È mancino, è sudamericano, ha spesso indossato la numero #10 e potrebbe infiammare il ‘San Paolo’. No, ovviamente non stiamo parlando di Diego Armando Maradona, il Pibe de Oro ma di un talento come quello di James Rodriguez che, sulla scia dei Diez sudamericani, potrebbe garantire ai campani quel valore aggiunto spendibile in diversi settori. Sul campo, assottigliando il gap, vista scudetto, con la Juventus, nel marketing e nelle relazioni internazionali del club, con James che rappresenta una discreta potenza anche sui social (41,5 milioni di followers su Instagram e circa 91 con Facebook e Twitter), in termini di sponsorizzazioni, con l’Adidas (sponsor tecnico del ragazzo) che aumenterebbe le sue mire sul Napoli, e anche quanto a impatto ambientale: col possibile arrivo del ragazzo come pace, o almeno tregua, armistizio, patto di non belligeranza fra una parte della tifoseria e il presidente.

Con, sullo sfondo, un Ancelotti festante per la possibilità di riabbracciare il suo pupillo già allenato in diverse occasioni fra Madrid e Monaco di Baviera. Insomma, le premesse ci sono tutte come pure le intenzioni del club partenopeo che prova a far leva sull’amicizia col plenipotenziario procuratore Jorge Mendes e sulla necessità dei Blancos, che si sono esposti sul mercato spendendo già oltre 300 milioni di euro, di fare cassa. Col sì del colombiano, tutt’altro che scontato, già incassato da Giuntoli via Ancelotti. E così, in attesa dei prossimi sviluppi sulla trattativa, e sulla clamorosa vicenda Rodriguez, vediamo chi è il golden boy del calcio colombiano.

Accademia Tolimense, Envigado, Banfield e il football nel sangue

James ha il calcio nel sangue. E non solo perché col pallone sa fare praticamente tutto ma proprio perché discende da una famiglia di calciatori. Papà Wilson, che poi si separerà dalla mamma (Maria de Pilar Rubio), è stato infatti discreto calciatore colombiano, anche nella selezione mondiale Under 20 del 1985 (insieme con Higuita, Eduardo Nino o John Jairo Trello), lo zio, José Suarez Rodriguez, noto col nome di battaglia ‘aquila di fuoco’, ha messo insieme una buona carriera in patria mentre l’altro zio, Antonio Rodriguez, promettente difensore dell’Independiente de Medellin è stato ucciso in un malriuscito tentativo di rapina nel luglio del 1995. Insomma, il football è di casa nell’infanzia del piccolo James. Che però vive una vita totalmente differente dai talenti che, mediante il calcio, si sono riscattati da una situazione iniziale di miseria e povertà.

L'infanzia difficile, la balbuzie e i problemi familiari

James nasce a Cucuta il 12 luglio 1991 e si sposta subito ad Ibagué vicino al confine col Venezuela lontano dal caos di Medellin e dalle turbolenze della città del distretto di Antiochia. James si appassiona subito al calcio ma senza per questo dover fare troppi sacrifici: agli allenamenti, iniziati a 5 anni nell’Accademia Tolimense, lo accompagna sempre il papà. Che però sbatte rovinosamente contro una realtà dura: s’infortuna spesso per poi finire invischiato in problemi d’alcolismo. Mamma Maria non ce la fa e si separa dal marito. E questa prima botta che la vita gli procura rende James un bambino chiuso, introverso, timido che soffre di balbuzie e che per questo si isola da tutti, trovando solo nel pallone un diversivo, un amico fedele a cui dare del tu.

Nel club di Tolima, difatti, i suoi piccoli compagni di squadra non ne conoscono la voce ma solo le sue prodezze in campo. Jamesito cresce, frequenta la scuola, si sottopone a lunghe cure con alcuni logopedisti per recuperare un eloquio accettabile. A 12 anni però, arriva la prima svolta in una carriera che lo porterà ad altissimi livelli, a vincere tanto e a indossare casacche importanti.

A Medellin si gioca il ventesimo torneo Nacional Ponyfutbol, gloriosa competizione riservata agli Under 12, con la sua Academia Tolimense coi gradi di favorita. Proprio, grazie a James e al suo talento. Che, si farà vedere per la prima volta: 9 gol totali, rete direttamente da corner in finale contro il Deportivo Cali e gli occhi dell’Envigado, e di un Signore della droga, su di lui. Parliamo dello scout ma anche proprietario dell’Equipo Naranja Gustavo Adolfo Upegui che, dopo quel match, fa di tutto per convincere il ragazzo a trasferirsi nella sua squadra.

