È l’indiscrezione che ha squarciato dal profondo del Sud America un afoso pomeriggio di giugno: James Rodriguez, fino a pochi anni fa elemento off limits, irraggiungibile, un sogno, un talento da poter prendere solo alla PlayStation, vicinissimo al Napoli. Già, a quella società che, nel 2004, è rinata dalle sue ceneri e si è trasformata, poco a poco, in una delle più solide realtà d’Italia e, ora, d’Europa. Tremano i polsi, i social si scatenano e tutti, prima ancora della firma, dell’ufficialità e dell’attesissimo tweet di De Laurentiis, si trasformano in tifosi dei Cafeteros della Colombia. Nel frattempo, impegnati nella Copa America. Carletto, un anno dopo, ha fatto il miracolo (o quasi) e quel Diez che solo cinque anni fa vinceva la Scarpa d’Oro al mondiale brasiliano, potrebbe approdare all’ombra del Vesuvio e infiammare il ‘San Paolo’ che, quasi per caso, s’è fatto un nuovo vestito per l’Universiade 2019.

Un caso? Forse. Ma, per talenti del genere, meglio farsi trovare pronti. E magari chissà, concedere privilegi mai messi nemmeno in discussione: quella maglia numero #10 ritirata in onore di Maradona, luce, leader autentico, lui sì in grado di prendere (con la forza) il palazzo, della storia del Napoli. Lungi da noi commettere il reato di lesa maestà o di incappare nel riprovevole peccato di blasfemia, ripercorriamo i motivi che potrebbero convincere il presidente a scongelare dalla hall of fame la #10 del D10S argentino.

Il più grande talento della storia del Napoli, post D10S

Parliamoci subito chiaro: James Rodriguez è il miglior talento che potrebbe (dovrebbe) indossare la casacca azzurra nell’era De Laurentiis, punto. E sì perché se consideriamo i vari fenomeni che hanno nobilitato questi anni partenopei, da Hamsik a Cavani, da Lavezzi a Mertens, nessuno, al proprio arrivo all’ombra del Vesuvio, poteva vantare una carriera ed un pedigree come quelli del Diez colombiano. E tutti, in Campania, si sono fatti strada assumendo, proprio a Napoli, lo status di top player. Forse, per storia personale, gli si avvicina il ‘Pipita’ Higuain che, al ‘San Paolo’, ha fatto così bene prima di ‘tradire’ e passare al nemico bianconero. Ma nel ruolo, specifico, che di solito ha l’onore e il privilegio di indossare la #10, almeno in questi ultimi 15 anni, nessun profilo pare all’altezza del Bandido dei Cafeteros.

Un #10 per le nuove generazioni

Maradona che, per carità, anche nelle nuove generazioni di supporters è un mito assoluto, un dogma, un mistero della fede a tinte azzurre è purtroppo un calciatore temporalmente lontano. Molti tifosi, infatti, dai 30/35 anni in giù, o non ricordano o non hanno mai assistito alle gesta del Pibe de Oro. I racconti, le videocassette, ma anche i libri e i manuali hanno contribuito a tenere viva la memoria di un popolo che, col D10S in campo, si è sentito veramente rispettato da tutti raggiungendo mediante il calcio una revenge, una vendetta, pure socio-economica, nei confronti del Nord industrializzato, ricco ed egemone, pure nel pallone. Eppure, restituire il #10 a James potrebbe essere un passaggio di consegne, di testimone fra generazioni di tifosi che, con tutti i distinguo del caso, potrebbero osannare, nel mancino fatato del nativo di Cucuta, una casacca importante: la #10. Responsabilizzando James e affidandogli la speranza di poter portare, come il suo illustre predecessore latino, il tricolore a Napoli.

Giocatore aristocratico: un palmarès da #10

Ventuno trofei per James Rodriguez, una Scarpa d’oro nel mondiale 2014, 91 milioni e spiccioli di follower/fan sui social e la grandezza di un calciatore superiore. Che, per palmarès, si può accomodare con i più grandi. Anche, col suo amico Cristiano Ronaldo.

Un talento cristallino, puro che, a partire dall’Envigado passando per Banfield, Porto, Monaco, Real Madrid e Bayern Monaco, sa come si vince e sa come poter far crescere una squadra. Specie, quando si sente coinvolto e legato da un amore profondo. Lo stesso che, in maniera quasi incondizionata, gli garantirebbero i tifosi del Napoli e che è stato concesso a Maradona, prima ancora di farli impazzire sul campo, quando si trovava nella condizione di fuggiasco da Barcellona. Un giocatore straordinario, fantastico e che meriterebbe questa maglia. Anche per rinsaldare il suo soprannome, anzi, uno dei due: El Bandido, per il modo con cui mette a ferro e fuoco le difese avversarie, e El Diez, appunto, il #10.

La sfida alla Juventus, un #10 con cui schierarsi

L’ultimo #10 a far vincere lo scudetto al Napoli è stato Diego Armando Maradona in grado, con la sua classe, personalità, carattere e carisma, di accorciare il gap con le big del Bel Paese consegnando ai napoletani giorni epici, avventure affascinanti ed una gioia, condivisa, immensa. Un #10 che ha fatto la storia, e non solo quella azzurra. Un #10 magico, un mancino che viene dal Sud del mondo e che ha dato il meglio proprio a chi al Sud ci vive da sempre. Un protettore degli ultimi, un capopopolo iconoclasta che lotta contro le élite. Un mancino, sudamericano, latino, come James che viene da lontano e che può infiammare il pubblico. Che può accendere speranze sopite e lanciare la sfida a CR7. Una risposta, dopo un anno dal colpo del secolo messo in atto dalla Juventus, con questa maglia, da concedere al colombiano, come vessillo dietro cui schierarsi per lanciare l’attacco al potere, a quel palazzo che, ora, per i napoletani, ha un nemico in più: Maurizio Sarri. James con la #10 per rilanciare la sfida e tentare di replicare il miracolo di D10S, per aumentare l’autostima di squadra e garantire una dimensione tutta nuova al club. Ad un club ambizioso.

Per Ancelotti è lui il suo #10

Dipendesse da Ancelotti, non ci sarebbe altro #10 all’infuori di lui. Che, proprio col tecnico italiano, in 51 occasioni sotto la sua direzione, ha messo insieme i numeri migliori della carriera: 18 gol e 19 assist, in pratica un gesto decisivo ogni tre gare, in 3.763’ di gioco. Da mezzala, da trequartista ma anche da esterno offensivo col tecnico italiano che ha rinunciato a lui solo in caso di infortunio. Insomma, James, se non formalmente, è il figlioccio di Carletto, che sa il fatto suo, e che gli consegnerebbe brevi manu quella #10 che è la maglia perfetta, anche con le recenti evoluzioni tattiche del gioco, per sintetizzare, con i numeri, la posizione e le caratteristiche del classe ‘91.