Quaranta anni, tante straordinarie pagine di calcio scritte ed altre, in vesti diverse, ancora da vergare: Totò Di Natale, per tutti, la leggenda compie gli anni e fa, come in campo, cifra tonda. E se la sua Udinese ha un po’ subito in queste due stagioni lo scotto della partenza, l’addio, in definitiva, il distacco dal suo capitano, dal suo leader, dal suo uomo simbolo, Totò ha mostrato un feeling ed un legame particolare con la sua ex squadra, la città e tutto il Friuli non lasciando questi colori neppure per la blasonata Juventus o per il suo Napoli.

Così, dagli inizi a casa, a Pomigliano d’Arco all’arrivo all’Empoli e poi agli straordinari primati raggiunti con la casacca bianconera, ripercorriamo le tappe di uno dei migliori calciatori che abbiano mai calcato i rettangoli verdi della nostra Serie A, mister 209 gol nel massimo campionato Antonio Di Natale.

Una carriera al top.

Il piccolo Totò nasce a Napoli proprio 40 anni fa da papà Salvatore e mamma Giovanna ma cresce in provincia, in una delle cittadine più industriali del sud: Pomigliano d’Arco. Qui, nel difficile quartiere periferico chiamato “219”, rione recente fatto di palazzine popolari costruite dopo il terremoto del 1980, il giovane Di Natale cresce fra i disagi di un contesto sociale non proprio facile con una sola, unica passione: quella per il calcio. Una passione che lo porterà lontano e che gli permetterà di realizzare record su record con l’Udinese partendo dalla provincia per riscattare e portare in alto proprio il pallone di provincia.

Le origini in provincia di Napoli.

Totò, sin da piccolo, nell’era precedente l’esplosione dei videogiochi, ama giocare a pallone e si diverte con quello sferico aggeggio ovunque: per strada, a scuola, a casa. E così, per dare un po’ di ordine all’informe talento già mostrato da quel ragazzino irrequieto che dava calci a destra e a manca, papà Salvatore lo iscrive presso la scuola calcio "San Nicola" (la stessa di Nicola Caccia) di mister D'Amato del vicino paesino di Castello di Cisterna, affiliata all'Empoli. Qui, fino a 13 anni, dimostra tutto il suo feeling con questo bellissimo sport palesando già a tutti doti, per la sua età, fuori dal comune: estro, fantasia, dribbling e un controllo di palla ed un tiro davvero eccezionali. Qualità che non passarono inosservate e che lo portano piccolissimo lontano dalla famiglia, proprio in Toscana a Empoli.

L’arrivo a Empoli e il primo gol in Serie A.

Il primo impatto non è di certo facile. Totò giovanissimo si trova catapultato in una realtà totalmente differente ma a fargli compagnia c’è un sogno ed il solito pallone. In Toscana, viene cresciuto nelle diverse rappresentative giovanili guidate all’epoca da Maurizio Niccolini fino all’esordio in Serie B a 19 anni contro la Cremonese nell’anno della promozione, di marca Spalletti, dell’Empoli. L’anno successivo, invece, la società decide di fargli fare un po’ di esperienza e lo manda in prestito all’Iperzola in C2 (6 reti in 33 gare) per poi spedirlo, sempre a titolo temporaneo nella stagione 1998/99, a Varese prima (0 gol in 4 match di C1) e Viareggio poi (12 marcature in 25 sfide in C2).

L’annata 1999/2000 quella successiva alla retrocessione dei toscani è la prima vera occasione concessa al giovane attaccante napoletano che, con Gustinetti e Baldini, trova le prime realizzazioni in Serie B. Due anni più tardi, con Baldini in panca (terzo allenatore per gol messi a segno dal partenopeo dietro Marino e Guidolin), nel 2001/02, la sua esplosione in Cadetteria con 16 reti che trascineranno i suoi, dopo 3 anni di purgatorio, in Serie A.

Qui, sempre con i colori azzurri, Di Natale, alla prima giornata del massimo torneo nazionale, trova già la prima rete siglando il gol del definitivo 2-0 contro il Como del presidente Preziosi, di Bjelanovic e Brunner. Di Natale quell’anno nella matricola terribile (13esima a fine campionato) che espugnò anche San Siro vincendo 1-0 contro il Milan in compagnia del super attacco con Vannucchi, Rocchi e Buscè mise insieme ben 13 reti nella prima avventura in Serie A segnalandosi come uno dei talenti più lucenti del calcio nostrano. L’anno seguente, invece, lo chiuse solo con 5 gol all’attivo e con una retrocessione tanto amara quanto meritata con un Empoli penultimo a quota 30 punti.

il rendimento con i club di Di Natale (Transfermarkt.it)in foto: il rendimento con i club di Di Natale (Transfermarkt.it)

Il Connubio friulano, un romanzo chiamato Udinese.

