"Non esiste la vittoria, esistono solo gradazioni di sconfitta". È l'ammissione amara di Gavin D'Amato, l'avvocato che racconta la guerra dei Roses. A Roma, l'ultimo capitolo di una guerra del cuore che non si accontenta di cause leggere, esalta il concetto. Dopo De Rossi, lascia anche Francesco Totti. Lascia nel diciottesimo anniversario dell'ultimo scudetto, vinto il 17 giugno 2001. Nella "guerra dei giallorosses", consumata anche a mezzo stampa, il nuovo avanza attraverso l'accantonamento del vecchio. La Roma americana non ha bisogno di bandiere.

Evasioni non innocenti

Già dall'inizio della sua esperienza da dirigente, Totti avrebbe desiderato essere il referente principale, l'uomo che contribuisce alle decisioni finali, non solo tecniche. A quale titolo? Essere stato il più grande calciatore della Roma. È questa una condizione sufficiente per aspirare al ruolo? Semplicemente no. Gli hanno offerto un ruolo da direttore tecnico, "perché lui è in grado di giudicare un talento meglio di ognuno di noi" ha detto James Pallotta al sito del club. Avrebbe voluto che quel ruolo fosse riempito anche di contenuti, ma non si è sentito preso in considerazione nella decisione di nominare Paulo Fonseca come nuovo allenatore.

Si è scoperto bandiera da esporre, buono per le cerimonie e i sorteggi. Ha raccolto quel che ha seminato, però. Perché se da dirigente comunque non perdi occasione per andare a giocare partite di esibizione in Russia, in Qatar, su qualunque prato verde disponibile, le evasioni non sono più innocenti. Sono il segno di un passato che rimane a condizionare il futuro, di una sicurezza difficile da abbandonare all'inizio della nuova strada.

Con gli occhi del cuore, i tifosi, ancora una volta, stanno con Totti e non con Pallotta, un presidente che incontra il nuovo allenatore, “Zorro” Fonseca, a Londra. Difficile stupirsi se i tifosi, dopo l'addio di De Rossi, lo accusano di essere lontano e di voler “deromanizzare” la Roma. "Sembra che la gente stia cercando di mettere dirigenti e calciatori gli uni contro gli altri. Ho sempre avuto scambi costruttivi con Daniele [De Rossi] riguardo lo spogliatoio, i giocatori, le cose da migliorare; e lo stesso vale per Francesco Totti. (… ) Sono stati in disaccordo? Mio Dio, spero di sì. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è essere circondati da yes man" scriveva il presidente nella lettera ai tifosi a fine maggio. Le cose che accadono al di sopra delle parole sembrano però andare in direzione opposta.

La nuova Roma nasce a Londra

"Camminando di notte per le strade di Londra, dopo aver concluso le nostre conversazioni con l'allenatore, mi sono sentito più entusiasta del potenziale della Roma e del suo ruolo nel mondo del calcio di come non lo sia mai stato prima" ha detto Pallotta al sito del club dopo l'annuncio di Paulo Fonseca come nuovo tecnico. "Spero di poter dare alla gente più di un'occasione di accorgersene e spero anche che le persone realizzino quanto io ci tenga. Forse dovrei fare qualcosa di meglio per dimostrarlo ma internamente non c'è nessuno che ci tenga più di me".

Londra è una scelta simbolica, come quella di Totti di annunciare l'addio anche da dirigente non a Trigoria ma al Salone d'onore del Coni: come dire che Roma non è più casa sua. Londra è la sede operativa estiva di Franco Baldini, ascoltatissimo consigliere di Pallotta. E' il terzo uomo della storia, l'X Factor, protagonista di un duello a freddo da cui non escono vincitori. A Baldini, scrive Matteo Pinci su Repubblica, hanno imputato di aver mandato via l’ex direttore sportivo Sabatini, Di Francesco, Monchi e di essere, ora, l'uomo ombra anche dietro il secondo addio di Totti alla Roma. Lui non riconosce questo ruolo da cospiratore da feuilleton. Rischia di diventare, o forse lo è già in qualche modo diventato, la giustificazione di chi cerca alibi, il pretesto di chi individua altrove colpe per mancanze anche proprie.

