L'Inter vince due derby nella stessa stagione per la prima volta dal 2011-12 grazie a un Vecino tatticamente decisivo nel primo tempo. La sua posizione plurima, un po' mezzala e un po' trequartista in pressione, mette in ansia Paquetà e toglie libertà a Bakayoko. Gattuso deve cambiare modulo, arretrare Calhanoglu e metter dentro una seconda punta, Cutrone, per accelerare e tenersi in scia. Ma l'Inter crea 12 occasioni a 7 e si riprende il terzo posto. Anche senza Icardi.

I numeri del match

Il Milan chiude la partita con un centinaio di passaggi in più. Completa più passaggi nella trequarti offensiva (21 del recordman Calhanoglu), l'Inter però mantiene una leggera supremazia nel controllo degli spazi, crea cinque occasioni in più e attua sei passaggi contro tre nell'area di rigore avversaria. Musacchio e Romagnoli sono gli unici giocatori con più di 60 passaggi, Calhanoglu ne completa 57, quattro in più di Brozovic che però gioca meno ed ha una percentuale di accuratezza maggiore. Il Milan si affida tanto alla circolazione bassa, tutte le cinque principali combinazioni di passaggi coinvolgono solo difensori: Romagnoli scambia 32 volre con Musacchio, appoggia 16 volte a Rodriguez, riceve in 13 occasioni da Donnarumma. L'Inter è più verticale: Asamoah, nella direzione più frequente, cerca 13 volte Gagliardini (e altre 11 Perisic), Skriniar fa scorrere in 12 occasioni verso Brozovic. Ma è Vecino a creare più occasioni di tutti.

La heatmap del secondo tempo
in foto: La heatmap del secondo tempo

Vecino sposta gli equilibri

Le squadre partono corte, aggressive. Gagliardini e Vecino premono sulle due mezzali del Milan, e le ali nerazzurre vanno ad occupare gli spazi di mezzo. Gattuso si avvede della zona delicata, alle spalle di Paquetà, e chiede a lui e Calhanoglu di giocare non sulla stessa linea nello sviluppo dell'azione, uno più esterno e uno più interno. Proprio alle sue spalle si muove Vecino che inizia e finisce l'azione del vantaggio nerazzurro. Un gol che nasce dall'intuizione di Perisic che va a prender palla e spazio a destra, Rodriguez è in ritardo, Romagnoli preso in mezzo non può far fallo in area sulla torre di Lautaro.

Il 4-3-3 di Spalletti prevede un movimento a ventaglio delle due ali, Politano e Perisic, chiamati a stringersi durante la costruzione bassa e poi aprirsi per completare la transizione e portare il pallone negli ultimi venti metri. Nell'orchestrazione canonica, De Vrij avvia l'azione, Brozovic viene indietro per offrirgli una linea di passaggio pulita, poi si va con frequenza verso destra dove Vecino e Politano provano a prendere in mezzo Paquetà. E quando uno dei due è arretrato su un ribaltamento rapido, si sposta Perisic per andare in percussione. E' il risultato di una disposizione fluida a centrocampo perché Vecino, bravo a crearsi le condizioni per ricevere alle spalle di Paquetà, va anche a chiudere in pressing su Bakayoko, quindi praticamente da trequartista, e rende così meno fluida la costruzione iniziale del Milan.

Il ruolo a tutto campo di Vecino sposta gli equilibri nel primo tempo
in foto: Il ruolo a tutto campo di Vecino sposta gli equilibri nel primo tempo

L'Inter più flessibile, il Milan cerca l'ampiezza ma non incide

L'Inter si dispone in copertura con un fluido 4-4-1-1 dalla linea difensiva stretta che si espone al 20′ al primo pericolo sul cross lungo di Suso: Paquetà taglia dentro da sinistra e può staccare di testa perché D'Ambrosio, schiacciato sul centrale di riferimento nella sua zona, gli lascia campo per la rincorsa e il terzo tempo. Tuttavia, l'Inter arriva ai 20-25 metri più velocemente del Milan e con più continuità. Attacca con ritmo, anticipa le chiusure sulle principali linee di evoluzione della manovra rossonera, toglie gradi di libertà a Suso, che per il primo quarto di partita si vede pochissimo; blocca Rodriguez, schiacciato, e riduce le possibilità di incidere di Calhanoglu che pure va al tiro al 24′ da fuori (risposta non facile di Handanovic in controtempo).

