Lorenzo Insigne ha saltato sei partite in Serie A quest'anno e il Napoli le ha vinte tutte. Ha contribuito, tra gol e assist, a 15 delle 56 reti complessive degli azzurri in campionato. Ma il Napoli ne ha segnate 20 quando lui non ha giocato. Nelle ultime due partite, senza Insigne, il Napoli ha segnato quattro gol all'Udinese e altrettanti a quel che resta della Roma. La domanda si pone, inevitabile: Ancelotti dovrebbe fare a meno di lui?

Perché no

Alla Gazzetta dello Sport, lo scorso dicembre, Ancelotti confessava di voler restare a Napoli molto a lungo. Gli piace la Napoli da cartolina, la passione e il rispetto di un popolo che non si prende troppo sul serio. “Tutti pensano che Napoli sia sempre un grande, esuberante, putiferio. A me piace frequentare la città, vado per strada, nei ristoranti e nessuno mi ha mai disturbato” spiegava. Dove è tanto forte l'adesione, l'identificazione con la squadra, la presenza del miglior interprete del vivaio diventa un valore aggiunto. Per il primo napoletano ad aver indossato la fascia da capitano della nazionale giocare nel Napoli sarà sempre qualcosa di meglio, qualcosa di più. Un valore aggiunto, un fattore trainante nel cosmopolitismo delle rose attuali.

Un giocatore come Insigne incarna il modello di calcio di Ancelotti, uno sport democratico in cui l’aspetto fisico ancora non predomina sull’intelligenza tecnica e tattica. Oltre alle questioni di simbologia, comunque, Insigne è pur sempre il giocatore che tira di più quest'anno nel Napoli, 4.7 conclusioni a partita, e il terzo miglior assistman della squadra.

Tenta il 54,2% delle conclusioni da fuori, la sua percentuale più alta nelle ultime tre stagioni, eppure mantiene un tasso di expected Goals, i gol attesi secondo l'indicatore Opta, di 0.45 ogni 90 minuti, il più elevato dell'ultimo lustro. Ha giocato più da seconda punta che da ala sinistra nel fluido 4-4-2 di Ancelotti e segnato 9 gol, tanti quanti ne prevedeva il modello Opta. Ha fornito sei assist, completato quasi 40 passaggi e un dribbling di media a partita. Contribuisce con 0.5 contrasti vinti e 0.3 intercetti alla fase di recupero del pallone, anche se il Napoli non è tra le squadre più efficaci nel portare il pressing alto in Serie A. Aver giocato da capitano quattro delle ultime sei partite in campionato non è un caso, ma un affidamento di responsabilità, una certificazione di valore non soltanto tattico o statistico.

Tuttavia il gioiello dal multiforme ingegno, che quest'anno ha diviso anche per gli eccessi di gelosia usciti dalla dimensione domestica e privata dopo lo scherzo delle Iene, si è affidato a Mino Raiola. E difficilmente si muove senza la possibilità di monetizzare.

Il confronto stagionale con Mertens. Insigne tira di più, Mertens ha più assist completati e attesi ogni 90°
in foto: Il confronto stagionale con Mertens. Insigne tira di più, Mertens ha più assist completati e attesi ogni 90°

Perché sì

In assenza di Insigne, all'Olimpico contro la Roma, gli azzurri hanno tirato 20 volte, più della media stagionale, di cui dieci in porta. Hanno squadernato un calcio più rapido, più verticale, che ha permesso a Mertens di diventare il quarto bomber di sempre nella storia del club.

Nelle ultime due partite, in cui nel ruolo di ala sinistra si sono alternati Younes e Verdi, migliore in campo tra gli azzurri all'Olimpico, il Napoli ha cambiato volto. Il gioco, è vero, si sviluppa costantemente da sinistra, da qui partono quasi metà degli attacchi della squadra. Ma la copertura del campo, al variare delle caratteristiche degli uomini, varia di molto.

Davanti Mertens rimane molto più vicino a Milik, così il 4-4-2 si mantiene simmetrico nelle due fasi. Il risultato, nell'occupazione del campo, è evidente. Il baricentro alto si accompagna, con e senza palla, a una distribuzione più stretta e più lunga. L'azione si fa più verticale, come si vede anche dal confronto delle heatmap delle ultime partite.

Le heatmap del primo tempo (sopra) e del secondo (sotto) riferite alle ultime tre partite di campionato. Fonte: Lega Serie A
in foto: Le heatmap del primo tempo (sopra) e del secondo (sotto) riferite alle ultime tre partite di campionato. Fonte: Lega Serie A

A Sassuolo, ultima presenza di Insigne autore del gol del pareggio, il Napoli gravita a centrocampo e cerca le virtù dell'ampiezza. Le posizioni medie in campo, rivela il report della Lega Serie A, dimostrano come Insigne con e senza palla si posizioni alle spalle di Mertens, da trequartista. Il 4-4-2 diventa un sostanziale 4-2-3-1 con Verdi e Ounas a occupare i corridoi interni.

Lasciando da parte la sfida con la Juve, giocata per 70 minuti in dieci, l'effetto si nota anche nello 0-0 contro il Torino in cui gioca da seconda punta accanto a Milik e nel primo tempo la sua posizione è sempre arretrata e più spostata ancora verso sinistra, quasi a coprire gli inserimenti di Zielinski. Un ruolo che finirà per occupare, quello di ala, in maniera stabile nel secondo tempo con l'entrata di Mertens per Callejon e Verdi per Ruiz.

Le posizioni medie dei giocatori del Napoli a Sassuolo. Insigne, numero 24, gioca più arretrato di Mertens, sulla linea dei trequartisti
in foto: Le posizioni medie dei giocatori del Napoli a Sassuolo. Insigne, numero 24, gioca più arretrato di Mertens, sulla linea dei trequartisti

Il Napoli che verrà

Al di là delle eventuali offerte che potrebbero arrivare in estate, il ruolo e il peso di Insigne dipenderanno anche dalla direzione che il progetto tattico di Ancelotti prenderà. Il 4-4-2 rischia di sacrificarlo, perché non è un'ala classica e da seconda punta va ad occupare spazi fra le linee che portano la squadra ad aggirare il centro e sviluppare un possesso più insistito verso le corsie. Le caratteristiche individuali, però, sembrano esaltarsi di più quando il possesso può fluire più rapido e più verticale.

Mertens è molto più presente in area contro la Roma, giocando accanto a Milik, che a Sassuolo da prima punta atipica con Insigne
in foto: Mertens è molto più presente in area contro la Roma, giocando accanto a Milik, che a Sassuolo da prima punta atipica con Insigne

Contro la Roma, i movimenti di Callejon che ha preso una posizione molto più centrale del solito possono anche far pensare a una sua evoluzione da mezzala, all'opzione di un ritorno al 4-3-3 in cui un elemento come Insigne tornerebbe a fare la differenza. In un modulo con una punta sola, che sia l'albero di Natale o il 4-2-3-1 in cui potrebbe giocare da trequartista, Insigne avrebbe più possibilità di incidere giocando alle spalle della punta, con più occasioni di dialogare nello stretto e aprire spazi per gli inserimenti da dietro. Se si dovesse andare in questa direzione, Mertens potrebbe ritrovarsi a dover accettare un ruolo più vicino alle origini di attaccante esterno. La ricerca dell'equilibrio, senza il sacrificio della creatività, passa dalla ridefinizione di questi confini. Dalla ricerca di nuovi sguardi per dare forma al Napoli che sarà. E allora si capirà se sarà con o senza le pennellate di Lorenzo il Magnifico.