Non c'è niente da fare. José Mourinho da Setubal è destinato a dividere sempre l'opinione pubblica. Il partito di chi lo ama è infatti numeroso tanto quanto quello di chi non lo ha mai potuto sopportare sin dal suo arrivo in Italia. Sin dalla sua prima mitica conferenza stampa e dalla frase con cui si è presentato: "Io non sono un pirla". Pirla che in dialetto milanese sta per stupido, tonto. Uno che puoi facilmente raggirare. Lui no, non è così. E se si accorge che ci stai provando reagisce. Spesso con sarcasmo, a volte con troppa e discutibile veemenza.

E' quello che è successo prima all'Old Trafford e poi allo Stadium. Il "tiro al piccione" sull'allenatore è un abitudine tutta italiana e c'è chi fa finta di niente e chi invece risponde per le rime. Con Mourinho non siamo ancora arrivati alla corsa sotto la curva avversaria in stile Mazzone, ma forse poco ci manca. A Manchester ha risposto agli insulti mostrando il numero tre e ricordando il triplete nerazzurro, a Torino la goduria di aver vinto con fortuna e in cinque minuti lo ha invece portato ad avvicinare la mano all'orecchio per provocare e sentir meglio cosa aveva da dirgli il popolo bianconero.

Mourinho contro la Juventus

Queste le ultime notizie dal mondo dello "Special One". Nulla di nuovo in realtà, perché se riavvolgiamo il nastro delle vecchie puntate di questo incredibile "show" di José Mourinho, troveremo altre parole, altri gesti e molte smorfie provocatorie, fatte in assoluta libertà e senza che nessuno provasse a scandalizzarsi e a fermarlo. Con la vecchia signora Mou ha infatti un conto aperto da molto tempo. Le sue frasi ad effetto scoppiarono diverse volte come un petardo lanciato in una chiesa. "Di aree di 25 metri ce n’è solamente una in Italia", riferendosi al presunto errore di un arbitro a favore della Juventus. Colpita ma non affondata la Juve, anche nel famoso monologo degli "Zero Tituli" dove dichiarò: "Non si è parlato della Juve che ha conquistato tanti punti con errori arbitrali".

La prima volta delle "tre dita"

Parole sarcastiche, se vogliamo anche divertenti in alcuni frangenti, che il portoghese ha spesso accompagnato con la mimica facciale e i movimenti delle mani. In questo contesto: lui è il numero uno per davvero. Le manette mostrate a San Siro, il binocolo "portato in campo" durante un match di Champions League quando era alla guida del Real Madrid, e poi le famose tre dita oltre al ‘non vi sento' mostrato anche ai sostenitori del Celta Vigo: mostrate per la prima volta nel 2010 ai tifosi del Milan, in occasione del match europeo con i "Blancos", e nuovamente sventolate al cielo verso i suoi ex tifosi del Chelsea che lo accolsero come un traditore. A loro, non ricordò il triplete nerazzurro, ma i tre titoli vinti dai "Blues" sotto la sua gestione. Anche quelli, tutto sommato, "tituli" che solo Mourinho e pochi altri possono vantarsi di aver conquistato.