Alla fine dell’anno, per tutti, e dunque anche per i club di Serie A, è tempo di bilanci, valutazioni e giudizi sui 12 mesi che stanno per chiudersi. Dodici mesi ricchi di impegni, soddisfazioni, trofei e delusioni che hanno contribuito a rendere speciale, o deludente, questo 2018. Un anno in cui si sono consumati grandi eventi, come il mondiale di Russia vinto dalla Francia, in cui sono avvenuti trasferimenti epocali, come quello di Cristiano Ronaldo alla Juventus, e in cui la ‘Vecchia Signora’, specie in Italia, ha continuato ad essere regina indiscussa del campionato e, pure, della Coppa Italia.

Insomma, un anno a tinte bianconere, entro i confini nazionali, ma con sfumature giallorosse nette e decise in campo europeo con la Roma di Di Francesco, a maggio contro il Liverpool, a sfiorare clamorosamente la finalissima di Champions League di Kiev. Un anno comunque positivo per il nostro movimento e che, con il nostro Pagellone di fine anno, andiamo a riassumere con i voti delle big della nostra Serie A.

Juventus, 9.5: dominatrice in Italia e regina del mercato. Manca la Champions

L’11 aprile di quest’anno, per la Juventus, è stata una data spartiacque, una data infausta nella quale, proprio quel Cristiano Ronaldo, che poi in estate infiammerà l’Allianz Stadium approdando a Torino per 117 milioni di euro, segnò il punto dell’1-3 al ‘Bernabeu’ che eliminò la ‘Vecchia Signora’ ai quarti di finale della Champions League.

Malgrado l’ottima rimonta dei bianconeri, che furono vicini ad impattare lo 0-3 subito otto giorni prima in casa, infatti, il penalty di CR7, quello del famoso sfogo post partita di Buffon, costò alla banda Allegri la chance di ritornare in semifinale e giocarsi quella coppa, da sempre, assillo juventino. Una data, per seguitare col nostro ragionamento, che toglie mezzo punto ai campioni d’Italia in questo 2018 ai limiti della perfezione. E sì perché solo l’eliminazione dall’edizione 2017/18 della Champions può abbassare un giudizio a pieni voti per una squadra capace, in questo segmento temporale, di confermarsi scudettata anche lo scorso maggio, per il 34esimo titolo della sua storia, rivincere, per il quarto anno di fila, record assoluto, e senza gol al passivo, la tredicesima Coppa Italia della sua storia, ed acquistare, a luglio, uno dei calciatori più forti, insieme con Messi, in circolazione.

Prima di riprendere la marcia in agosto, laurearsi campione d’inverno con due turni di anticipo, guadagnare, con le stesse tempistiche, gli ottavi di finale della massima competizione continentale, e infilare, uno sull’altro, una serie di primati, in campionato, assoluti. Insomma, il 2018 dei piemontesi è stato fenomenale, appunto, vicino all’eccellenza e potrebbe trasformarsi in un ottimo viatico, premessa fondamentale per fare, se possibile, ancora meglio nel 2019. Almeno in Europa dove il sigillo internazionale ormai manca dal lontano 1996: al tempo, più che ai posteri, l’ardua sentenza.

Napoli, 8.5: scudetto sfiorato e ruolo di anti-Juve

Due flash: un sabato sera dolce, che poi si trasforma in un incubo; una domenica pomeriggio di fine aprile, sin da principio, da inferno. Sono queste, le 20-22 ore che hanno deciso una stagione, ed anche il voto complessivo di questo 2018 per il Napoli che, a cavallo fra il 28 ed il 29 aprile, dice addio ai sogni di gloria, allo scudetto di marca sarriana derubricando ad impresa fine a se stessa la presa di Torino, con gol di Koulibaly, della settimana precedente.

La Juventus vince in rimonta a Milano con l’Inter, non senza polemiche, gli azzurri cadono  3-0 sotto i colpi di Simeone a Firenze ed i campani, in pochi giri di orologio, cancellano record, primati ma anche ambizioni, speranze e velleità tricolori. Napoli, alla fine dei giochi, secondo anche se titolare di ben 91 punti, bastevoli per vincere in qualsiasi altro torneo europeo, e fieri estensori del miglior calcio d’Italia. Beffa, tristezza e ciclo finito. Via Sarri, troppo titubante sul tema del rinnovo, e dentro Ancelotti deciso a provare l’esperienza all’ombra del Vesuvio e a tornare in Italia. E sotto la gestione ancelottiana il volto azzurro cambia, il gioco diventa più umano e meno brillante, ma la rotazione diventa più ampia ed ecumenica.

