Eljif Elmas è un calciatore del Napoli, il terzo colpo degli azzurri in questa sessione di calciomercato dopo i difensori Di Lorenzo (esterno, prelevato dall'Empoli) e Manolas (centrale, prelevato dalla Roma). Un'operazione da 16 milioni di euro più bonus (2.5, legati alle presenze e anche a un eventuale scudetto azzurro) chiusa con il Fenerbahçe nelle ultime ore regalando così a Carlo Ancelotti quel che viene definito un talento molto interessante della linea mediana perché in grado di ricoprire più ruoli, assicurando dinamismo a un reparto che annovera le geometrie di Fabian Ruiz, il ruolo ‘di lotta e di governo' di Allan, il pragmatismo di Zielinski.

Contratto di cinque anni, stipendio da 1.3 milioni di euro a stagione più bonus (fino a un tetto massimo di 1.7 nel 2023-24) sono i termini dell'accordo raggiunto con il macedone dotato di stazza (è alto 182 cm) e ‘di gamba' (come si dice in gergo in riferimento a giocatori instancabili). A 19 anni Eljif ha scelto la maglia azzurra nonostante la concorrenza (su di lui c'erano anche l'Atletico Madrid e l'Inter) e lo ha fatto anche nel solco della tradizione che sotto il Vesuvio ha visto il connazionale, Goran Pandev. Visite mediche, firma e poi l'abbraccio del tecnico, dei nuovi compagni di squadra a Dimaro scandiranno le prime ore da partenopeo.

Fenerbahçe e Napoli hanno raggiunto l'accordo per il trasferimento del calciatore Elmas – si legge nella nota della società turca – . Il calciatore è diretto verso l'Italia e dopo aver completato le visite mediche firmerà il nuovo contratto. Ringraziamo Eljif per il contributo dato alla squadra.

 

La stellina di Skopje si è guadagnata una certa reputazione in campo con sole 93 presenze totali fra Rabotnicki, in patria, e Fenerbahçe in Turchia divenendo, già dal 2017, data del suo esordio con i Leoni Rossi, punto di riferimento e astro nascente del calcio della Macedonia del Nord. Qui, dai suoi esordi nel Forza Vardar, all’approdo nella Super Lig turca, la parabola del #99 dei Canarini.

Inizi in patria: consacrazione al Fener

Eljif nasce a Skopje in Macedonia, da quest’anno Macedonia del Nord, il 27 settembre 1999 da una famiglia di origini turche. E, in quel contesto, precisamente nell’insediamento urbano di Butel, inizia fin da subito a tirare calci ad un pallone. Tanto che, già alla tenera età di cinque anni, Elmas entra a far parte delle giovanili del Forza Vardar, una piccola realtà giovanile gestita dalla leggenda locale Jovica Dzipunov (storico centrocampista del Vardar Skopje). Qui, parte la carriera di Eljif, ma anche quella di altri 18 calciatori che, a vario titolo, rappresentano ora le differenti selezioni della Macedonia del Nord. In questa realtà resterà qualche anno a farsi le ossa, fino al 2013, a 14 anni, quando alcuni osservatori del più titolato Rabotnicki decidono di portarlo in squadra, nella propria cantera.

Vicino casa e alla sua famiglia, Eljif diventa presto un adolescente maturo, pronto cioè a fare di tutto per realizzare il suo sogno, sulle orme di Goran Pandev che, nel frattempo, nel 2010, quando Elmas ha solo 11 anni, porta a casa il Triplete con l’Inter. Facile per un macedone avere lui come punto di riferimento. Poi, nel 2015, è il momento di debuttare ed entrare a far parte della storia del Rabotnicki Skopje, una delle più antiche formazioni macedoni (1937). Prima però, c’è un provino in Olanda con l’Heerenveen con il club della Frisia che prova a strapparlo al Rabotnicki siglando un accordo col ragazzo.

Non se ne fa niente (malgrado qualche minaccia di battaglia legale da parte degli olandesi) e così Eljif rientra in patria e, con la casacca del Rabotnicki, dopo aver esordito nelle selezioni nazionali Under 16, 17, 18 e 19 del suo Paese, fa il suo esordio nel calcio che conta nella Prva Liga. Il 4 ottobre 2015 nel derby col Metalurg. Al primo anno, una rete, la prima da professionista contro l’Horizont Turnovo. Al secondo, invece, e siamo alla stagione 2016/17, Eljif è già un titolarissimo della squadra ed un talento su cui, anche l’Under 21, decide di puntare: la data della sua prima con i giovani Leoni Rossi è il 6 settembre 2016, contro l’Irlanda del Nord. Nel club, invece, sette reti e sette assist convincono pure il Ct Angelovski a convocarlo, giovanissimo, a 17 anni, 8 mesi e 18 giorni, nella selezione maggiore. Entra il 17 giugno 2017 al posto di Stjepanovic contro la Spagna, la Roja e, al tempo stesso, realizza due sogni: la prima assoluta con la maglia della nazionale e alcuni scampoli di gara col suo mito Goran Pandev. Ma la sua, è una carriera in ascesa, un titolo in borsa pronto a schizzare verso l’alto.