Nei primi 40’ Milan e Inter completano 194 passaggi. I rossoneri sviluppano il gioco in ampiezza e in orizzontale, ma non incidono. Più stretto e verticale l’assetto dei nerazzurri
in foto: Nei primi 40’ Milan e Inter completano 194 passaggi. I rossoneri sviluppano il gioco in ampiezza e in orizzontale, ma non incidono. Più stretto e verticale l’assetto dei nerazzurri

Gattuso si mette a specchio: 4-4-1-1

Piatek per 25 minuti in sostanza non vede palla, il Milan lascia spazi tra difesa e centrocampo e fatica a chiudere gli spazi al centro quando ripiega all'indietro. Il manifesto è il rigore in movimento che sbaglia alla mezz'ora Vecino che si inserisce da dietro e va a ricevere libero, più dietro rispetto alla posizione del pallone, il cross basso da sinistra di Perisic. In queste situazioni, quando c'è da scorrere all'indietro, le linee del Milan si slegano. Gattuso si mette di fatto a specchio, 4-4-1-1 con Calhanoglu trequartista autorizzato a seguire flusso di gioco e ispirazione fra le linee. Vuole che il Milan giochi più alto, che riesca a coinvolgere maggiormente il centravanti polacco. Ma i rossoneri nei primi 40 minuti tentano un solo passaggio all'interno dell'area, peraltro non completato, e ne chiudono 32 su 44 nella trequarti offensiva. Chiude in attacco il Milan, ma solo su calcio da fermo.

I numeri del primo tempo

Il Milan completa più dribbling (tre dei cinque arrivano grazie a Bakayoko) e recupera più palloni, ma è l'Inter che fa la partita. I nerazzurri creano 7 occasioni a 3: Lautaro e Perisic, leader per cross all'intervallo, aiutano. Nella trequarti offensiva la presenza nerazzurra è molteplice: 9 passaggi di Vecino, 7 di Brozovic, 6 di D'Ambrosio, Politano, Gagliardini. L'Inter, dunque, conferma la tendenza ad usare la fascia destra come opzione prevalente per aprire la difesa del Milan e poi sfruttare gli spazi in verticale in mezzo. Calhanoglu rimane l'unico rossonero nella top 5 all'intervallo per passaggi negli ultimi 30 metri (7), leader di squadra anche per effetto della posizione più avanzata e centrale dopo il cambio di modulo, davanti a Bakayoko (5) e Calabria (5). L'obiettivo di alimentare la spinta di Suso, chiaro nei 10 attacchi a destra contro i 4 da sinistra, rimane nel primo tempo solo una buona intenzione.

La heatmap del primo tempo. Il Milan insiste nella zona di Kessie, l’Inter conta molto sui centrali nell’avvio dell’azione e controlla il gioco a centrocampo
in foto: La heatmap del primo tempo. Il Milan insiste nella zona di Kessie, l’Inter conta molto sui centrali nell’avvio dell’azione e controlla il gioco a centrocampo

Gattuso cambia, Castillejo per un Paquetà che ha rappresentato l'anello debole del centrocampo del Milan. Si resta col 4-4-1-1, lo spagnolo parte come trequartista. Ma il raddoppio dell'Inter (stacco di de Vrij da corner) mette ancora più in salita la partita del Milan. L'assetto offensivo evolve in un 4-2-3-1 con Calhanoglu a dialogare con Piatek e Suso mezzala che dovrebbe creare superiorità. Ma la manovra è involuta, macchinosa. L'intuizione, ancora da palla inattiva, di Bakayoko che va incontro al pallone su una punizione molto tagliata e si regala il primo gol in Italia, altera anche le intenzione di Gattuso.

Il coinvolgimento energico di Bakayoko fino al momento del gol
in foto: Il coinvolgimento energico di Bakayoko fino al momento del gol

Esce Rodriguez, dentro Cutrone, che non segna dal 2 dicembre, con Kessie terzino destro. Calhanoglu si cala bene nel ruolo di playmaker (gioca decisamente meglio di quanto fatto vedere da mezzala), il Milan guadagna spinta energica con un Bakayoko arioso e muscolare. I rossoneri scelgono di rinunciare a un po' di filtro e ne pagano le conseguenze sul taglio da destra verso il centro di Politano che incontra lo sgambetto di Castillejo, preludio al rigore di Lautaro. L'Inter torna a far male negli spazi di mezzo, quei corridoi interni che nel passaggio al 4-4-2 diventano più larghi. L'Inter occupa meglio la zona alle spalle del centrocampo rossonero, con la difesa di Gattuso inevitabilmente più scoperta senza il regista basso a schermo.

L'Inter però difende ancora male su corner e punizioni. Le marcature a zona non evitano gli smarcamenti, Asamoah (un po' smarrito in copertura e non solo in questa occasione) è preso in mezzo nell'affannoso e infruttuoso rinculare che non evita il 2-3 di Musacchio: il difensore si ritrova senza opposizione su una seconda palla in mezzo all'area.

Spalletti opta per Borja Valero per Brozovic, per provare a rallentare un po' la gestione del possesso contro un Milan che spinge a passo di carica.

La partita rimane in bilico fino all'ultimo. Il VAR trasforma il rosso a Conti in giallo, e il rosso alla fine lo prende Spalletti per proteste. Il Milan crede nel pareggio e lo sfiora con Castillejo che si butta di testa alle spalle di D'Ambrosio su cross da destra, come aveva fatto Paquetà nel primo tempo, Handanovic salva l'Inter. E rilancia i nerazzurri in zona Champions.