Oggi è il giorno più importante per la giovanissima Italia, quella: versione Under 20. Il collettivo del commissario tecnico Nicolato, infatti, è atteso ai quarti di finale della coppa del mondo di categoria contro la sorpresa Mali che, pochi giorni fa agli ottavi di finale, ha eliminato ai rigori la corazzata Argentina. Insomma, il d-day degli azzurrini, con un giorno di ritardo rispetto al più famoso e illustre precedente storico, è arrivato e presto scopriremo l’esito della spedizione azzurra. Che, però, per via del contestuale europeo Under 21 da giocare e, si spera, vincere, in casa a partire dal prossimo 16 giugno, ha perso diverse pedine azzurrabili per la rassegna iridata in Polonia. Kean, Zaniolo, Tonali e tanti altri capaci, peraltro, di sfiorare l’europeo U-19 appena un anno fa. Eppure, queste defezioni hanno consentito ad altri giovanissimi, in seconda fila, in bacino di carenaggio, di potersi prendere la maglia da titolare e guadagnarsi il giusto proscenio. In una manifestazione con più di qualche riflettore puntato. Giocatori, appunto, come Salvatore Esposito che, nel 3-5-2 della U-20, si sta rivelando uomo barometro, equilibratore e regista nonché risorsa preziosa per gli automatismi della sua Italia. Dopo una buona carriera giovanile ed un’annata, quella 2018/19, piuttosto importante per la sua crescita umana e personale. E così, dai suoi esordi in Campania, all’approdo al Brescia e poi a Inter e Spal fino al suo recente debutto nel professionismo col Ravenna, ecco la storia del playmaker di Castellammare di Stabia.

Figlio (e nipote) d’arte: il calcio, un affare di famiglia

Papà Agostino ha giocato nelle giovanili del Napoli e poi con Celano, Scafati e Pagani, fra Serie C e D prima di intraprendere la carriera di allenatore con le giovanili della Juve Stabia e della Libertas Stabia. Lo zio, Gennaro, si è disimpegnato bene nella Primavera del Napoli ed il nonno, laureato in lettere e filosofia, ha dato il via a questa stirpe di calciatori mettendosi in mostra nell’allora Interregionale, nel ruolo di trequartista. Ma i calciofili non appartengono solo alle generazioni precedenti, i suoi due fratellini, Sebastiano (classe 2002) e Francesco Pio (2005) sono pure loro giovanissime promesse di famiglia. Tanto che il primo, Seb, ha già esordito nel calcio che conta, nell’Inter, lo scorso febbraio negli ottavi di finale di Europa League contro l’Eintracht di Francoforte. Insomma, nel dna, nel sangue, c’è un bel po’ di football. Un affare di famiglia che, proprio in toto, ha coinvolto l’intero nucleo familiare quando, nel 2011, il compianto allenatore dell’Asd Club Napoli di Castellammare, stesso vivaio che ha lanciato Gigio Donnarumma, Ernesto Ferrara, decide di chiamare Roberto Clerici, storico talent scout del Brescia (passato a miglior vita nel 2018) e scopritore di Andrea Pirlo, per visionare il 2002 Sebastiano in un Asd Club Napoli-Volla. In quella occasione, 10 minuti di gioco bastano, Seb strappa il pass per andare a Brescia. Ma nel pacchetto, direzione Lombardia, ci sono Donnarumma, Francesco Pio (visionato dall’allenatore Nikola Filipovic) e Salvatore (preso con l’assenso di Gianluca Balestri, scopritore del nuovo Pirlo, Sandro Tonali). Tutti, compresa la sorella maggiore Annamaria, mamma e papà Agostino, nel 2011, fanno le valigie e partono alla volta di Brescia per cercare di facilitare il sogno dei tre. E qui, Salvatore, pur studiando a scuola con buoni profitti, inizia la sua trafila.

