La Roma che si avvia a vendere Manolas al Napoli e medita di cedere Dzeko all'Inter, che tipo di Roma sarà? Una Roma che sta provando a liberarsi del passato, bandiere comprese. Una squadra e una società avviata sulla strada di una evoluzione non facile, che Pallotta spera di rendere una positiva rivoluzione. Ma far dimenticare ai tifosi le frustrazioni di questa stagione e gli addii di Totti e De Rossi con le prospettive di un innegabile ridimensionamento tecnico nell'immediato, non sarà certo facile. Anche le medicine, però, sono spesso amare. Ma curano.

Rompere col passato

La scelta di orientarsi su Gianluca Petrachi come ds e su Paulo Fonseca come allenatore non sembra casuale. Per quanto il portoghese ex tecnico dello Shakhtar sia stato sponsorizzato da Baldini, la stagione si presenta come un ennesimo anno zero, una rottura col passato. Un capitolo nuovo, il più possibile liberato dai rancori made in Trigoria. Il portoghese, che è arrivato a Donetsk quando molte stelle stavano lasciando la squadra per la guerra civile, conosce le sfide difficili. Ha l'ambizione di giocare il calcio che fa vincere in Europa, come dimostra un recente studio dell'osservatorio del CIES, ovvero un gioco offensivo basato sulla ricerca del possesso e dei passaggi corti. Ma la poca conoscenza del calcio italiano ha zavorrato fin dall'inizio il progetto mai decollato di Luis Enrique.

Via Manolas: ridimensionamento e fair play finanziario

I tifosi si aspettano chiarezza sugli obiettivi e coerenza tra le scelte e le ambizioni. I malumori di Dzeko, ormai al passo di addio, e la cessione di Manolas suonano come due indizi che diventano prova. La Roma va ricostruita dalle basi. Il primo acquisto dovrebbe essere Amadou Diawara, valutato 18 milioni più due di bonus, che quest'anno al Napoli ha giocato 661 minuti in 13 partite. Secondo per passaggi riusciti fra i centrocampisti con almeno 10 presenze nell'ultima Serie A, in Italia ha segnato un gol e servito due assist in quattro anni. Ma Fonseca si è innamorato di lui nel doppio confronto europeo tra Napoli e Shakhtar nella Champions 2017-18.

L'arrivo è legato alla cessione di Manolas al Napoli. La scelta di inserire la clausola rescissoria da 36 milioni per Manolas, valida anche per offerte dall'Italia, ha esposto la società al rischio di andare a rinforzare una concorrente. Perché nel momento in cui l'acquirente fissa il prezzo di vendita del giocatore, senza ulteriori limitazioni, si garantisce la cifra pattuita in caso di cessione ma perde il controllo sulla gestione dell'operazione. L'entità della clausola era stata definita il 2 dicembre del 2017, quando Manolas ha rinnovato il contratto fino al 2022 a 3 milioni più bonus a stagione. Passato nelle mani dell'agente Mino Raiola, il greco non ha modificato il contratto né eliminato la clausola, che vale dal primo luglio per cui la plusvalenza verrebbe iscritta nel prossimo bilancio.

Servono 140 milioni entro il 2020

Dopo l'offerta lampo decaduta per El Shaarawy, la Roma si è trovata nella posizione di sacrificare per 21 milioni Luca Pellegrini, probabilmente perché non abbastanza maturo, e ha accettato di versarne 28,5 per Leonardo Spinazzola, ex pupillo di Gasperini, che ha firmato un contratto di 2,5 milioni a stagione per cinque anni.

La Roma, che potrebbe chiudere l'esercizio attuale con perdite intorno ai 60 milioni di euro, è chiamata a recuperarne circa 140, come scrive Marco De Santis su Ultimo Uomo, “fra il 1°luglio 2019 e il 30 giugno 2020 tramite plusvalenze, tagli nei costi di stipendi e ammortamenti ed eventuali altri ricavi commerciali, questi ultimi non certo favoriti dai risultati dell’ultima stagione”. Questo per rispettare il vincolo del pareggio di bilancio, nelle voci rilevanti per il fair play finanziario, che la Uefa richiede per il triennio 2017-2020. La cessione del greco porterà una plusvalenza di 29 milioni e un risparmio di altre 6,5 milioni tra ammortamento e ingaggio lordo. Il greco è arrivato alla Roma nel 2014: di quella squadra è rimasto ormai solo Alessandro Florenzi.

Le voci sempre più concrete sullo scambio con la Juventus tra Pellegrini e Spinazzola e l'incertezza sul futuro di Zaniolo segnano l'orizzonte di Petrachi che starebbe trattando con l'agente dello spagnolo Bartra, ex Barcellona e Borussia Dortmund ora al Betis Siviglia. Meno rapido di Manolas, è un centrale con più qualità nei passaggi. In più, riferisce il Messaggero, ha giocato anche “da terzino destro. Doppio ruolo, dunque. Come D’Ambrosio, che la Roma vorrebbe inserire nell’affare Dzeko-Inter”. Meno spazio, questa l'impressione dai primi passi della nuova gestione che non vuole ripetere gli errori delle ultime stagioni in cui sono stati investiti 40,6 milioni di Patrick Schick, 29,4 per Steven Nzonzi o i 26,6 per Cristante.

Plusvalenza che passione

In una situazione economica difficile, il turnover sul mercato rappresenta la principale voce indipendente dai risultati in Europa per incrementare i ricavi della società. La Roma, seconda dietro il Milan in termini di percentuale di minuti giocati dai calciatori cresciuti nel vivaio (14,48% del totale, trentacinquesimo posto nei cinque principali campionati europei), non è tra le squadre che alterano la rosa con più frequenza in Italia. Secondo i dati del CIES, infatti, i giocatori formati nel settore giovanile giallorosso, ovvero che hanno giocato alla Roma per almeno tre stagioni tra i 15 e i 21 anni, rimangono in squadra per 2,48 anni di media, la quinta più alta in Serie A.

La vocazione alla plusvalenza si è accelerata nei due anni di presenza del direttore sportivo spagnolo Monchi che ha generato oltre 200 milioni di plusvalenze. Decisive, per spingere in alto la cifra, le cessione di Alisson al Liverpool (57,6 milioni), da Radja Nainggolan (31,9) e Mohamed Salah (27,9).

Nella relazione al 31 dicembre 2018, la Roma ha certificato 134,8 milioni di ricavi operativi consolidati, aumentati di 10,9 milioni su base annua soprattutto per il nuovo meccanismo di distribuzione dei proventi della Champions League e per la contabilizzazione di contratti di partnership non ancora presenti nel primo semestre della precedente stagione. Rispetto al 31 dicembre 2017, però, sono aumentati anche i costi consolidati.

Il turnover sul mercato, però, non ha evidentemente portato i risultati attesi. Ma la tipologia e la frequenza delle operazioni dimostrano l'equilibrio precario in cui si muove una società come la Roma. Perché per vincere bisogna spendere, lo conferma anche il Report Calcio della FIGC che evidenzia proprio la stretta correlazione tra livello di spese per ingaggi e posizione finale in classifica. Ma se le plusvalenze restano di fatto l'unica via per far crescere i ricavi e rendere meno insostenibile la gestione della società, comunque sistematicamente in perdita, prima o poi i nodi verranno al pettine. E il momento sembra essere arrivato.