Un Mondiale perfetto dal punto di vista della sicurezza quello che si è concluso ieri con la vittoria della Francia sulla Croazia. A rovinare tutto però ci hanno provato i protagonisti dell'invasione di campo proprio nella finale dei Mondiali che ha fatto molto discutere. Protagonisti alcuni esponenti del gruppo punk delle Pussy Riot che dopo la fine di Russia 2018 hanno rivendicato il gesto.

Mondiali 2018, invasione di campo nella finale Francia-Croazia. Chi sono le Pussy Riot

Attraverso una nota ufficiale dunque la band punk femminista russa, già salita agli onori della cronaca per diverse azioni politiche in Russia, ha infatti ammesso di aver organizzato l'invasione di campo. Prontamente bloccate da steward e addetti alla sicurezza 4 componenti del gruppo, travestiti da poliziotti sono stati immediatamente portati in caserma.

Cosa rischiano le Pussy Riot dopo l'invasione di campo nella finale di Russia 2018

Per loro sono stati aperti ben due procedimenti e ora rischiano fino a 15 giorni di reclusione per "violazione delle regole di comportamento del pubblico durante manifestazioni sportive" e "utilizzo illegale di uniformi di polizia". Come ha raccontato un rappresentante del gruppo punk, i protagonisti dell'azione di protesta sono entrati nello stadio con regolari biglietti. Dopo aver indossato le uniformi da poliziotto, hanno ingannato gli steward e sono riusciti a raggiungere il bordo del campo

Perché le Pussy Riot hanno invaso il campo durante la finale dei Mondiali

Alla base del gesto delle Pussy Riot c'è la volontà di lanciare un segnale di protesta, come si legge nella rivendicazione del gruppo. Un mondo di catalizzare l'attenzione sulle repressioni politiche in Russia, con i manifestanti che hanno richiesto anche "la liberazione dei prigionieri politici" e "la libera concorrenza politica nel Paese". Un messaggio che però ora rischia di costare loro carissimo, con la possibilità concreta di trascorrere 15 giorni dietro le sbarre