Totti non partecipa alla riunione. Non gliel'hanno nemmeno chiesto, dicono. Pallotta smentisce. "Ritenevo che fosse una riunione importante e dunque non era contemplato che Francesco non venisse invitato" dice al sito del club. E allora perché non è venuto? "Sinceramente non lo so".

La guerra fredda con Baldini

A Londra era iniziata la sua nuova carriera da dirigente. Nel libro che ha scritto insieme a Paolo Condò, Totti racconta un illuminante scambio di battute. "Sono stato io a farti ritirare" gli dice Baldini che nel 2011 gli aveva dato del pigro nella prima uscita pubblica sotto la gestione Pallotta. Gli spiega che tutti gli allenatori hanno sempre chiesto garanzie sulla presenza in squadra del capitano mentre Spalletti, nella sua esperienza in giallorosso, no. "La tua presenza è stata un peso per la Roma in queste ultime stagioni" gli dice.

Totti mette sul piatto i milioni in magliette vendute, dei cachet delle amichevoli che salivano se c'era lui in campo. Ma non basta. A questo punto, scrive, Totti chiede la vicepresidenza. "Non perché tenga particolarmente alle cariche, ma a Trigoria vorrei essere il più alto in grado". "Non ti serve" gli risponde Baldini, "sei Totti e lo sarai sempre. La gente ascolta te, crede a te, vuole bene a te. Noi dirigenti siamo percepiti come noiosi passacarte. La Roma vera sei tu. Ed è sempre come Totti che potrai ricominciare a renderti utile".  L'ex dg non ha mai fornito il suo punto di vista su questa ricostruzione ma, appena ne è venuto a conoscenza lo scorso settembre si è dimesso dal comitato esecutivo giallorosso nel quale Pallotta l'aveva coinvolto da qualche mese.

Totti e Pallotta viaggiano in direzioni incompatibili. I tentativi di ricucitura diplomatica di Guido Fienga, il nuovo Ceo giallorosso che si è trovato a ratificare le scelte con cui la presidenza Pallotta ha toccato i minimi storici di popolarità, non sono bastati. È probabile che per i soggetti coinvolti non ci fosse più nulla per cui valesse la pena provare a rimettere insieme i pezzi.

Game of thrones

Tuttavia, più delle confessioni del consigliere, sono le parole dell'ex capitano a rivelare uno stato d'animo. "Voglio essere il più alto in grado" è una richiesta che spiazza. In questa sua guerra, Totti comincia a combattere una battaglia che non può vincere. Totti fa emergere un desiderio chiaro, lo stesso che poi ha portato alla rottura con Pallotta, che pure gli ha rinnovato il contratto da calciatore a cifre non proprio irrilevanti e si è trovato un accordo da dirigente già preparato con Rosella Sensi, solo da ratificare con il nuovo proprietario. Insomma, non proprio un presidente nemico del giocatore.

Torneremo grandi insieme

"Totti deve far parte di questa società ma potendo contare qualcosa" ha detto Giacomo Losi, bandiera della Roma, in un intervento radiofonico a Centro Suono Sport. E interpreta il pensiero di chi la Roma la ama e non la discute. Ma, e torniamo al centro della questione, un passato da calciatore centrale come nessun altro nella storia del club non si traduce automaticamente in una centralità da dirigente. Perché gli occhi di Francesco sono diventati grandi insieme a una maglia giallorossa, ma strada facendo si è accorto che il suo viaggio avrebbe dovuto portare più lontano. "Che fare? Un corso da allenatore? Sì, no, magari più tardi. Da direttore sportivo? Più avanti. E l’inglese che serve per parlare col mondo del calcio fuori dalle Alpi? Verrà anche quello. Il problema è che nella vita ciò che non afferri, viene preso da altri" scrive Massimo Cecchini sulla Gazzetta dello Sport.

Totti quasi certamente resterà bandiera da esporre come testimonial di Euro 2020, prima edizione itinerante che si aprirà con la partita inaugurale all'Olimpico. E aspetta che si compia la profezia lasciata cadere nel saluto a De Rossi. "Torneremo grandi insieme", gli diceva. Sottinteso: quando non ci saranno più Pallotta e Baldini. Quando altre estati e altri inverni si saranno posati come le foglie sul futuro della Roma.