James Pallotta lo ha messo alla porta, Giovanni Malagò gliel'ha invece aperte senza problemi. L'addio di Francesco Totti alla sua Roma, il secondo dopo quello da capitano e calciatore, l'ex numero dieci giallorosso lo comunicherà a tutti nella palazzina H del complesso del CONI al Foro Italico, a pochi metri da quello stadio che lo ha applaudito e osannato per trent'anni. Alle ore 14 di domani, lunedì 17 giugno, Totti parlerà dunque al suo popolo. Spiegherà i motivi della sua decisione. Punterà il dito verso chi gli ha giocato contro e costretto a fare un passo indietro.

Il gioco "sporco" di James Pallotta

Da quando è arrivato James Pallotta, specialmente negli ultimi anni, il rapporto tra Totti e la società è andato via via raffreddandosi, fino a toccare temperature glaciali in occasione del suo addio al calcio e in questi ultimi mesi dove il patron lo ha di fatto messo in un angolo. Assunto dal club per ricoprire inizialmente il ruolo di dirigente "operativo" a fianco di Monchi, Totti ha finito per diventare invece solo la bandiera dietro alla quale nascondersi e nascondere il reale progetto del patron americano: un "business plan" con Franco Baldini al ponte di comando.

La rivelazione dell'assassino

Quella scelta è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di Totti. Una decisione che l'ex capitano ha commentato anche nella sua autobiografia, nella quale viene rivelato l'assassino (per citare proprio il titolo del capitolo del libro) e tirato in ballo l'uomo con il quale Francesco ha avuto subito problemi sin dal ritorno del dirigente nel 2011, quando lo stesso Baldini dichiarò con molta nonchalance: "Totti deve liberarsi della sua pigrizia e di chi usa il suo nome, anche a sua insaputa. L’ufficio di Totti a Trigoria? Nella sede del Real, Raul non ne ha uno". Un affronto che ai tifosi non è mai piaciuto, così come non sono mai state perdonate a Baldini le decisioni legate agli allontanamenti dell’ex direttore sportivo Sabatini, di Di Francesco, di Monchi e di Daniele De Rossi.

La paura di Totti

Salutando i tifosi in quel caldo pomeriggio di due anni fa, Totti pronunciò una frase che oggi, a distanza di molti mesi, suona quasi come una premonizione: "Adesso ho paura, ho bisogno del vostro aiuto". L'ansia del capitano non era evidentemente solo per il ritiro dal calcio giocato, ma anche per il terrore di non contare più nulla per quel club al quale ha sempre dato tutto sé stesso. Un timore che, due anni dopo, è purtroppo diventato realtà.