L’Inter batte il Milan 3-2 al termine di un derby di rara bellezza, mette a referto il successo del sorpasso ai danni dei cugini rossoneri e riabilita una stagione, dopo la recente eliminazione in Europa League, che stava prendendo una brutta piega. Il cuore dei ragazzi di Spalletti è immenso ed i nerazzurri, provati dallo sforzo europeo di giovedì sera, privi di tanti calciatori e del capitano Icardi, portano a casa tre punti di esiziale importanza vista Champions.

Un successo, frutto delle intuizioni del tecnico di Certaldo, che piazza Vecino dietro a Martinez, dei guizzi di Politano, della freddezza dal dischetto del sostituto (?) di Icardi, il ‘Toro' argentino ma anche del gol di De Vrij e della enorme prestazione di molti calciatori, in teoria, di seconda fascia, vedi D'Amrosio che salva tutto nel finale su tiro ravvicinato di Cutrone. Un successo che vale tanto anche perché arrivato ai danni di un Milan comunque pugnace, combattivo ed orgoglioso e che decide di arrendersi solo al triplice fischio finale dopo le reti di Bakayoko e Musacchio. Insomma, una stracittadina, la 170esima in campionato, davvero bellissima, emozionante, vibrante. Degna della Champions League e del miglior incasso di sempre in Serie A a quota 5.7 milioni di euro.

La garra charrua, quando conta: Vecino gol e quantità. Bakayoko in apnea (e poi in rete)

Joao Mario è assente per via di un grave problema familiare, Nainggolan è ancora fuori per infortunio ma Spalletti decide di non cambiare modulo. E di fare necessità virtù. Dentro Gagliardini con Brozovic a centrocampo e Vecino, per un 4-2-3-1 globale, il solito, a sostegno di Martinez. E questa mossa, forse inattesa lato rossonero, scompagina un po’ l’avvio del derby con proprio l’uruguaiano, protagonista assoluta del ‘prologo' del match.

Pur in una posizione inedita, l’ex viola si disimpegna al meglio, dà il via all’azione, per poi rifinirla, vedi il gol del vantaggio, si propone con estrema frequenza, trova spazio dietro le linee nemiche, garantisce continuità in fase di proposizione senza palla e, da mediano dal lungo chilometraggio, alimenta il pressing sui centrali del ‘Diavolo’.

Insomma, contro un Bakayoko, stante la sua fisicità, in difficoltà, l’#8 nerazzurro tira fuori una prestazione importante, in stile Tottenham, in pieno stile garra charrua. Quando conta, quando il pallone pesa e l’istinto sudamericano, prima che le pressioni, vengono fuori. Eppure, il francese ex Chelsea, dirimpettaio di Vecino, non ci sta e, dopo il raddoppio di De Vrij, si alza nella 16 metri avversaria, svetta su tutti e, su precisa punizione di Calhanoglu, segna la rete del 2-1, il gol della speranza, la sua prima soddisfazione personale col Milan e, più in generale, in Serie A.

De Vrij al top: Gol e buona guardia su Piatek. Musacchio risponde a tono

Giovedì contro l’Eintracht il difensore olandese era stato uno dei peggiori in campo. Oggi, il #6 nerazzurro è indemoniato e, pure, pronto a spingere in gol al 51’ un preciso suggerimento dalla destra di Politano. Insomma, in 72 ore, il riscatto, figlio anche di un calendario fittissimo, è servito. Ed anche l’ex centrale della Lazio, in poco tempo, subisce la metamorfosi positiva che coinvolge quasi tutti i suoi compagni di squadra. Lo stopper è pulito, preciso in sede di disimpegno, utile in rottura, caparbio ed efficace contro il combattivo Piatek (sia pure non in serata) e poi contro Cutrone e, come detto, eccezionale in avanti con il colpo di testa che vale il 2-0 nel 170esimo derby di Milano. Un raddoppio però che non basta all’Inter per guadagnare una certa tranquillità con Bakayoko prima e Musacchio poi, a disegnare i contorni di una stracittadina al cardiopalma. Una stracittadina con i difensori che si trasformano in bomber con l’ex Villarreal, in mischia, su errore del sino ad allora bravissimo D’Ambrosio (che poi salverà tutto nel finale), a rispondere a tono al suo omologo orange.

