E' stata una finale piena di emozioni e colpi di scena. Il "Luzhniki Stadium" non si è fatto mancare niente, compresa un'inattesa invasione di campo che ha fermato il match tra Francia e Croazia al settimo minuto del secondo tempo. L'irruzione pacifica ha coinvolto una donna e due uomini (uno molto giovane) che, vestiti da poliziotti, sono riusciti a bloccare il match per pochi secondi. Il successivo intervento degli steward, che ha bloccato subito i tre invasori, ha poi dato l'opportunità all'arbitro Pitana di far riprendere il gioco.

Subito dopo l'episodio, è arrivata la rivendicazione delle Pussy Riot attraverso i loro canali social. La band punk femminista russa, già salita agli onori della cronaca per diverse azioni politiche in Russia, ha infatti ammesso di aver organizzato l'invasione di campo con lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e chiedere di liberare i prigionieri politici, fermare gli arresti illegali e garantire una libera competizione politica nel paese russo.

L'arresto di qualche giorno fa

Nella partita più importante, e proprio nel loro paese, le Pussy Riot sono dunque riuscite a violare i rigidissimi controlli Fifa e a manifestare in maniera clamorosa sotto gli occhi del presidente Vladimir Putin e del mondo intero. L'azione dimostrativa è arrivata a poche ore dall'arresto di Maria Alekhina: una delle esponenti più in vista della band punk femminista. Nei giorni scorsi la ragazza è stata arrestata dagli ufficiali giudiziari a Mosca, dopo aver evitato i lavori obbligatori assegnati per un’azione di protesta tenutasi vicino all’edificio del Federal Security Service: i servizi di sicurezza russi.

Poco prima dello scorso Natale, Maria Alekhina e altre dodici persone protestarono in piazza Lubjanka a Mosca contro il blocco di Telegram, lanciando aeroplanini di carta colorata verso l’edificio dell’FSB. Un'azione decisa per protestare contro il divieto d'utilizzo del servizio di messaggistica istantanea: messo al bando da alcuni mesi, in seguito al rifiuto degli ideatori di consegnare le chiavi crittografiche che permetterebbero all’autorità Russa di accedere ai messaggi criptati.