E la Champions League, fallita clamorosamente l’anno prima, diventa una vetrina importante ma che beffa, anche qui, per poco, i partenopei. Basta un pareggio o una sconfitta con una rete all'attivo col Liverpool per superare il gruppo C con gli inglesi, il Paris Saint Germain e la Stella Rossa ma Salah, mai pago in zona gol, manda a casa il Napoli. Che però, meriterebbe il pass uscendo dalla competizione, poi, per i conti della classifica avulsa e con ben 9 punti totali, tre successi interni ed una sola sconfitta. In Italia, invece, è sempre la stessa storia: Juventus lepre, capolista e Napoli primo fra gli umani, al vertice fra le altre 19 squadre e unico, più attrezzato ed accreditato rivale della ‘Vecchia Signora’.

Roma, 7.5: una Champions al top, ma poi tanti problemi nella seconda metà dell’anno

Anche in casa Roma le cartoline da ricordare, le serate che hanno regalato emozioni e contraddistinto il 2018 sono tante. Ma una, su tutte, ci regala il senso di questo anno: 10 aprile 2018, quarti di finale della Champions League, stadio ‘Olimpico’. I giallorossi provano la disperata rimonta su un Barcellona che, in casa, una settimana prima, aveva strapazzato Di Francesco e compagni per 4-1.

Dzeko segna in avvio e regala speranze; De Rossi rimpingua le chance dei suoi ad inizio ripresa e Manolas a 8’ dalla fine spinge in gol la palla che vale la remuntada e che porta i capitolini in semifinale. Il direttore di gara Turpin fischia tre volte e la Roma entra nella storia della manifestazione. Una storia bellissima, da letale underdog e che si infrange, riducendone l’epico impatto, solo qualche settimana dopo con il Liverpool, nel turno successivo, ad avere la meglio sulla formazione italiana, anche qui, non senza polemiche arbitrali, per una sola rete: nel computo finale è 7-6 in favore dei Reds. La Roma chiude al terzo posto l’annata per poi cominciare la stagione successiva, quella attualmente in corso, con una rivoluzione, negli uomini, profonda.

Una rivoluzione verde, con tanti giovani talenti a scegliere la capitale, ma che tarda a portare i suoi frutti e a mostrare un volto scintillante. Sconfitte esterne, interne, alcune, indifendibili, ed una panchina, quella del condottiero delle notti europee, sempre in bilico. Ma la società resiste alla tentazione dell’esonero, prosegue sulla sua strada e trova, nel finale, qualche buona soddisfazione, come il passaggio del turno nei gironi, il derby vinto con la Lazio per 3-1 o i successi nella coda dell’anno, per una Roma meno precaria e. pure, non troppo distante dalle posizioni di vertice. Ritmo psichedelico, ondivago e poco costante in questa altalena di emozioni chiamata 2018 ma voto, alla fine dei giochi, comunque più che positivo.

Inter, 7.5: il ritorno fra le grandi è compiuto. La crescita prosegue

L’istantanea, per l’Inter, è datata 20 maggio 2018 quando i ragazzi di Spalletti, a -3 dalla Lazio quarta, e con uno scontro diretto all’ultima di campionato, da giocare in trasferta, vincono, in extremis, con gol di Vecino.

Una notte folle, come per definizione e nella natura dell’Internazionale, che vede i nerazzurri rimontare per ben due volte i biancocelesti fino all’acuto, alla gioia, esplosiva e finale, di Vecino. La garra charrua, la grinta uruguaiana, sudamericana dell’ex centrocampista viola porta i nerazzurri in Champions salvando una stagione, quella precedente, altrimenti, discreta ma non eccezionale. L’estate, poi, è una costante opera di miglioramento della rosa a disposizione del tecnico di Certaldo con gli arrivi a Milano dei vari Vrsaljko, Nainggolan, Lautaro Martinez, Keita, Politano, Asamoah e De Vrij ad aumentare vertiginosamente il tasso tecnico della compagine meneghina.