Gustavo, che poi morirà nel 2006 nel suo ricco ranch in campagna nel municipio di San Geronimo assediato da otto killer incappucciati mandati a ucciderlo dai cartelli rivali, è stato vicino di casa a Medellin della famiglia Escobar, dove ha conosciuto Pablo, prima di diventarne, negli anni ‘80, amico e (si dice) socio occulto nel traffico di armi e stupefacenti. Dietro il suo primo accordo, nell’anticamera del professionismo, c’è un feudatario locale: El Patron de Envigado. Che, come detto, morirà proprio nel 2006, precisamente 35 giorni dopo l’esordio da professionista di James. Che, poi, dopo 22 reti in 55 gare totali con l’Envigado, si trasferirà all’estero.

Ma non al Boca Juniors, che pure sfiora il suo acquisto, ma al Banfield che lo strappa alla concorrenza degli Xeneizes per 280mila euro nel gennaio del 2008. Nel 2007, intanto, arriva pure l’esordio con la maglia dei Cafeteros Under 17 con 3 gol in 11 gare e la partecipazione al mondiale U17 nel 2007. Concluso, agli ottavi con la Nigeria. Con i biancoverdi di Banfield, James matura giorno per giorno, trova fiducia nelle sue qualità e inizia la sua inarrestabile marcia verso l’Europa ed il grande calcio. Guadagnandosi il soprannome di El Bandido per i molteplici modi che trova nello scardinare la difesa e aprire varchi nelle retroguardie rivali. Un soprannome, a dire il vero, mai troppo apprezzato dal ragazzo che, più avanti, si rivelerà niño bueno: commercializza in patria una bibita energetica "10 Gold" i cui proventi vanno a finanziare la sua fondazione che aiuta i bimbi colombiani in difficoltà.

Debutta nel torneo di clausura nel febbraio 2009, chiude la prima annata al 12esimo posto per poi porre le basi del riscatto nel torneo di Apertura (in realtà il Transicion 2009/10) successivo. La prima stagione gli serve per guadagnarsi la titolarità e testare le sue abilità anche nella Libertadores, la seconda, per portare El Taladro al suo primo titolo della storia: il Banfield perde 2-0 col Boca l’ultima gara del torneo, ma la contestuale sconfitta del Newell’s Old Boys consegna ai biancoverdi il titolo con James grande protagonista con 3 gol ed altrettanti assist a sostegno di un Santiago Silva, poi visto in Italia con la Fiorentina, pichichi a quota 14 gol.

Porto, Monaco, Real e Bayern e un certo legame con Ancelotti

James Rodriguez sembra ormai pronto al viaggio intercontinentale e il Porto, solitamente attentissimo alle occasioni dall’America Latina, lo preleva nell’estate del 2010 per una cifra intorno ai 7 milioni di euro. James parte per il Portogallo ma prima, anche per consolidare un legame storico, sposa la fidanzata di sempre Daniela Ospina, sorella del portiere David. Al Porto raggiunge i connazionali Guarin e Radamel Falcao con i quali James stringe una fortissima amicizia. Specie col bomber di Santa Marta col quale c’è già un fortissimo legame dall’infanzia: i due, oltre ad incrociarsi spesso nelle cantere colombiane, sono anche figli di due ex giocatori e compagni di squadra che, nel tempo, hanno costruito un legame fortissimo. Ma se nella vita, come detto, il Diez è un po’ timido e spesso a disagio sotto ai riflettori, sul terreno di gioco James è un autentico portento.

Nonostante qualche panchina di troppo in avvio, infatti, da dicembre del 2010 in poi il nativo di Cucuta entra a pieni giri nel motore dei lusitani che, con lui in squadra, in una squadra che vede nei suoi ranghi elementi come il già citato Falcao, Hulk, Otamendi o Joao Moutinho, con André VillasBoas in panchina, raggiunge il triplete al primo anno: scudetto, coppa di Portogallo ed Europa League in finale col Braga. Mentre lui, alla prima annata lontano da casa o, almeno, dal Sud America, raccoglie 6 reti e 18 assist complessivi in 32 gare.

Nei successivi due anni, nobilitati da 26 gol e 23 assist, arrivano altre due supercoppe di Portogallo (2011 e 2012) e altri due campionati (2011/12 e 2012/13) prima di esordire nella Under 20, giocare i mondiali di categoria nel 2011 e trasferirsi, insieme con l’amico Falcao e il compagno di squadra Joao Moutinho, al Monaco del magnate russo Rybolovlev per 70 milioni di euro.

