Alla vigilia del match l’idea, poi verificatasi sul rettangolo verde, era quella delle due filosofie a confronto: quella del tiki-taka e del possesso palla esasperato ed esasperante contro la forza fisica, la qualità ed il cinismo. E così è stato, con due compagini agli antipodi, per condizione fisica, lignaggio, periodo di forma e credi tattici a scontrarsi per i 3 punti e la corsa scudetto.

Eppure, qui, in questa gara che certo non vale una stagione ma che pure può restituire fiducia o far crollare certezze, le risorse di un tecnico hanno prevalso sulle convinzioni, ataviche, dell’altro con Allegri bravo ad attingere a tutto il suo organico per rovinare i soliti piani di gioco degli avversari con una Juve catenacciara, umile, attenta, corta e impenetrabile. Mosse, ben studiate in fase di preparazione del match che sono risultate determinanti e che andiamo a riassumere nella sfida nella sfida, scacchistica, fra i toscanacci del pallone: Sarri Vs Allegri.

Le mosse di Allegri.

Juve a specchio, 4-3-3 e tutti dietro la linea della palla.

Dalla svolta tattica dello scorso gennaio col passaggio dalla difesa a 3 a quella a 4, la Juve, da grande, anzi, grandissima squadra ha saputo assimilare i concetti di diversi sistemi di gioco. Una caratteristica, questa, di straordinaria importanza che, abbinata alla qualità presente nella rosa di Allegri, permette al livornese di poter sistemare il proprio abito di gioco in ogni circostanza, avversario per avversario, partita per partita.

il modulo della Juventus visto al San Paolo contro il Napoli (Transfermarkt.it)in foto: il modulo della Juventus visto al San Paolo contro il Napoli (Transfermarkt.it)

E così, riconoscendo la forza, le qualità, la magia del gioco napoletano, l’allenatore bianconero decide di schierare i suoi, come dicono quelli bravi, ‘a specchio’ con un 4-3-3 visto, in stagione, solo in 2 occasioni: nel 3-0 interno col Chievo e nella sconfitta casalinga contro la Lazio per 2-1. Eppure, malgrado 3 punti sui 6 a disposizione, la riedizione del 4-3-3 sortisce gli effetti sperati con una Juve attenta, corta, concentrata ma anche in grado di abbandonare, o quasi, il concetto di difesa a zona con coppie precise e scontri diretti, one-to-one, uomo contro uomo ed una difesa, dietro la linea della palla, da Barcellona-Inter del 2010. Un modo di intendere il match, per molti, discutibile ma che consente alla Juventus di ritrovare il successo, rilanciarsi in chiave scudetto, interrompere la striscia di 26 risultati utili consecutivi, fra 2016/17 e 2017/18, in campionato e permettere lo scacco matto di Allegri.

il vestito di gioco della Juventus contro il Napoli, difesa a 4 e pressione alta (Whoscored.com)in foto: il vestito di gioco della Juventus contro il Napoli, difesa a 4 e pressione alta (Whoscored.com)

Juve camaleontica, ma la strada è tracciata: difesa a 4, due mediani e fantasia.

La prova di Napoli, oltre a restituire dignità ad una squadra che ha subito tante, troppe critiche in questo avvio, lancia anche un chiaro segnale a tutte le altre: la Juve è viva e potrebbe, anche, aver trovato il sistema di gioco adatto ai nuovi acquisti in rosa. Il 4-3-3, infatti, che già è stato esperito, come detto, in altri incontri della stagione, pare essere davvero interessante con una difesa a 4 come punto di riferimento irrinunciabile, con buona pace dei puristi del 3-5-2- e dei nostalgici della ‘BBC’, con, davanti, una barriera, una cinta muraria, una cerniera quasi impenetrabile formata da due mediani dai grandi polmoni (Khedira e Matuidi) ed un cervello in grado di trasformare ogni palla recuperata in oro: Pjanic.

Il tutto, con davanti, due suggeritori (Dybala intoccabile) alle spalle di Higuain, un tridente pieno con Mandzukic in appoggio al ‘Pipita’ o un Cuadrado più conservativo rispetto ai vari Douglas Costa, il rientrante Pjaca o Bernardeschi. Insomma, quella del ‘San Paolo’ potrebbe essere stata, un po’ come contro la Fiorentina lo scorso anno (anche se al ‘Franchi’ la Juve perse per 2-1), la sfida della svolta non solo in termini di risultati ma anche e soprattutto in chiave tattica con una inattesa scoperta da poter utilizzare non solo ‘just in time' ma sempre e comunque 4-3 e fantasia e poi, chissà…

l'heatmap del match: Juve conservativa, Napoli all'attacco (LegaSerieA.it)in foto: l'heatmap del match: Juve conservativa, Napoli all'attacco (LegaSerieA.it)

Pressione alta e coperture preventive.

