Da Lippi a De Laurentiis, un solo monito: cambiamo le regole del calcio

Quando Carlo Sassi inventò la moviola per il calcio il 23 ottobre 1967, in diretta alla Domenica Sportiva, non avrebbe mai immaginato quale ‘mostro' avesse partorito. Da quel gol-non gol di Gianni Rivera nel derby della ‘Madunina' Inter-Milan a distanza di quasi cinquant'anni, non si fa che discutere e litigare per episodi controversi durante il campionato o in occasione di una qualsiasi partita di pallone. Gol fantasma, fuorigioco, reazioni, falli, insulti, gesti tecnici, errori arbitrali: tutto è finito col tempo nel calderone del tubo catodico in una analisi sempre più dettagliata e spasmodica alla ricerca morbosa di un particolare o di un elemento fino a quel momento sfuggito ai più, da poter dare in pasto al ‘bar sport' quotidiano.
Fare la storia della moviola nel calcio sarebbe troppo lungo, basti pensare però che l'idea nata da Carlo Sassi è stata al centro di dibattiti accesi nel mondo del calcio, insieme all'utilizzo della tecnologia che negli anni ha fatto passi da gigante. Insieme ai classici rallenty, oramai non si può più fare a meno in ogni post-gara che si rispetti di immagini di gioco riprese da tutte le angolazioni con le spider-cam o i ‘reverse angle' che permettono di scrutare ogni cosa in mezzo e a bordo campo. Senza dimenticare i software di ultima generazione che servono negli studi televisivi per ricreare scenari virtuali in cui si studiano gli avvenimenti più controversi. Tutto, però, a gioco fermo.

Eppure qualcosa si muove – Il calcio, più di ogni altro sport, ha da sempre osteggiato l'utilizzo della tecnologia e il supporto del progresso, rimanendo ancorato ad un regolamento antico e primordiale, rifiutando innovazioni o cambiamenti strutturali in uno sport che non ha voluto mai accettare fino in fondo il suo essere, principalmente, un semplice remunerativo business internazionale. Così, mentre nelle trasmissioni televisive imperversano filmati, fermoimmagini, moviole e scenari virtuali, in mezzo al campo si continua a giocare seguendo le regole di gara classiche, sottomettendosi al direttore arbitrale e ai suoi assistenti.
Intendiamoci, di passi in avanti ce ne sono stati, anche se con il contagocce: il ‘quarto uomo' a bordo campo ne è l'esempio, per la vigilanza sulle panchine e il comportamento dei tecnici, per la gestione dei cambi e per un supplemento d'aiuto al primo arbitro; anche gli auricolari e i microfoni sono oramai all'ordine del giorno, così come la segnalazione elettronica sulle bandierine dei giudici di linea che avvisano immediatamente l'arbitro. Fino allo storico inserimento nella Champions League vinta dal Chelsea, con i ‘giudici di porta', autentica novità che è stata varata col beneplacito a denti stretti di Blatter e Platini, da sempre contro la tecnologia.
Tuttavia, come si può ben vedere, si è ancora lontani nell'inserire la ‘vera' tecnologia all'interno dello calcio, così come si è restii a cambiare alcune regole strutturali che potrebbero rendere questa disciplina ancor più interessante e al passo con i tempi che richiedono una gestione immediata delle controversie e cambiamenti in tempo reale delle situazioni.

Il fantasma del gol – Qualcosa sta cambiando però, seriamente. Dopo una stagione difficilissima per gli arbitri italiani, identificata nell'immaginario collettivo dal gol non-gol di Muntari in Milan-Juventus, evidente topica arbitrale su una palla abbondantemente entrata in porta, che fece scatenare le ire rossonere e le conseguenti polemiche juventine, adesso finalmente si sta ragionando sulle decisioni da adottare in vista della prossima stagione. Adagio e con calma, ma con una volontà che appare determinata, stando alle parole di Stefano Braschi, designatore di Serie A: "Su Muntari è stato un errore importante, in una partita importante, di grande impatto mediatico, ma e' meglio un solo grande errore rispetto a 100 piccoli errori. E' un errore, certo, ma forse e' piu' un infortunio, fatto da un assistente che negli ultimi due anni era stato il migliore in assoluto. E' l'errore che capita", ma che non dovrà più capitare.
Se poi volessimo chiederci se c'e' bisogno di qualcosina, noi arbitri ci siamo spesso espressi a favore in questo senso, sollevando la questione dl gol fantasma. Come AIA abbiamo detto che se ci danno una mano noi non la rifiutiamo. Non si tratta di una valutazione, ma solo di vedere se una palla e' dentro o fuori, e quindi per questo se ci danno una mano a noi va bene. Noi ci focalizziamo su questo episodio di Muntari, ma nel campionato ce ne sono tantissimi, quindi da questo punto di vista qualcosina potrebbe darci una mano"
Un'apertura importante per risolvere un problema essenziale nel calcio: il gol. Così, da tutto ciò potrebbe verificarsi quella famosa ‘reazione a catena' che porterebbe i cosiddetti ‘aiuti teconologici' necessari a migliorare lo sport e ad aumentarne l'affidabilità. Anche perchè, stando a Braschi, i tempi sono oramai maturi e qualcosa avverrà: "Tecnologia e giudici di porta? Da allenatore degli arbitri, da uomo di sport e di calcio, dico che qualcosa bisognera' fare, perche' qui non si tratta di decidere niente, di interpretare niente, si tratta solo di capire se una palla e' fuori o dentro, e' un fatto geometrico. Il 2 Luglio chi deve decidere decidera'. Se opteranno per gli arbitri di porta, sento quello che dicono gli arbitri internazionali: loro sono contenti, c'e' una copertura del terreno di gioco superiore, pero' ci puo' essere differenza tra una sperimentazione del genere a livello internazionale o nazionale. Se ci diranno di fare una cosa in ogni caso noi la faremo con la solita passione e voglia, pero' non dipende da me, ma da Uefa e Federazioni".

