Niente è come sembra, niente è come appare perché niente è reale. Un messaggio subliminale che si nasconde tra le righe. Da rompicapo. Esattamente come il caso del nuovo allenatore della Juventus considerato il dualismo che s'è creato da quando il presidente Andrea Agnelli ha chiuso – con un anno di anticipo – l'esperienza di Massimiliano Allegri sulla panchina dei bianconeri. Per buona parte dei media la figura di Maurizio Sarri ha sempre avuto un appeal particolare e ha preso quota di volta in volta rispetto ad altre candidature (Simone Inzaghi, Sinisa Mihajlovic, Jurgen Klopp, Mauricio Pochettino) e a quella che è stata definita ‘la candidatura' per eccellenza. Chi? Quel Pep Guardiola che per i mercati finanziari, gli investitori in Borsa (pazzesche le fibrillazioni di queste settimane) e chi mastica di brand resta il favorito rispetto al collega ex Chelsea.

Cosa c'è di vero? Mettiamola così: immaginate di trovarvi di fronte a una persona che nella mano destra reca un oggetto e ve lo mostra ma ne ha un altro nella sinistra, celata alle spalle. Maurizio Sarri è il tecnico che la Juventus ha nel palmo sotto i vostri occhi. Non è un ripiego: credete che a Torino gestiscano un'azienda accontentandosi di quel che resta sul mercato o che una società quotata in Borsa licenzi il proprio allenatore/manager senza avere pronta l'alternativa? Solo per esigenze di definizione viene individuato come ‘piano b' perché c'è grande stima nei suoi confronti in virtù di quanto realizzato a Napoli e del gioco che è riuscito a dare alla squadra rendendola competitiva anche senza top player. Allo stato dei fatti la trattativa con l'ex azzurro non riscontra particolari ostacoli e tutto lascia presagire che sia lui a entrare a Palazzo dopo averne guidato la rivoluzione contro.

In buona sostanza c'era un solo motivo ostativo: la reticenza dei Blues, superata nelle ultime ore quando è giunto il via libera da Stamford Bridge dietro pagamento di un indennizzo. Quanto alle cifre, ai termini contrattuali e alle proporzioni della campagna di mercato, l'accordo è stato già sancito e, a rigore di logica, è sicuramente più conveniente considerando il rapporto qualità/prezzo. Insomma, con l'arrivo di Sarri la Juventus prende un allenatore quotato, reduce dalla vittoria di un trofeo in Europa, giunto terzo in Premier e a un passo dal successo in Coppa d'Inghilterra persa solo ai rigori (mica male per uno che 4 anni fa era all'Empoli) ma con una previsione di spesa inferiore.

Con Pep Guardiola – la sorpresa nascosta ai più, quella contenuta nell'altra mano – è diverso perché differenti sono la dimensione del protagonista, la tempistica e gli interessi (soprattutto economici) in ballo: Guardiola è un ramo d'impresa, un brand che va ben oltre l'aspetto tattico (il ‘guardiolismo') e l'esigenza di foraggiarlo con calciatori funzionali alla sua visione di calcio. Guardiola è il manager per il quale può scendere in campo l'Adidas, sì da finanziarne l'operazione (ingaggio da 24 milioni a stagione) ed evitare che il ‘suo marchio' sia preda della concorrenza. Guardiola è il top in termini di personalità, esperienza, trofei vinti, notorietà, capacità di interloquire coi media dal ‘guardami negli occhi' rivolto al giornalista che lo incalza con le domande fino all'eloquio suadente che usa per dissimulare la tensione e le aspettative che lo accompagnano perché se fai spendere alla tua società qualcosa come mezzo miliardo di euro in acquisti (dato complessivo) sei condannato a vincere sempre. Guardiola è l'uomo dello sceicco Mansur bin Zayd Al Nahyan: il magnate che coi petrol-dollari accende un sigaro e in una boccata può decidere se affondare – o meno – il colpo per chiudere un affare e rilanciare sul piatto un ricco aumento di stipendio; un personaggio potente abituato a dettare la linea, muovere i fili nella stanza dei bottoni non a lasciarla imporre; l'alleato (anche qui usiamo un termine per chiarezza di definizione) da non contraddire né dispiacere se sul tavolo c'è quel progetto della Super Champions tanto caro al presidente, Agnelli.

Proprio in virtù dei rapporti personali con la proprietà araba, punto d'appoggio nell'Eca (l'Associazione dei Club Europei di cui è presidente massimo dirigente bianconero), procedere fino allo strappo per avere Guardiola – tessendo la trama dei contatti senza avvertire il club – è ipotesi che a Torino mai avrebbero preso in considerazione. E allora come stanno veramente le cose? C'è mai stata/c'è una trattativa in atto tra la Juventus e l'ex allenatore di Barcellona e Bayerno Monaco? Come raccontato da Luca Momblano con dovizia di particolari gli indizi in tal senso non sono mai mancati: dal preliminare firmato prima dei quarti di finale contro l'Ajax fino al ruolo di Adidas e TacticGrup nell'operazione, compreso un noleggio a lungo termine (triennale) di un'auto (Maserati) presso la sede centrale delle operazioni del gruppo Fca.

C'è ancora un altro aspetto: la possibilità da parte di Guardiola di esercitare entro il 15 giugno una sorta di exit-strategy che scatterebbe in caso di mancata qualificazione alla Champions League. Cosa significa? Se la Uefa – per questione di fairplay contabile e irregolarità nella sponsorizzazione a bilancio – decide di escludere dalle Coppe il Manchester City per 2 stagioni allora lo spagnolo può essere libero di andare altrove senza colpo ferire. Ipotesi remota e molto farraginosa dal punto di vista burocratico – visto che tra decisione e ricorso potrebbero trascorrere molti mesi (come accadde per il Psg, per esempio, sanzionato solo con una multa e pene accessorie) – e sul piano finanziario.

Un terremoto. Lo stesso che si scatenerebbe se in gioco entrasse in queste ore anche un altro protagonista scivolato dietro le quinte dopo essere stato sotto i riflettori: Mauricio Pochettino. In Inghilterra sono convinti sia lui il tecnico che al Manchester City può raccogliere il testimone di Guardiola, in virtù della grande duttilità mostrata nel plasmare una squadra – gli Spurs – che per circa 2 anni non ha fatto mercato ma ha scritto la storia giungendo per la prima volta in finale di Champions. Ecco perché, che sia Sarri (al momento favorito) oppure Guardiola (un sogno non del tutto tramontato), è tutto vero aspettando la rivelazione della Juventus che – ufficialmente – ha sempre negato contatti con l'allenatore catalano. Lo ha fatto sia per la cautela necessaria e dovuta per legge rispetto a club quotati sui Mercati sia per non alimentare aspettative/delusioni tra i tifosi. Ecco perché niente è come sembra, niente è come appare perché niente è reale.