A Montecarlo, trascorre una sola stagione, sotto l’egida dell’esperto tecnico italiano Ranieri che, con i suoi insegnamenti, non ne ingabbia il talento ma ne disciplina i movimenti tattici rendendolo perfetto per gli automatismi di Carlo Ancelotti. Suo futuro allenatore. Il 2014 è l’anno di grazia, conclude nel Principato un’annata da 10 reti e 14 assist in Ligue 1 nel neopromosso Monaco, che chiuderà secondo alle spalle del Paris Saint Germain, per poi condurre la sua nazionale, il cui esordio è targato 11 ottobre 2011 contro la Bolivia, ai mondiali in Brasile.

Lì, i Cafeteros, spinti dalla classe cristallina del proprio Diez, sfiorano le semifinali, si arrendono ai quarti ai padroni di casa di Neymar e soci e mettono in mostra un Rodriguez scintillante, da 6 gol totali, che gli consentono di vincere la Scarpa d’Oro del mundial. Fine luglio del 2014 e il Real, che nel frattempo ha appena vinta la sua Decima, lo preleva dal Monaco per 80 milioni di euro trasformando, d’un tratto, il suo acquisto nel quarto più costoso della storia (almeno fino a quel momento) con James che diventa il calciatore colombiano più pagato di sempre. Sceglie la #10 dei Blancos e tocca con mano il sogno di giocare con uno dei suoi grandi idoli d’infanzia: il primo, è Oliver Hutton della famosa saga di Holly e Benji, il secondo, quello di giocare in squadra con Cristiano Ronaldo. Nel frattempo, nelle sue sortite negli States, in vacanza stringe amicizia anche con Lebron James, all'epoca ala dei Miami Heat, col quale intrattiene un rapporto serrato rivelando la sua immensa passione per il basket americano.

A Madrid, dopo tre anni di alti e bassi, arriveranno, prima del prestito biennale a cui non fa seguito un riscatto a titolo definitivo col Bayern Monaco, 36 segnature, 40 assist in 111 gare oltre a una Liga (2016/17), due Champions League (2016, 2017), due Supercoppe Uefa (2014, 2016) e due Coppe del mondo per Club (2014, 2016). E, pure, un legame importante con mister Ancelotti capace di tirare fuori il meglio dal colombiano che, proprio sotto l’allenatore italiano, in 51 gare totali con lui, ha messo insieme, da mezzala come da trequartista, da regista come da esterno d’attacco, una rete e un assist ogni tre gare in 3.763’ di gioco complessivi. Mentre con la nazionale, arriva il terzo posto nella Copa America del Centenario del 2016 e l’ottavo di finale nella rassegna iridata in Russia.

Valore di mercato e caratteristiche di gioco

L’ultima annata di James nel Bayern Monaco chiusa sì col titolo nazionale ma con appena 7 reti in 28 gare globali ha un po’ inciso sull’attuale valutazione del ragazzo. Che, dopo il prestito biennale, peraltro fortemente voluto dall’allora tecnico Ancelotti, costato 13,5 milioni di euro, è ritornato, ma da separato in casa, al Real Madrid. Dove, ad attenderlo, come nel suo ultimo anno al ‘Bernabeu’, c’è un tecnico come Zidane che non ne apprezza molto le caratteristiche. Motivi alla base della sua curva discendente quanto a valutazioni di mercato con il portale Transfermarkt.it a stimare in 50 milioni di euro il costo del suo cartellino. Mentre il Cies, l’osservatorio del calcio europeo, lo valuta, addirittura, fra i 25 e i 30 milioni di euro.

Come per avvisare il Napoli di De Laurentiis che, questa operazione, va fatta subito. Condizioni migliori, forse, potrebbero non ripetersi mai più. Anche perché valutando le qualità del ragazzo, come estro, fantasia, verve, dribbling, visione di gioco, velocità di pensiero, precisione nei calci piazzati, dinamismo ed una certa versatilità in mezzo al campo, il Diez colombiano va preso subito.

Come giocherebbe nel Napoli

In virtù del suo momento storico, della sua voglia di riscatto ma anche della volontà di riprendere il filo del discorso interrottosi con Ancelotti quasi due anni fa dopo un idillio tecnico di non poco conto, Rodriguez è un colpo top per il Napoli. James è un valore aggiunto, una rara perla che può accorciare le distanze con la Juventus, un #10 che potrebbe pure indossare questa sacra e intoccabile maglia nella cornice del tempio del ‘San Paolo’. Un profilo pluridimensionale capace di giocare quasi ovunque e di garantire soluzioni multiple al proprio allenatore ed ai propri compagni.