Arrivano campionato, e la tanto agognata Champions. E sia nella prima che nella seconda manifestazione, l’Inter si disimpegna bene. Eppure, in campo continentale, i dettagli contano e l’1-1 casalingo col Psv di dicembre, del 13 dicembre scorso, consente alla Beneamata di dare un bel calcio al secchio del latte: dopo una intensa lotta con Barcellona e Tottenham, nel complicato gruppo B, gli interisti non approfittano del contestuale pari degli Spurs al ‘Camp Nou’ condannandosi alla retrocessione in Europa League. In Serie A, invece, con un percorso con più tappe, e con più bonus da poter sfruttare, i lombardi dimostrano la loro crescita, non certo tale da scalfire il primato della Juventus, posizionandosi subito dietro la coppia di testa composta dai campioni d’Italia e dal Napoli.

Lazio, 7-: bella ma incompiuta. La gara con l’Inter è ancora un trauma

Gioca bene, diverte, segna e, spesso, mette in scena diverse fortissime individualità che ben si disimpegnano nel frizzante attacco di Inzaghi. Giocare bene però, non è la sola costante di questa Lazio che, in tutto il corso dell’anno, a cavallo di due stagioni sportive, ha spesso perso i confronti diretti con le big, non solo del nostro campionato.

La scorsa annata, infatti, pur positiva e ricca di utili spunti, è caratterizzata da due grandi sfide, entrambe perse. Contro il Salisburgo, il 12 aprile scorso, nei quarti di finale di Europa League, quando i biancocelesti potevano contare su un robusto 4-2 rimediato all’Olimpico, ed un mese e mezzo dopo, il 20 maggio, nello spareggio, precedentemente citato, con l’Inter. Due sconfitte dure, forse, ancora da digerire del tutto e che rendono alla perfezione l’immagine, nitida, di una squadra bella ma incompleta e sempre a metà del guado fra consacrazione e costante senso di precarietà. Una formazione rinnovatasi in alcuni elementi e che in questa seconda parte di 2018, al netto di qualche naturale blackout, come quello della coda di novembre e di inizio dicembre, con addirittura sette gare senza successi, pare destreggiarsi bene in tutte le competizioni: in campionato, dove mantiene la quarta piazza, che vale la Champions, ed in Europa League con la qualificazione ai sedicesimi di finale contro il Siviglia. Resta però, il grosso handicap con le grandi squadre e la preoccupazione sulla tenuta fisica, alla lunga, della rosa laziale.

Milan, 6-: anno da dimenticare, pochi i passi in avanti

Milan, unico team senza una promozione piena. In questo Pagellone del 2018, i rossoneri sono gli unici a non superare la sufficienza per via di un finale di anno, dal 2 dicembre in avanti, di sicuro, negativo. Record di quattro partite di fila senza gol, come nel lontano 1984, solo tre successi nelle ultime dieci, una squadra, sia pure falcidiata dagli infortuni, spenta e troppo prevedibile nello sviluppo del gioco, ed una eliminazione dalla Europa League, per mano dell’Olympiakos, incredibile.

Cancellati, in poche settimane, progressi su progressi ed oscurate, pure, le buone notizie di questo complicato anno del ‘Diavolo’: i vari Calabria, a sprazzi Donnarumma, Cutrone e Suso. Per il resto, pochi alti, quelli di fine scorsa stagione culminati nella debacle all’Olimpico nella finale di Coppa Italia con la Juventus, e tantissimi bassi per una squadra che, almeno potenzialmente, nomi alla mano, dovrebbe poter fare meglio. Una squadra, più forte dello scorso anno ma che non riesce a trovare l’amalgama, la chimica e la continuità giuste per perseguire l’obiettivo Champions, vicinissimo, ma solo per le problematiche delle tante pretendenti alla quarta piazza. Una squadra, che ha bisogno di nuove forze, specie sul mercato, per trovare nuova linfa e che necessita di alcune cessioni per mutare pelle ed atteggiamento in campo. Un Milan, insomma, che, malgrado un anno, almeno potenzialmente, di crescita, si trova ancora lì dove Gattuso l’aveva ereditata: in un limbo fastidioso fra la parte medio alta della classifica ed una Champions, al momento, lontana, se non in termini di punti per condotta sul terreno di gioco.