Pochi mesi dopo per 180mila euro arriva il Fenerbahce che gli fa firmare un contratto quinquennale. Qui, conosce un calcio superiore, più competitivo, tecnico e dinamico e qui, dopo un primo anno trascorso in bacino di carenaggio a imparare come stare al mondo e sul rettangolo verde della Super Lig, diventa grande, un elemento cioè appetito da tutti, Atletico Madrid, Inter e Napoli comprese. Quattro reti in 40 gare totali gli fanno prendere la testa del proscenio e la linea mediana della compagine turca anche in una annata, quella 2018/19, tremenda nella storia dei gialloneri finiti alle spalle di tutte le big e solo al sesto posto in graduatoria. Ma Elmas è stata una delle note positive del collettivo di Cocu prima e Yanal poi. Attenzione però, Elmas potrebbe non essere l’unico in famiglia a fare grandi cose nel calcio, il cugino Muhammad, che si prepara al grande salto, come lui, nel Forza Vardar, promette benissimo.

Operazione chiusa col Napoli a 19 milioni

In poco tempo la valutazione di Elmas è letteralmente esplosa. Nel giro di un anno, infatti, il ragazzo di Skopje che valeva nell’estate del 2018 appena 500mila euro, secondo il portale di riferimento, Transfermarkt.it, ha raggiunto quota 10 milioni di euro divenendo il secondo giocatore col più alto market value di squadra. Dietro al Victor Moses quotato a 11 milioni di euro, in un club che vanta profili come Valbuena, Skrtel, Slimani o André Ayew. Merito di una crescita esponenziale, di una media voto in campionato del 6.65, dell’85% di precisione dei suoi passaggi, del 55% di dribbling riusciti su quelli tentati ma anche di un temperamento niente male che gli ha garantito 4 gialli in 29 presenze nella massima serie turca e del 41% di successo nei contrasti tentati nel ventre del campo.

Insomma, un calciatore moderno, completo e che però potrebbe costare molto di più rispetto a quanto rilevato dai siti specializzati: il Fener, difatti, chiede almeno 18 milioni di euro. E Elmas, in attesa di una fra Napoli e Inter, si permette addirittura il lusso di tenere in stand-by l’Atletico Madrid del Cholo Simeone disposta a pagare la cifra richiesta dai Canarini.

Caratteristiche di gioco: somiglia a Kovacic e gioca ovunque

Una delle migliori skill che Elmas può vantare e che, scommettiamo, sembra aver convinto il Napoli, e pure l’Inter, è la sua incredibile versatilità in mezzo al campo. Il macedone, infatti, a piacimento, può agire da trequartista (un terzo delle sue 93 gare disputate le ha giocate in quella specifica posizione), da centrale di centrocampo, e quindi da volante davanti alla difesa (in 29 match), da esterno offensivo (12 volte), sfruttando il suo piede forte, il destro, ma anche da mezzala in un 4-3-3 o in una mediana a due in un più ampio, e vaporoso, 4-4-2. Questo, quanto a meri compiti tattici e geografici all’interno dei confini del terreno di gioco.

Come giocherebbe nel Napoli

In termini di caratteristiche tecniche, invece, Elmas può a giusta ragione essere considerato un centrocampista moderno: bravo con entrambi i piedi, efficace nello smistare la palla, intelligente nel creare gioco, leggere i movimenti dei suoi e poi servirli con estrema precisione. Senza dimenticare le sue doti di palleggio, di dribbling ed una certa propensione a portare palla al piede per tentare, un po’ alla Kovacic o alla Fabian Ruiz, il pallone oltre le linee nemiche. Buon fisico, da 182 cm, e, come già detto, grande applicazione con il ragazzo che non si fa intimorire quando c’è bisogno di tirare fuori gli artigli in sede di non possesso. Unica pecca, forse, qualche leggerezza dettata dall’estrema consapevolezza dei suoi mezzi in fase di disimpegno con qualche pallone di troppo perso nelle zone nevralgiche del gioco.