La Serie B però, non vedrà mai più i guizzi del napoletano con Di Natale che, nell’estate di Mido alla Roma, Ibrahimovic e Cannavaro alla Juventus e Carini all’Inter, durante l’ultimo giorno di mercato passerà dall’Empoli all’Udinese. Terra promessa per Totò che trascorrerà lì tutto il resto della sua carriera sotto 10 allenatori, con 12 stagioni, 12 gare di Champions League, 14 di Europa League, 11 di Coppa Uefa, 23 di Coppa Italia e 384 di Serie A sempre con indosso la stessa maglia e portando fieramente in alto i colori bianconeri.

Dal 19 settembre 2004, giorno della sua prima realizzazione con la casacca udinese, fino al 15 maggio 2016, data (triste) della sua ultima perla in bianconero, un filo ininterrotto di straordinarie giocate, ricami bellissimi, gol da cineteca, prestazioni da incorniciare, assist e ancora gol per quello che secondo il Patron Pozzo, anche più di Zico, “è stato il più forte giocatore che ha vestito la maglia dell'Udinese”.

le squadre a cui Di Natale ha fatto più male (Transfermarkt.it)in foto: le squadre a cui Di Natale ha fatto più male (Transfermarkt.it)

Gol contro, ecco le squadre a cui ha segnato di più.

Samp vittima preferita, ma quante prede sul suo percorso.

Nella sua eccezionale carriera purtroppo per lui non coronata da vittorie di squadra ma solo da titoli individuali (2 volte capocannoniere della Serie A, 1 volta capocannoniere della Coppa Italia, 1 premio Scirea alla Carriera, miglior calciatore italiano 2010, premio fair play 2010, miglior cannoniere 2010 e inserito nella squadra dell'anno nel 2011, 2012 e 2013), Di Natale, da cecchino implacabile, ha mietuto, fra Empoli e Udinese, tantissime vittime. Fra queste, al primo posto per gol rifilati, la Sampdoria con 18 marcature in 32 gare giocate contro i doriani e poi, a seguire, la Roma dell’altra leggenda Totti a 14 gol in 28 sfide e, sul podio, la Lazio a 13 (in 23 incontri) con Chievo e Milan a quota 12. Il club, invece, col quale il numero #10 ha più percentuali di vittorie è il Cagliari con 12 successi in 21 partite nobilitate da 5 assist vincenti e 6 gol.

la scheda di Totò (Transfermarkt.it)in foto: la scheda di Totò (Transfermarkt.it)

Gli aneddoti.

Il gran rifiuto alla Juventus.

L’idillio con l’Udinese però stava per spezzarsi in una torrida estate calcistica, l’Italia venne eliminata ai mondiali sudafricani nei gironi contro Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia, e la Juventus era a caccia di un bomber per poter riaffermare, dopo Calciopoli e la Serie B, il suo strapotere. Così, nei radar piemontesi spuntò proprio il #10 friulano che, a 32 anni, avrebbe avuto l’occasione della vita, l’occasione di poter conquistare titoli di un certo livello con una delle maglie più ambite da qualsiasi calciatore.

E invece, quel ragazzo, anzi, quell’uomo schivo, timido ma in possesso di un destro da fare invidia agli dei, decise, per amor patrio, per amore dell’armonia familiare e per il legame creato con Udine, di non lasciare il suo usuale palcoscenico divenendo una delle ultime bandiere a garrire nel vento della nostra Serie A. Un gran rifiuto che non portò male a entrambi con Totò che mise a referto altre 115 realizzazioni in Friuli nei restanti 6 anni e la Juventus che intraprese la sua inarrestabile ascesa fino ai 6 titoli consecutivamente vinti dal 2011/12 al 2016/17.

Mai contro il Napoli: “non voglio segnare a mio fratello”.