Perisic con lo spirito giusto, Politano sempre a tutta. Soffrono i terzini del ‘Diavolo’

Se la prima frazione lascia a bocca aperta tutti, specie quelli che avevano pronosticato una Inter molle, dimessa, remissiva e condannata al Ko, gran parte del merito va attribuito all’intero attacco nerazzurro. Che, anche grazie all’intuizione dell’allenatore di Certaldo di inserire Vecino dietro le punte, funziona. Funziona in ogni direzione. A destra, dove c’è un Politano, al solito, in grande spolvero. A sinistra, dove stazione un Perisic connesso, nel match e con il giusto spirito, pugnace e qualitativo al tempo stesso, ed anche al centro con l’uruguaiano e il ‘Toro’ Martinez a lottare con la difesa rossonera e cercare di aprire varchi, brecce ed interstizi vitali. Come, ad esempio, nell’occasione del primo gol nerazzurro.

Modello ed emblema dell’attacco ecumenico, condiviso e partecipato di questo derby. Tutti, o quasi, toccano la palla e Vecino, poi, la butta in rete. Un attacco, dunque, che preme, che accorcia sui centrali ma che, specie nella prima parte della contesa, fa soffrire, e pure tanto, Rodriguez  e Calabria. Costretti alla difensiva e a non trovare subito il centrocampista a cui cedere la sfera in fase di possesso. Un attacco che, stante il recente impegno europeo, non perde energia, vigore e propulsione nella ripresa con Politano assistman e poi hombre del partido per lo spendido cross per De Vrij ed il rigore del 3-1 guadagnato e poi trasformato da Martinez al 67’.

Paquetà e Calha ci provano nel primo tempo, bene D’Ambrosio sulla destra

A dare una scossa ed un po’ di brio al Milan, ad un Milan sotto dopo appena 2 minuti e 31 secondi, ci pensa parte della corsia mancina dei rossoneri. Le occasioni migliori, come pure i tentativi nello specchio nella prima frazione di gioco, arrivano da Calhanoglu e Paquetà con l’asse turco-verdeoro a trovare spesso il guizzo, lo spunto giusto e, pure, in serie, qualche conclusione dalla distanza. Ben neutralizzate da Handanovic certo, ma sempre un segnale, anche se timido, della presenza/resilienza dei padroni di casa. Paquetà rifinisce la manovra e mette insieme qualche buon gesto tecnico, nella sua prima assoluta in una stracittadina, prima di uscire per permettere a Gattuso di presentare un 4-2-3-1 a specchio, mentre Calha imperversa sulla trequarti, talvolta con un pizzico di confusione, scontrandosi di frequente con un D’Ambrosio, un po’ come tutta l’Inter, lontano parente da quello svagato ed in crisi visto contro l’Eintracht. Un D’Ambrosio che non sporca il foglio, utile e che sa pure spingersi in avanti e ideare, con la complicità di Politano, qualche potenziale chance in avanti prima di salvare tutto, nell'extra-time su Cutrone. Nel secondo tempo, emerge anche Suso capace di impensierire Asamoah e produrre, a sprazzi, qualche grossa occasione per i suoi.

Tabellino e voti

Milan (4-3-3) #99 Donnarumma 6.5; #2 Calabria 6, #22 Musacchio 6.5, #13 Romagnoli 6-, #68 Rodriguez 5.5 (Dal 58’ Cutrone 6); #79 Kessié 5.5 (Dal 70’ Conti 5.5), #14 Bakayoko 6.5, #39 Paquetà 6+ (Dal 46’ Castillejo 6+); #10 Calhanoglu 6+, #19 Piatek 5.5, #8 Suso 6. A disposizione: #25 Reina, #90 Donnarumma; #12 Conti, #17 Zapata, #33 Caldara, #20 Abate, #93 Laxalt; #17 Bertolacci, #21 Biglia; #7 Castillejo, #11 Borini, #63 Cutrone. Allenatore Gennaro Ivan Gattuso 6

Inter (4-2-3-1) #1 Handanovic 6.5; #33 D'Ambrosio 7-, #6 De Vrij 7, #37 Skriniar 6.5, #18 Asamoah 6; #77 Brozovic 6 (Dal 73’ Borja Valero 5.5), #5 Gagliardini 6+; #8 Vecino 7+ (Dal 92’ Ranocchia s.v.), #44 Perisic 6.5, #10 Martinez 7-, #16 Politano 7 (Dal 84’ Candreva s.v.). A disposizione: #27 Padelli; #13 Ranocchia, #21 Soares, #29 Dalbert; #20 Borja Valero, #87 Candreva; #11 Keita. Allenatore Luciano Spalletti 6.5