Che, dopo tre anni, conduce a Milano, sponda Inter. Complici i problemi economici del Brescia, infatti, i tre indossano la casacca nerazzurra dove Salvatore riuscirà a vincere due scudetti, giocando da esterno offensivo e pure da trequartista con Under 15 e Under 17. Nel gennaio del 2018 però, la famiglia Esposito è costretta a separarsi con Salvatore che viene prelevato prima in prestito e poi a titolo definitivo in estate dalla Spal. Gli estensi credono molto in lui tanto da regalargli le chiavi del centrocampo biancoceleste di mister Cottafava e da portarlo, in più di una occasione (10 per la precisione), in panchina in prima squadra. Sempre a gennaio, un anno dopo il suo trasferimento, arriva la svolta. Forse, decisiva per la sua crescita e per la chiamata nel collettivo di Nicolato. Esposito passa in prestito al Ravenna, in Serie C, dove, finalmente, fa il suo esordio da professionista. Precisamente, in un Ravenna-Triestina del 22 gennaio scorso, entrando al posto di Martorelli al 46’. Risultato del match: 2-2 con un gol su punizione ed un assist del nativo di Castellammare. Un gol cercato, voluto ma anche predetto dallo stesso ragazzo che, al Ds dei giallorossi Sabbadini, confessò: “se oggi debutto faccio centro su punizione”. Personalità, carattere, convinzione nei propri mezzi ed anche un pizzico di magia nel predire la sua marcatura. Da lì in poi, 14 presenze totali, 2 gol, 1 passaggio chiave, quello dell’esordio, 1.049’ di gioco e la chiamata nella nazionale Under 20, per ereditare il ruolo di Tonali e dare geometrie, respiro e velocità alla manovra azzurra. In attesa del rientro alla Spal e, magari chissà, della tanto agognata prima presenza in Serie A. Primo, come da anagrafe, fra i tre promettentissimi fratelli. Intanto, in bocca al lupo a lui e agli altri suoi fratelli, quelli d’Italia col Mali.

Caratteristiche tecniche: fine regista e tiratori di piazzati

In tenera età, come detto, nasce trequartista sotto il mito del capitano della Roma Francesco Totti che, nella sua infanzia, è il suo modello, la sua fonte d’ispirazione. Ma poi, con l’evoluzione del gioco, della tattica e dell’avvento del 4-2-3-1, che prevede un trequartista più verticale e che condivide i compiti offensivi con gli esterni alti, si sposta più dietro. Approntando a Brescia, sotto Clerici, lo stesso scout che ha scoperto Pirlo, e poi a Milano, l’identica parabola dello storico numero #21 della nazionale divenendo fiero, sicuro ed efficace playmaker. Prima, sotto la guida nerazzurra di Bernazzani e Cauet, poi, con mister Zanchetta. E qui, gli idoli diventano altri: Pirlo per i lanci in verticale e la sua visione di gioco, De Rossi per l’abilità nel gestire palla nella zona nevralgica del campo. E così, pian piano, Esposito si adatta al meglio al ruolo, inizia a sfruttare le sue ottime doti tecniche in cabina di regia, dimostrando qualità col destro, suo piede naturale, ma anche col sinistro. Caratteristica questa, che gli consente di muoversi a piacimento in mezzo al campo e suggerire con estrema lucidità verso i compagni.

Completano il pacchetto, un fisico discreto, una buona capacità di interdizione in fase di non possesso e, pure, una speciale abilità nel calciare i piazzati. Come detto, il suo primo gol fra i pro a Ravenna è arrivato proprio su punizione. E a tratti, assomiglia nel modo di calciare e di impattare con la palla, all’ex atalantino Maxi Moralez che, in patria, è stato ribattezzato El Frasquito, il barattolino, per via del suo tiro che, quando incontra il pallone, somiglia al rumore di un barattolo stappato. E infatti, al mondiale, tutti i piazzati sono una sua esclusiva come anche i palloni in sede di costruzione con Esposito uomo qualità, uomo in più nei meccanismi offensivi di squadra.

Valore di mercato: 100mila euro per l’estense

Gli indicatori di mercato sono ancora fermi. Ma dopo il suo mondiale Under 20 in Polonia, l’aggiornamento sul suo status non può più essere rimandato. Già perché le stime del momento ci parlano di un ragazzo valutato 100/105mila euro. Un discreto gruzzolo certo ma non una cifra all’altezza della maturità, delle ambizioni, delle potenzialità e dei margini di miglioramento del numero #20 di Nicolato in grado, proprio in Polonia, contro i suoi pari età, di mettersi in mostra con straordinaria evidenza durante tutto il suo personale cammino.

Illuminando la manovra, un po’ sbilanciata verso la sinistra dove operano i vari Tripaldelli, Luca Pellegrini e Ranieri, chiudendo le sortite avversarie, mettendosi sempre in visione con i tre centrali, Gabbia, Del Prato e il predetto Ranieri, calciando con classe i piazzati azzurri ed ergendosi come faro del gioco italiano. Tutte doti, e dimostrazioni, che dovrebbero poter incidere sul suo market value ma anche sul suo futuro.