Tanti anni lontano da casa eppure quel legame così forte e radicato non è mai andato via. Totò Di Natale, uomo amato anche per questo, è stato uno di quelli che ha preferito rinunciare a diverse trasferte a Napoli pur di evitare di segnare contro la sua squadra del cuore, il club della sua città, in definitiva, come ha più volte ribadito, “contro suo fratello”. Il bilancio con gli azzurri, infatti, al netto di una tripletta da Ko nel febbraio del 2010, parla chiaro con l’attaccante udinese impegnato solo 11 volte in 9 anni di reciproca Serie A contro i campani con appena 3 trasferte, di cui una con gol, al San Paolo. Questione di lealtà, di stile, di appartenenza.

le reti di Di Natale contro il Napoli (Transfermarkt.it)in foto: le reti di Di Natale contro il Napoli (Transfermarkt.it)

Un’appartenenza che gli ha anche messo un bel po’ di timore quando anche il Napoli, come la Juve, lo aveva cercato per portarlo all’ombra del Vesuvio. E in quel caso, Totò si era detto non entusiasta dell’opportunità per via della eccessiva pressione che avrebbe provato indossando i colori del suo cuore, i colori dell’infanzia. Eppure, a giochi fatti e con una carriera ormai in archivio, forse, per quanto fatto vedere sul campo, è stato meglio così.

Statistiche con l’Udinese, in bianconero sorpassa Baggio.

La maglia dell’Udinese ha rappresentato tanto, forse tutto per Di Natale che, con quei colori, insieme, è andato oltre ogni umana immaginazione. Lo score finale, al netto dei tanti talenti con i quali ha calcato il rettangolo verde del “Friuli”, delle delusioni, delle sortite europee, dei quarti di finale di Coppa Uefa in coppia con Quagliarella e delle ultime difficili stagioni sempre sul crinale della B, è di 191 reti in 385 partite di Serie A, 19 gol in 25 sfide di Coppa Italia, 17 segnature internazionali in 31 incontri per un totale di 227 segnature con l’Udinese.

Il tutto, divenendo il calciatore col maggior numero di presenze in Serie A (385), di reti realizzate in campionato (191), di presenze nelle competizioni Uefa per club (37), di reti realizzate nelle competizioni Uefa per club (17) con la casacca dell’Udinese nonché il primo calciatore italiano ad aver segnato in Serie A, Champions League, Coppa UEFA/Europa League e Coppa Italia nella stessa stagione (2005/06 e 2011/12), ottavo nella classifica dei più prolifici realizzatori italiani (311 gol), sesto scorer all-time della Serie A (scavalcato Baggio a 205) dietro solo a Piola (274), Totti (250), Nordahl (225), Meazza (216) e Josè Altafini (216) con 209 reti, una media gol per partita di 0.45 e, per chiudere, con un rendimento sotto porta da inizio 2009/10 a dicembre 2011, inferiore solo a CR7 (86) e Messi (82).

lo score di Totò in nazionale (Transferamrkt.it)in foto: lo score di Totò in nazionale (Transferamrkt.it)

Statistiche con la Nazionale, 12 reti in azzurro.

In nazionale, invece, il fatturato è meno esaltante e la delusione europea del 2012 troppo forte con un secondo posto alle spalle della schiacciasassi Spagna ed un mondiale, quello del 2010, assolutamente da dimenticare. ma andiamo con ordine. Convocato nel 2002 da Trapattoni, il giovane Totò mette a segno la sua prima realizzazione nell’amichevole pareggiata 2-2 dagli azzurri fra Italia e Repubblica Ceca nel 2004. Eppure, il suo percorso non va di pari passo con la selezione campione del mondo con Lippi nel 2006 con Di Natale a fare da spettatore al trionfo iridato.

Con Donadoni, le cose cambiano divenendo uno dei pilastri attorno al quale l’attuale tecnico del Bologna mette in piedi la selezione per Euro 2008. Qui però, un suo rigore sbagliato, insieme col tiro dal dischetto fallito da De Rossi, manda l’Italia a casa in una splendida sfida dei quarti di finale con la Spagna. Il punto più basso della nazionale nel 2010 in Sudafrica non colpisce Totò che, assieme a pochi altri, è fra i meno responsabili della caporetto sportiva azzurra.

Dopo due anni lontano dalla maglia azzurra il Ct Prandelli lo convoca per la già citata rassegna continentale di Polonia e Ucraina dove sigla la sua ultima rete in azzurro realizzando il gol del momentaneo 1-0 nella gara inaugurale con la Spagna chiudendo con un bottino finale di 4 assist e 12 gol in 43 presenze.

Il futuro.

Totò, dopo aver appeso le scarpe al chiodo, ha cominciato a fare l'osservatore per l'Udinese andando a visionare i nuovi talenti, chissà il suo nuovo erede, in attesa di prendere una nuova netta direzione nel grande capitolo della sua vita. Un libro bellissimo, con molte pagine indimenticabili, qualche record impresso a fuoco con l'inchiostro del genio del calcio ed una magia sul rettangolo verde che nessuno dimenticherò, a Udine o altrove, mai: auguri genio.