L'Italia pareggia con la Polonia, se vogliamo, almeno sul piano del risultato, stecca contro la formazione dell’Est Europa nel giorno dell'esordio ufficiale nella Nations League ma, allo stesso tempo, scopre l'oro in casa. Ieri, in pochi istanti, in pochi giri di lancette, infatti, l'intero movimento calcistico nazionale si è reso conto, qualora c e ne fosse bisogno, della bravura di Federico Chiesa che, con la sua voglia, la sua grinta, la sua freschezza ed il suo dinamismo, subentrando ad uno spento Insigne, ha salvato il salvabile emancipando gli azzurri da uno svantaggio e da una possibile sconfitta letali per gli umori, già neri, del Paese.

Una mini-prestazione, in termini di tempo di gioco, che gli consente di prenotarsi per una maglia da titolare col Portogallo ma anche di segnalarsi come talento, promessa più fulgida, a cui aggrapparci, del nostro bistrattato movimento.

Chiesa è oro, è lui il miglior talento azzurro

Un movimento, come dicevamo, che, al netto dei cambi al vertice, dei commissariamenti o dei cambi di presidenza della varie leghe, soggiace ancora a vecchie e superate logiche nocive per la Serie A e lo sviluppo dei nostri giovani talenti col grido d'allarme del Mancio, alcuni giorni fa, in conferenza stampa pre-Polonia, come ennesimo segnale di una latente insofferenza: i nostri non giocano come dovrebbero in massima serie. Eppure, malgrado questa storica, ormai, tendenza, il giacimento cui attingere a piene mani per rifondare la nostra nazionale è un po’ più largo, profondo e dunque ricco del recente passato. Le varie Under, specie quelle targate 19 e 20, promettono bene e producono, almeno fino all'imbuto del vero professionismo, diamanti grezzi non da poco. Appunto, fino all'imbuto del professionismo. Ma Chiesa non è solo, in sua compagnia ci sono i vari Kean, Zaniolo, Scamacca, Pezzella, Pellegri, Magnani, Mancini, Meret, Bettella, Cutrone, Pessina, Brignola, Kean, Caputo, Calabria, Romagna o Audero, che compongono l’ossatura, il capitale umano su cui costruire le nuove fondamenta tricolore.

Eppure, al momento, con la sua straordinaria crescita negli ultimi due anni, dal timido esordio all’allora Juventus Stadium nell’agosto del 2016 ad oggi, l’esterno della Fiorentina è il go to guy, l’uomo su cui puntare, il chosen one, il prescelto del nuovo corso italiano: giovane, sbarazzino e, meglio ancora, senza memoria, senza le colpe del recente fallimento mondiale. Chiesa, con la sua qualità, il suo dinamismo, il suo dribbling ma anche con quella sua fulminea accelerazione che ha bruciato sul tempo Blaszczykowski e che ha poi costretto al penalty dell’1-1 dell’Italia l’ex Borussia Dortmund (e, ironia della sorte, Fiorentina), s’è preso la nazionale, ha forse rubato il posto a Insigne, e ha imposto la sua presenza nel novero dei gioielli, anzi, dello zaffiro più prezioso e promettente del nostro panorama calcistico.

Valore di mercato alle stelle, Chiesa costa 45 milioni…per ora

Gabriel Jesus (80 milioni di euro), Rashford (80 mln) e Dembélé (65 mln). Solo questi tre classe ‘97, ad oggi, secondo le valutazioni del portale di riferimento Transfermarkt.it, valgono più del giovane Chiesa. Un giovane però, che se non può vantare il primato di 21enne più oneroso del pianeta, si piazza bene in altre mini-graduatorie per valore di mercato: quinto nazionale italiano più costoso, undicesimo in Serie A, decimo fra gli esterni destri del mondo e primo, senza dubbio, con i viola.

Insomma, anche i numeri, le valutazioni, di solito algide, glaciali, confermano la sua forza col figlio d’arte capace, in appena due anni, di giungere agli attuali 45 milioni da un risibile market value di 100mila euro con un tassametro, in tenera età e con una voglia ed una determinazione simili, che corre con la freccia sempre lampeggiante ad indicare la corsia di sorpasso intrapresa, di ‘gran carriera’, dal ragazzo: sarà lui il più costoso dello ‘stivale’.

la carriera in Nazionale di Chiesa (Transfermarkt.it)
in foto: la carriera in Nazionale di Chiesa (Transfermarkt.it)

Prospettive in azzurro: il Mancio lo tiene in grande considerazione

Mancini, analizzando il materiale a sua disposizione pare aver scelto una strada su tutte: quella del 4-3-3.

Ed in questo sistema di gioco, Chiesa, è un topo nel formaggio. Abile in attacco indifferentemente sia a destra che a sinistra, il ragazzo è il prototipo dell’ala moderna brava in fase offensiva, rapida, imprevedibile e straripante in accelerazione ed altrettanto efficace in ripiegamento in fase di non possesso in supporto ai propri centrocampisti.

E queste sue caratteristiche, che lo stanno conducendo nel ‘gotha del pallone’ sono alla base della grande stima, considerazione e fiducia che l’attuale Ct ripone in lui malgrado Insigne, o la possibile concorrenza nella sua zona d competenza. Chiesa è, malgrado le sole sei presenze a referto e la sola vittoria con lui in campo contro l’Arabia Saudita all’esordio del neo selezionatore (ironia della sorte parte seconda), nei piani tecnici di Mancini che, pure dovesse cambiare rotta, virando verso il 4-2-3-1, non ha alcuna intenzione di privarsi di lui. Chiesa è, malgrado la giovane età, il presente, ma soprattutto il futuro, della nostra, bistrattata, Italia.