È quasi impresa a Parigi: il Napoli sfiora il colpaccio al ‘Parco dei Principi’ pareggiando per 2-2 ma annullando, ugualmente, ogni gap, fra il Davide francese ed il Golia italiano. Ancelotti mantiene le promesse e dimostra a tutti, neofiti e appassionati, al netto del pareggio finale, che non esistono squadre imbattibili. Tre, cinque, due, la stessa ricetta che è servita per battere il Liverpool, compattezza difensiva ma anche tanta qualità nel palleggio e personalità nell’imporre il proprio gioco. Primo tempo stellare, meraviglioso. Dopo un avvio incerto, infatti, i campani prendono coraggio e pure il controllo delle operazioni con la rete di Insigne a suggellare una prima frazione eccellente.

Nella ripresa, invece, Tuchel prova a correre ai ripari, se la gioca a tre in difesa con Kehrer al posto di Bernat, raggiunge il pareggio su autogol di Mario Rui ma poi si consegna, dopo il pari, ai contropiede ed alla voglia degli ospiti. Mertens trova il nuovo vantaggio, ma Di Maria, campione assoluto, al 93’ trova il gol gioiello per il definitivo 2-2.

Insigne-Callejon bucano Kimpembe-Marquinhos, i piccoli diventano grandi

Piccoli contro i giganti. Aspiranti Davide contro un fortissimo Golia e poi talenti che, col gergo del sacro football, diventano più grandi dei pantagruelici francesi o dei Neymar e Mbappé. Callejon e Insigne, come Ulisse nella grotta di Polifemo: imbucata accecante, appunto, dello spagnolo, taglio centrale dello scugnizzo azzurro, delicato pallonetto su Aréola e gol, sì gol.

Una rete che manda in visibilio i 3mila tifosi campani accorsi al ‘Parco dei Principi’ e materializza la profezia ancelottiana: “non esistono squadre imbattibili”.

E il duo napoletano umanizza i parigini ma mette anche a nudo i difetti di una squadra, quella francese, al di là del risultato, che potrebbe pagare in futuro la sua eccessiva spocchia, arroganza e scarsa applicazione in fase passiva con Kimpembe e Marquinhos, beffati anzi gabbati al 29’, non immuni da responsabilità e parte di un club fin troppo a trazione offensiva.

Mario Rui sfortunatissimo, come Insigne. Meunier ne approfitta

Gli episodi ma anche la sfortuna, in gare simili possono essere determinanti. Ed è quello che succede ad inizio ripresa con due/tre situazioni nelle quali la malasorte non tifa Napoli. Dapprima, entra Kehrer in posizione di centrale, col PSG che si mette a tre in difesa, e quindi quasi a specchio (ma qui c'è la mano del tecnico), poi, al 53’ Insigne, l’uomo più in forma di Ancelotti, è costretto ad uscire per un problema al fianco sinistro (per una botta rimediata nei primi 45′ di gioco), e, infine, Mario Rui, su chiusura su traversone basso di Meunier, più libero dopo il cambio di modulo, manda nella sua porta il suggerimento basso dell’esterno belga.

Il tutto, per un momento terribile, sponda azzurra ed un avvio di secondo tempo monstre.

Mertens implacabile, il bomber di serata è lui non Cavani

Il Napoli però, dopo il punto dell’1-1 non si scompone ma anzi come un pugile tutt’altro che suonato si ridesta e ricomincia a fraseggiare e a sfruttare le praterie lasciate dalle velleità offensive dei ragazzi di Tuchel. E Fabian Ruiz, in minor misura Zielinski e Callejon, e Mertens si trovano come topi nel formaggio. E poi la sfortuna, che ha colpito un po’ troppo duramente gli ospiti, decide di restituire il maltolto. Fabian porta palla, ad incorniciare una partita cinque stelle extra lusso, dribbla a rientrare Verratti, calcia verso la porta di Aréola e trova Mertens che, col rimpallo favorevole, tira di prima intenzione per il gol del nuovo vantaggio. Un gol che consacra una prestazione, quella del belga, davvero importante con l’ex Psv bravo a coprire gli spazi, dare fastidio ai centrali avversari, buttarsi sempre in verticale, fare quasi reparto da solo, impensierire gli avversari, siglare il vantaggio napoletano e, infine, battere nel duello a distanza il Matador Cavani: chapeau Dries.

