti commerciali dal 2009 ad oggi (nel 2015 ha incassato in un'unica tranche un anticipo sui contratti di sponsorizzazione fino al 2020). Per evitare l'arresto, si è offerto di pagare i 14,7 milioni di euro arretrati pur di mettere fine all'inchiesta penale.

Quei soldi sono finiti in una finanziaria delle Isole vergini britanniche attraverso due società intermediare irlandesi, la MIM e la Polaris, che hanno sede entrambe nello studio contabile Moore Stephens. Qui è ufficialmente registrata anche la Gestifute International, la società del procuratore più potente del mondo, Jorge Mendes, agente proprio di Cristiano Ronaldo e di Jose Mourinho, che nel 2014 aveva patteggiato il versamento di 2,1 milioni sui 5 richiesti dal fisco spagnolo e l'anno scorso è stato chiamato a rispondere di 3,3 milioni incassati e non dichiarati tra il 2011 e il 2012 per la vendita dei diritti d'immagine.

I contratti, scriveva Vittorio Malagutti sull'Espresso, testata italiana partner dell'inchiesta europea Football Leaks, venivano siglati dalla Multisports Image and Management (MIM) e dalla Polaris che poi trasferivano il denaro alla Koper, sempre nelle Isole Vergini britanniche. “Mourinho però, come ulteriore schermo, aveva costituito anche una fondazione in Nuova Zelanda, di cui risultano beneficiari sua moglie e i figli. Dalle carte di Football Leaks emerge che la caraibica Koper era riconducibile proprio a quest'ultima fondazione”.

Perché l'Irlanda?

I calciatori utilizzano sistemi non così diversi dalle multinazionali come Ikea o Apple che stabiliscono la sede in Irlanda per pagare meno tasse in Europa. È l'effetto del tax ruling, “un accordo con il fisco che prevede la riduzione dell’imponibile al raggiungimento di determinati obiettivi”, spiegava Christian Montinari, partner dello studio legale internazionale Dla Piper a Wired. Così il Pil irlandese è cresciuto del 28% negli ultimi anni e Apple ha ricevuto benefici fiscali per 13 miliardi di euro.

Le società intermediarie, cui vengono sulla carta devoluti i diritti commerciali dei calciatori, aiutano a far pagare meno tasse, a far fluire i capitali nei paradisi fiscali. Solo una piccola parte rimane in Irlanda, e su questo si versa al fisco solo il 12,5%.

Neymar, multa record

Diverso il caso di Neymar, che un tribunale brasiliano di secondo grado ha multato per oltre un milione di dollari per evasione fiscale. O'Ney è entrato nel mirino del fisco due anni fa, per non aver versato le imposte come persona fisica tra il 2011 e il 2013.  I guadagni sono stati dirottati verso tre società create da suo padre: la “Neymar Sport e Marketing”, la “N&N Consultoria” e la “N&N Administraçao de Bens”. Così facendo, avrebbe beneficiato dell'imposta per le persone giuridiche, con un'aliquota tra il 15 e il 25%, più bassa di quella per le persone fisiche, del 27,5%. Un atto, si legge nel dispositivo della sentenza, "che viola la dignità della giustizia".

Il vaso di Pandora della Premier League

L'ultima poderosa inchiesta ha portato 43 giocatori e una decina di squadre all'attenzione della HMRC, il fisco inglese, che ha recuperato 158 milioni di sterline di tasse dal 2014-15 attraverso controlli più puntuali nel mondo del calcio. L'arresto a gennaio di Glenn Murray, capocannoniere del Brighton and Hove Albion, poi rilasciato, per una sospetta evasione di oltre un milione di sterline, conferma come “la HMRC ha optato per il pugno di ferro con il mondo del calcio” dichiarava qualche tempo fa al sito della BBC Andy Brown, direttore di The Sports Integrity Initiative.

Lo stimolo ulteriore è derivato dalla pubblicazione dei Panama Papers, le carte segrete dello studio Mossack Fonseca, che hanno svelato le cassaforti offshore dei super-ricchi e toccato anche la regina Elisabetta.

La questione, però, rimane. In Inghilterra i calciatori sono tassati a monte secondo un sistema progressivo con aliquota più alta al 45% per redditi sopra le 150mila sterline. I pagamenti alle società che gestiscono i diritti di immagine, però, sono sottoposti una tassazione del 20%, e da quest'anno del 18%. E così il club si risparmia anche il 13,8% di contributi assicurativi che deve ai suoi tesserati.

Per contenere il fenomeno, HMRC ha imposto due tetti ai club di Premier League che possono versare alle società di gestione dei diritti d'immagine non più del 15% dei ricavi commerciali complessivi e non oltre il 20% dell'ingaggio di ogni singolo giocatore.

Vantaggio indebito?

La questione si è posta anche in Italia, che rappresenta rappresenta il secondo sistema professionistico per volume di contributi fiscali e previdenziali dopo la Premier League, come riporta il Report Calcio della FIGC. Paul Pogba, all'epoca ancora alla Juventus, ha costituito il 4 febbraio 2016 la Aftermath Limited, i cui azionisti sono la Whitmill Nominees Limited e la Whitmill Secretaries Limited, due società della Whitmill Trust, nell'isola di Jersey.

Lo schema negoziale che passa attraverso le società “sponsor” costituite per la gestione dei diritti d'immagine, scrive Andrea Carinci nel libro Lo sport e il fisco (edizioni Cedam, a cura di Victor Uckmar), non rappresenta “un uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un indebito vantaggio fiscale in difetto di ragioni economicamente apprezzabili, quanto e piuttosto una diversa modalità di sfruttamento del diritto all'immagine”. Serve domandarsi, prosegue, “se l'eventuale vantaggio così ritratto sia indebito o se invece consegua alla peculiare conformazione del sistema che tratta in modo fisiologicamente differente lo sfruttamento diretto di un bene (l'immagine) da quello mediato dal mezzo societario”.

Le azioni delle star company, diceva a Linkiesta Sergio Sirabella, dello studio Legalitax, "solitamente sono al portatore, quindi è difficile capire chi è il legittimo proprietario se non quando vengono dichiarate in assemblea, e possono a loro volta essere intestate a società fiduciarie. Per questo è molto complesso riuscire a provare che gli agenti in realtà non sono strapagati per il loro servizio, ma perché retrocedono successivamente i compensi ai loro assistiti".

Senza una chiara e univoca risposta, le aree grigie resteranno e i modi per pagare meno tasse si troveranno sempre.