Nel “sottobosco” dei social network correvano voci incontrollate e pazzesche. Si diceva che Guardiola avesse già firmato per la Juventus e che la moglie avesse addirittura noleggiato una Maserati per conto dei bianconeri, pronta per un arrivo a Torino in grande stile.

Probabilmente l’indimenticato Paolo Villaggio avrebbe sintetizzato così quanto accaduto nell’ultimo mese sul web, con una buona fetta dei sostenitori della Vecchia Signora, arrivati quasi a negare l’evidenza pur di salire su quello che è stato ribattezzato come il #CarroPep. Un tam tam che ha portato questi tifosi a pendere dalle labbra di chi (personaggi celebri o meno) si è dichiarato certo di avere in mano le prove dell’indiscutibile arrivo del manager catalano al posto di Max Allegri, pronto per un’estate di calcio al “Gabbione” a Livorno.

Dal cugino dello zio, del suocero, del cognato in possesso di informazioni certe dell’arrivo del “messia” della panchina in rotta con il City (repertorio vastissimo che va dal volo già prenotato per Milano, alla data della presentazione, con la sentenza Uefa per i Citizens a giocare a favore dei bianconeri), alla volontà di non ascoltare qualsiasi “sirena” relativa alla trattativa tra Juventus e il Chelsea di Sarri. Tutto fino alla scorsa domenica, quando all’improvviso, la società bianconera ha rotto il silenzio e “sbam” ha chiuso il discorso con l’ufficializzazione dell’arrivo dell’ex Napoli sbattendo il tutto a suon di comunicati sui propri profili social. Dal possibile arrivo in Maserati dell'ex Barcellona, a quello in "calesse" dell'ex bancario toscano. Game over per i Guardiolisti, che delusi e affranti dal naufragio di quello che era diventato un vero e proprio atto di fede incondizionato hanno dovuto fare i conti con una realtà (per loro amara).

Ma come Sarri? Quel Sarri del dito medio? Quel Sarri pronto a lottare per prendersi il "Palazzo"? Quel Sarri dello scudetto perso in albergo? Quel Sarri sempre in tuta (quella tuta con cui Klopp si è arrampicato sul tetto d'Europa per esempio)? Alcuni hanno parlato addirittura di fine dello "stile Juventus", magari quelli che chiedono alla società bianconera la perfezione di forma e contenuto, ma poi sono i primi a scatenarsi sui social anche con commenti beceri e volgari (forse tra di loro c'è anche chi accolse Massimiliano Allegri con insulti e sputi nella lontana estate 2014). Che mazzata insomma: prima l'ex condottiero, eroe del 5 maggio e della rinascita bianconera Antonio Conte sulla panchina dell'Inter e poi l'ex "nemico" Sarri sulla panchina bianconera.

Difficile insomma. Troppo difficile astenersi dai commenti e magari aspettare. Aspettare di vedere se questa scelta, per certi versi rivoluzionaria, della società si rivelerà vincente o meno. D'altronde il tifoso spesso e volentieri ha la memoria corta: prima di questo mese e dell'ufficialità dell'addio di Allegri, abbiamo tutti assistito ad un altro "stucchevole" dibattito quello che si poteva semplificare nel confronto tra "bellezza del gioco" e risultato. Ma abbiamo già rimosso la valanga di critiche mosse all'ormai ex tecnico bianconero per il calcio espresso dalla sua Juventus? Dalle richieste esagerate di un gioco più "bello"  e più appagante per i tifosi, che pur senza ammetterlo pubblicamente in passato hanno applaudito quel Napoli di Maurizio Sarri? Bene, adesso Agnelli (al netto dell'impossibilità di arrivare a Guardiola, nonostante i contatti che vi abbiamo comunque raccontato) ha affidato la Juventus ad uno dei migliori allenatori disponibili che probabilmente senza le stilettate del suo passato anti-juventino sarebbe stato accolto a braccia aperte come avvenne con Marcello Lippi nel 1994, reduce dall'esperienza in terra partenopea.

Una cosa è certa, quella di Maurizio Sarri è una scelta forte e a pensarci bene il toscano ha tutto da perdere (pur avendo trovato la possibilità di arricchirsi con un importante stipendio). Innanzitutto l'approdo dell'allenatore toscano alla Juventus ha già provocato una rottura con il popolo azzurro che lo aveva eletto a proprio "comandante", emblema di un Sarrismo entrato addirittura nella Treccani. E poi perché non bisogna dimenticare che il classe 1959 sarà costretto a vincere. Va bene l'estetica, va bene il gioco, va bene la valorizzazione dei giocatori, ma in bianconero "vincere non è importante, è l'unica cosa che conta". E se in campionato la Juventus al netto della rosa che potrebbe essere ulteriormente rinforzata con colpi big, partirà ancora una volta in pole position, bisognerà fare il salto di qualità in Europa. Se Sarri dovesse vincere la Champions siamo sicuri che tutti i discorsi, tutti i tweet e tutte le campagne denigratorie sui social finirebbero nel dimenticatoio, all'insegna del più classico dei "Scurdammoce o passato".