Fabian Ruiz maestoso, Verratti lo soffre

Uomo della provvidenza, forse. Uomo di Champions, anzi, da Champions, sicuro. È questo il livello attuale di Fabian Ruiz, è questo ciò che ha dimostrato stasera l’ex Betis Siviglia. Ti aspetti una gara timorosa, magari imprecisa ed invece l’#8 partenopeo, galvanizzato dal gol contro l’Udinese, si mostra sicuro, pronto alla battaglia, consapevole delle consegne del proprio mister e pure bravo ad approfittare degli spazi che gli lasciano lì sulla trequarti.

E proprio Verratti, l’uomo che gravita più vicino allo spagnolo, e che in teoria deve dargli un’occhiata, stenta a controllarlo, ad arginare la sua qualità palla al piede ed in transizione e a rallentare il suo passo.

a sinistra, i movimenti in campo di Verratti, a destra, quelli di Fabian Ruiz (Whoscored.com)
in foto: a sinistra, i movimenti in campo di Verratti, a destra, quelli di Fabian Ruiz (Whoscored.com)

L’incedere dello spagnolo è sicuro, costante con un movimento a tagliare ed allargare il campo che favorisce i tagli dell’esterno per un ragazzo che porta palloni dall’altra parte del campo, mette insieme assist, riesce a garantire un contributo anche in fase di non possesso e si consegna nel novero dei migliori di serata.

le zone del campo dove sia Verratti che Rabiot perdono palla. Cinque in totale (Whoscored.com)
in foto: le zone del campo dove sia Verratti che Rabiot perdono palla. Cinque in totale (Whoscored.com)

Verratti impreciso, Hamsik chirurgico. Allan mastino (da nazionale)

La sfida di Parigi, come era facile immaginare anche alla vigilia, si gioca sul filo della tattica, della qualità e della precisione. Specie a centrocampo. E qui, nella zona nevralgica del rettangolo verde, i padroni di casa lasciano un po’ a desiderare col suo tandem in mediana, spesso, troppo superficiale in impostazione e spocchioso in sede di costruzione. Certo, la straripante energia messa in campo dal mastino Allan, che corre dovunque e su chiunque, non aiuta la libertà di pensiero di Rabiot e Verratti ma soprattutto quest’ultimo, in particolar modo nella prima frazione di gara, è vittima di una eccessiva approssimazione: spreca troppe palle regalando talvolta potenziali occasioni per le mezzeali avversarie.

Tutt’altra storia, invece, per il #17 azzurro Hamsik capace, nella sua gara numero 510 col Napoli (a -1 dal recordman Bruscolotti), di giocare con assoluta lucidità, padronanza e visione ogni singolo pallone gestito: da capitano vero e leader silenzioso. Nei panni del leader tenace, del barometro azzurro, infine, c'è il predetto brasiliano Allan in grado, contro le tante stelle parigine, di eclissare le loro qualità con una forza fisica, un dinamismo ed una generosità in sede di interdizione, a tratti, commovente per una performance, l'ennesima, che dovrebbe per forza di cose garantirgli la casacca della Seleçao. Dovesse non arrivare, il Mancio ci pensa (e fa bene).

Tabellino e voti

Paris Saint Germain (4-2-3-1) #16 Aréola 6; #12 Meunier 6+, #5 Marquinhos 5.5, #3 Kimpembe 6-, #14 Bernat 5.5 (Dal 46’ Kehrer 6.5); #6 Verratti 6- (Dal 83’ Diaby s.v.), #25 Rabiot 6+; #11 Di Maria 7.5, #10 Neymar 6.5, #7 Mbappé 6; #9 Cavani 5.5 (Dal 76’ Draxler 5). A disposizione: #50 Cibois; #4 Kehrer, #34 N’Soki; #23 Draxler, #24 Nkunku; #17 Choupo-Moting, #27 Diaby. Allenatore Thomas Tuchel 6+

Napoli (3-5-2) #25 Ospina 7; #19 Maksimovic 6.5, #33 Raul Albiol 6.5, #26 Koulibaly 6.5; #7 Callejon 6.5 (Dal 88’ Rog s.v.), #5 Allan 7, #17 Hamsik 7, #8 Fabian Ruiz 8, #6 Mario Rui 6; #24 Insigne 7.5 (Dal 53’ Zielinski 5.5), #14 Mertens 7.5 (Dal 83’ Milik s.v.). A disposizione: #27 Karnezis; #2 Malcuit, #23 Hysaj; #42 Diawara, #30 Rog, #20 Zielinski; #99 Milik. Allenatore Carlo Ancelotti 7.5