Per tornare al big match della 15° giornata, invece, la chiave di volta della contesa è stata piuttosto chiara: non prendere gol ma anzi pressare alto, recuperare palla e colpire in contropiede. Un’esigenza tattica che Allegri ha saputo infondere nella mente dei calciatori piemontesi capaci di abbandonare, almeno per 90 minuti, il proprio ego, la loro volontà di giocare il pallone e concentrarsi, quasi esclusivamente, nella fase di non possesso. Densità, raddoppi ma soprattutto coperture preventive sono state le armi letali che hanno permesso ai bianconeri, in versione gialla nella serata del ‘San Paolo’, di diminuire l’impatto offensivo dei padroni di casa e battere la corazzata partenopea. Nel dettaglio, Higuain è stato il primo disturbatore della manovra azzurra con, nel gioco delle coppie, a supporto, Douglas Costa e con più continuità Dybala su Jorginho e le mezzeali Matuidi e Khedira a prendere da vicino Allan e Hamsik in una sorta di ostruzionismo, di pressione altissima fin dentro la 16 metri avversaria, fin dai sapienti piedi del saggio Reina. Un autentico successo tattico, un ‘cavallo di Troia’ che trae in inganno i padroni di casa costretti, trovando spazio sulle corsie laterali, ad alzare il pallone e a cercare una punta centrale che non c’è e che non arriverà prima di 1 mese ancora.

gli intrcetti bassi della Juventus (Squawka.com)in foto: gli intrcetti bassi della Juventus (Squawka.com)

Come per dire, l’atteggiamento del Manchester City, corsaro a Napoli un mese fa, a fare giurisprudenza e dettare la linea alle altre: per mettere in difficoltà gli arpeggi ed il fraseggio della banda Sarri bisogna, correre, pressare, alzare il proprio baricentro.

Gli errori di Sarri.

I turnover mancati ed il tridente spompato.

Il Napoli, al di là degli ampi meriti di Higuain e compagni, è arrivato quasi in riserva all’appuntamento più importante di questo avvio di campionato. In piena attività da inizio agosto ed a pieno regime già da settembre, infatti, gli azzurri hanno consumato, con una gara ogni 3 giorni, buona parte delle energie accumulate in ritiro con poche, pochissime occasioni per fare ‘richiami di preparazione’.

l'usura fisica degli attaccanti azzurri (Transfermarkt.it)in foto: l'usura fisica degli attaccanti azzurri (Transfermarkt.it)

In più, a spompare maggiormente il collaudato impianto dei titolarissimi ci ha pensato Sarri che, anche in partite, per così dire, più alla portata, non ha rinunciato all’assetto base della squadra permettendo così, una scarsa rotazione dei propri uomini con i seri infortuni di Milik prima e Ghoulam poi, a complicare maggiormente l’assunto. Risultato? Napoli sulle gambe, malgrado gli indicatori statistici parlino di una infinita mole di passaggi e di 15 tiri verso la porta avversaria, con un Insigne out per problemi muscolari ed uno score nocivo per la tenuta del tridentazo con solo 442’ di riposo concessi a Mertens, Callejon ed al predetto Insigne sui 2.340’ giocabili. Un chilometraggio che ha messo in ginocchio la verve, la brillantezza e l’imprevedibilità del reparto migliore campano: l’attacco.

il dispendio fisico ei calciatori di Napoli e Juventus che hanno corso di più a Napoli (LegaSerieA.it)in foto: il dispendio fisico ei calciatori di Napoli e Juventus che hanno corso di più a Napoli (LegaSerieA.it)

Sostituzioni tardive e inesatte: Allan, ora, è inamovibile.

Infine, per completare il quadro di una gara giocata sui nervi ma anche sulle scelte dei rispettivi allenatori, Sarri perde anche in questo caso il confronto diretto col suo omologo bianconero con cambi tardivi e non proprio azzeccati. Allan sostituito per Zielinski è una scelta comprensibile, almeno sulla carta, per poter sfruttare le qualità del polacco e di Hamsik in chiave offensiva ma innaturale per quanto visto sul rettangolo verde con il numero #5 brasiliano in una condizione psico-fisica decisamente migliore dell’ormai spento slovacco. In aggiunta, Rog ma soprattutto Diawara avrebbero potuto dare una mano notevole specie nei confronti di altri due protagonisti mancati, Callejon e Jorginho, che ieri hanno mostrato, complice la stanchezza, il loro volto deteriore.

Insomma, al netto di una panchina differente, con dichiarazioni non proprio al miele su Ounas nel post-partita, Sarri non è riuscito a leggere al meglio il match con uno 0-1 tanto doloroso quanto inatteso, rimediato contro i rivali di sempre, la Juventus, ed il nemico di sempre, Allegri.