Giorni di ritiro, di corse, allenamenti serrati, di doppie sedute, di prime amichevoli e di rientri. Quasi del tutto ultimati. Ad eccezione di Allan, Koulibaly, Fabian Ruiz, Meret e Ospina. Poi, tutti in gruppo e tutti finalmente a disposizione della famiglia Ancelotti, padre e figlio, intenzionata a mischiare le carte e a rendere il futuro Napoli una macchina in grado di cambiare agevolmente pelle e di sistemarsi con più moduli sul terreno di gioco. Perseguendo un efficace camaleontismo capace di rendere ancora più pericolosa la compagine campana che, a prescindere dai nuovi arrivi, dalle trattative e dalla telenovela James – a cui dovrebbe comunque esser riservato un ruolo di primo piano – intende muoversi con armonia e dinamismo sul campo. E così, dal 4-2-3-1 al 4-4-2 passando per il 4-3-2-1, ma tutti con le armi del pressing alto e della qualità del gioco, ecco tutti i vestiti su cui si sta lavorando a Dimaro.

Un nuovo abito per il Napoli: il 4-2-3-1 con James a piacimento a sostegno della punta

La sensazione, specie se si osserva la coda della scorsa stagione, è che questo Napoli, al netto degli affari di mercato, voglia esibire un nuovo (o quasi) sistema di gioco col quale scendere in campo la domenica: il 4-2-3-1. Un modulo però, sia chiaro, non troppo rigido né immune da quella fluidità che permette di dilatare le posizioni in campo e sovvertire l’iniziale gerarchia numerica. Insomma, un 4-2-3-1 ma non un dogma da rispettare, una gabbia che ti blocca ogni singolo istante del match. Un abito intravisto, sia pure con interpreti assolutamente lontani da quelli che poi si disimpegneranno a stagione iniziata, anche nella prima uscita stagionale degli azzurri con Verdi, Callejon e Younes a sostegno dell’unica punta Tutino.

Una punta che viene incontro, gioca con i suoi e si presenta spesso come terminale del gioco collettivo dei suoi. Un gioco che non premia solo l'attaccante centrale, vedi il primo gol stagionale di Calleti, ma che consente a tutti gli esterni a sostegno, quasi a turno, di poter essere incisivi davanti la porta avversaria. Un modulo che prevede due terzini di spinta, MalcuitGhoulam, due centrali alti e pure bravi nell’impostazione e due mediani che sanno fare tutto: tessere la trama partenopea e interrompere, allo stesso tempo, le altrui sortite. Per un sistema di gioco nuovo (o quasi) ma dai contorni decisamente europei, internazionali.

Dove James, sogno proibito del Napoli, potrebbe giocare quasi ovunque: a destra in luogo di Callejon ma soprattutto dietro la punta liberando tutta la sua visione, il suo estro e la sua latina fantasia.

Ritorno al passato: 4-4-2 ma qui James solo da seconda punta

Ma poi, attraverso le grandi peregrinazioni di una stagione lunga e ricca di impegni, in alcuni casi, forse tanti, c’è il passato, ci sono le certezze pregresse ad accoglierti e a indicarti la strada. Una strada maestra già praticata più e più volte che si chiama 4-4-2, due esterni a centrocampo larghi ma pronti a stringere per dare manforte ai centrali di centrocampo, due fluidificanti di difesa col turbo ma anche con la consapevolezza di dover arretrare e tante maglie in bilico per pochi posti. A centrocampo, dove ci sarebbero quattro calciatori per due caselle da titolare, Elmas, Fabian Ruiz, Allan e Zielinski, sulle fasce, con Callejon, Verdi, Younes, Ounas ma anche i predetti Fabian e Zielu e davanti con James Rodriguez, da seconda punta, quasi come unico sicuro del posto. Poi, al netto della corte per Everton Soares o dell’interesse per Icardi, Milik, Mertens e lo stesso capitano Insigne in una lotta serrata, costante e senza esclusione di colpi, leciti ovviamente, per il ruolo di secondo attaccante in squadra. Competizione, sinonimo di concentrazione altissima e di qualche insoddisfazione non troppo latente.

L’imprevedibilità al potere: un albero di natale per tutta la stagione

Diventare grandi è il sogno di tutti, specie, per quelle squadre come il Napoli che ormai da tempo sfiorano il titolo fino quasi ad accarezzarlo. Serve l’ultimo step. Un passo decisivo che potrebbe arrivare non solo con le grandi firme del mercato ma anche con automatismi rodati e che, nel passato remoto di Ancelotti, hanno permesso al suo Milan di fare la storia del football: l’albero di natale, il 4-3-2-1. Un sistema totalmente inedito e che pure affascina gli appassionati del calcio, gli esteti del gioco: due centrali di difesa, due terzini con compiti pressoché identici ai due predetti moduli, un mediano, due mezzeali e tanta fantasia, meglio, qualità dalla cintola in avanti. E se si toglie Allan, che garantisce coperture e protezioni ai massimi livelli, e si inserisce Elmas, il centrocampo completato da Zielinski e Fabian Ruiz è un manuale di gioventù applicata al concetto di estetica del pallone.

Tecnica, idee, visione e piedi d’oro a sostegno delle due mezze punte centrali capaci, a loro volta, di supportare l’alfiere offensivo di squadra. Ad oggi, Milik. Come ad oggi, dietro il polacco, ci sarebbero Mertens e Insigne, con l’esclusione pesante di Callejon, chiamati ad illuminare la trequarti e a fare da trait d’union fra la metà campo e l’ultima porzione del terreno di gioco. Un compito, perfetto per il colombiano James che, in tandem col capitano dei campani, e chissà con un redivivo Icardi all’ombra del Vesuvio, potrebbe fare sfracelli e, magari, accorciare quel quasi decennale gap, in termini di scudetto, con la Juventus dell’ex Sarri.