Ancelotti è un allenatore capace (ma non lo scopriamo di certo noi), orgoglioso, fiero, preparato e attento. E ha deciso di prendersi Napoli ed il suo proscenio sostituendo l’amatissimo Sarri finito, peraltro, col suo gioco stellare, sul dizionario italiano. E infatti, ieri al ‘San Paolo’ forse, Carletto, mister 20 trofei in carriera, ci ha regalato l'ennesima intuizione della sua straordinaria carriera. Una intuizione, per intenderci, potenzialmente tanto grande come quella di Pirlo da regista: Napoli con due attaccanti e Insigne vicinissimo alla porta come, probabilmente, non mai nella sua storia personale.

Una sorta di rivoluzione copernicana, specie per gli equilibri complessivi della squadra e per gli spazi offensivi da ridisegnare dopo tre anni di certezze, consuetudini e movimenti assimilati alla perfezione; una rivoluzione però, che, nel  prossimo futuro, potrà garantire ottimo dividendi alla squadra con gli azzurri, finalmente, distanti dal solito canovaccio sarriano e da un 4-3-3 ormai troppe volte utilizzato nelle ultime annate per un vestito, nuovo, inedito e di difficile lettura. Qui, dunque, prospettive, schemi e modi di giocare con Lorenzo davanti, di punta.

La sfida con la Fiorentina, Insigne di punta: la svolta?

Osservare le statistiche, i freddi numeri, oggi, è segno di intelligenza e di ‘modernità’. E Ancelotti è allenatore moderno in grado di leggere le cifre individuali dei propri calciatori e sfruttarne le singole qualità.

E così, analizzando i dati numerici di Lorenzo Insigne, sempre fra i primi in Serie A per conclusioni in porta, l’ex tecnico del Bayern Monaco ha messo insieme una semplice equazione: Lorenzo ancora più vicino alla porta. Ed è quello che accade contro la Fiorentina, due settimane dopo la caduta di Genova, con lo scugnizzo campano a scendere in campo non solo più vicino al bersaglio grosso avversario ma, a tratti, da autentica punta centrale.

È, in sostanza, quello che succede nella prima parte del match con Mertens, spesso, a scambiarsi di posizione col suo compagno di reparto e defilarsi sulla parte sinistra dell’attacco partenopeo schierato, sin dall’inizio, con una variazione sul tema tattico del 4-3-3. Non solo Insigne, accentrato, ma anche Callejon leggermente più arretrato, quasi sulla linea dei centrocampisti per delineare i contorni di un 4-4-2 molto più stretto e verticale. Una soluzione inedita che scompagina antichi equilibri per ricrearne di nuovi: Hysaj, come nel recente passato, più bloccato a destra; Zielinski che converge al centro, un po’ come Insigne, e Mario Rui a sfruttare una prateria davanti a lui e a buttare nel mezzo una marea di cross, bassi e alti con, infine, Hamsik più protetto in fase di non possesso con Allan più vicino e Callejon, come detto, quasi, sulla mediana.

Insomma, una serie di accorgimenti, di piccoli aggiustamenti che portano a differenti alchimie sul rettangolo verde con, lì davanti, Insigne da punta come geniale e pure inattesa certezza. Una certezza, che non viene abbandonata nemmeno nel corso della ripresa con Mertens, e non Lorenzo, a pagare per l’incapacità globale del pacchetto avanzato di ferire la Viola. Entra Milik, ma il canovaccio non cambia, Insigne fisso di punta col polacco, in uno scambio di ruoli, nei panni del suggeritore e l’attaccante della nazionale in quelli, nuovi, di implacabile bomber.

Il 4-4-2 e la convivenza con Mertens e Milik

Insomma, senza troppi giri di parole, l’esperimento, lo stress test in campionato, pare riuscito alla grande con Insigne sempre nel vivo del gioco, dell’azione partenopea. Dieci conclusioni, di cui tre in porta, 5 uno contro uno tentati, di cui quattro a buon fine, 2 passaggi chiave, 3 cross, 2 dribbling ed il gol del successo testimoniano, difatti, la bontà di questo nuovo disegno tattico con Ancelotti, ora, chiamato a dover cercare spazio in campo e strategie efficaci anche per gli altri attaccanti da schierare dall’inizio.

E se con Milik l’intesa pare già buona, col gol della vittoria con i viola come più fulgida testimonianza di questo feeling, con Mertens le cose non sono andate per il verso giusto con i due avanti campani, spesso, a pestarsi i piedi col belga, forse anche per una condizione non ancora al top, oscurato dall’estro e dalla buona vena del #24.

le posizioni medie di Napoli–Fiorentina. Insigne, a sinistra col 24, è molto più centrale di Mertens (Whoscored.com)
in foto: le posizioni medie di Napoli–Fiorentina. Insigne, a sinistra col 24, è molto più centrale di Mertens (Whoscored.com)

E anche se una rondine, come una sola gara, non fa primavera, né giurisprudenza, l’allarme potrebbe essere quello di perdere il potenziale offensivo di Mertens a tutto vantaggio di quello di Insigne senza per questo riuscire a sommare le due forti, impressionanti individualità in rosa: con ‘Ciro' lavori in corso.

I problemi in Nazionale

Quasi come se la sua Nazionale fosse il Napoli e quella casacca azzurra, quel numero #10, un numero quasi insostenibile, Insigne, da punta centrale o da esterno d’attacco, con l’Italia, non riesce ad essere altrettanto decisivo come nel suo club. Certo, il ragazzo non vive nella migliore epoca della sua selezione nazionale ma, spesso, il nativo di Frattamaggiore ci ha messo del suo deludendo proprio nella gare nelle quali ci si aspettava una sua zampata, un suo tocco, un suo gesto tecnico simile ai mille altri messi insieme nel Napoli. E invece, un po’ per il modulo utilizzato dai suoi Ct, un po’ per la scarsa verve del collettivo italiano, un po’ per suoi demeriti, lo scugnizzo napoletano non è mai stato in grado di replicare quanto fatto nel club con la sua Italia con solo 4 reti nelle 27 gare sin qui giocate.

Eppure, questo cambio di modulo, e di prospettiva, un po’ come per Pirlo nel Milan, potrebbe giovare anche al selezionatore Mancini che, d’improvviso, fra un Balotelli che arranca ed un Immobile discontinuo in azzurro, potrebbe ritrovarsi un nuovo, ineguagliabile bomber fra i suoi convocati.