Lippi, dalla testata al time-out – Un aiuto agli arbitri, necessario, ma anche a chi il calcio lo gioca e lo vive come una professione. Calciatori e allenatori stanno da tempo richiedendo non solo un supporto che permetta di dirimere in tempo reale le questioni più spinose ma anche un cambiamento interno delle regole. Nel 2006, nella finale mondiale di Berlino, la testata di Zidane a Materazzi venne trasmessa in diretta sul maxischermo dello stadio e il fatto – oltre a decretare la giusta espulsione del francese davanti ad un gesto violento di fronte al pubblico presente e di quello a casa – sembrò essere l'inizio di una nuova era, con l'utilizzo ‘live' delle immagini durante un incontro per facilitare il lavoro di tutti. Ma rimase un fatto a sè, anche se oramai è una prassi per il Giudice Sportivo, l'utilizzo di immagini televisive per poter decidere le squalifiche ai propri tesserati per comportamenti antisportivi non visti dalla quaterna arbitrale.
Ma ciò non basta, è necessario intervenire anche sulle regole. Da ogni dove sono piovuti suggerimenti, dal minutaggio in tempo reale, all'ampliamento delle porte e alla diminuzione del rettangolo di gioco, fino all'inserimento di regole presenti in altre discipline. Come l'utilizzo del time-out da sempre elemento fondante di sport quali basket e volley. A dirlo, non uno a caso ma proprio l'allenatore campione del Mondo in quel 2006: Marcello Lippi. Il tecnico viareggino l'ha sì sottolineato per propria convenienza ma ha riaperto un dibattito importante. Con il suo sbarco al Guangzhou, Lippi in Cina ha problemi di comunicazione con i propri giocatori: "Devi spiegarti con l’interprete in gara e in allenamento: non sai se il messaggio è arrivato come volevi. Infatti le cose migliori le abbiamo fatte a inizio secondo tempo, dopo che ho parlato nell’intervallo, e quando il gioco era fermo per infortuni. Ci vorrebbe il time-out anche nel calcio".

De Laurentiis, dalle rose ai cambi – Una provocazione? No, come quella del neo vincitore della Coppa Italia 2012, Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli e vulcanico numero uno partenopeo sempre pronto a scuotere il mondo del pallone con le sue idee. L'ultima? Anche in questo caso, la richiesta di intervenire sul regolamento del calcio, anche questa volta per interesse diretto, ma ancora per riportare alla luce un dibattito che non si deve sopire: maggiori sostituzioni in campo, maggiori uomini disponibili in panchina. Semplice e diretto, il pensiero del numero 1 del Napoli: "Io avevo chiesto ad Abete una novità: vedo le facce dei giocatori che devono accomodarsi in tribuna. E’ un aspetto diseducativo. Li vorrei tutti in panchina. Se si volesse fare meglio perché – i giocatori che non sono impiegati non crescono – aumentiamo pure il numero di cambi”. Un'idea che nasce da una necessità, la valorizzazione dei più giovani senza per questo andare a infrangere il disegno di una squadra competitiva: "Venendo dalla B alla A ci siamo portati dietro una rosa larga e ne serviva una più ridotta. Ora, invece con gli impegni europei serve un organico meno ridotto. In questo organico anche il giovane Insigne ci può stare bene, a patto che giochi però, perché chi non gioca non fa esperienza e non migliora".
Semplice. Forse troppo, per questo calcio.