Cüneyt Çakır ha sbagliato una seconda volta: mercoledì sera in campo, quando non ha concesso alla Roma il rigore per fallo di Marega su Schick; e all'aeroporto di Lisbona, quando ha mentito ai tifosi giallorossi che gli hanno mostrato l'azione sul cellulare. Con i sostenitori capitolini s'è giustificato dietro il più classico ‘non è colpa mia' e addossando la responsabilità ai collaboratori nella control room: "Non ho dato il rigore perché non me l’hanno fatto rivedere, che potevo fare?", avrebbe riferito il direttore di gara (come riportato dal Corriere dello Sport).

In realtà, Çakır non dice tutta la verità e la stessa versione dei fatti fornita dalla Uefa non dissolve tutti i dubbi. Anzi, alimenta la rabbia e la delusione nell'ambiente giallorosso per una decisione che ha penalizzato la Roma e deciso il destino di Eusebio Di Francesco. Se la squadra avesse centrato la qualificazione, con ogni probabilità oggi sarebbe ancora al suo posto… La domanda, però, resta: perché il Var non è intervenuto e perché l'arbitro non è andato a rivedere l'azione (il contatto in area tra Marega e Schick) sul monitor a bordo campo? Nel report che Roberto Rosetti, responsabile degli arbitri Uefa, ha pubblicato sul sito ufficiale della Federazione continentale c'è la risposta ai quesiti delle ultime ore.

L'arbitro Çakır si trovava vicino all'azione e ha visto il potenziale episodio dal vivo, non ravvisando alcun fallo. Ha deciso di ritardare la ripresa del gioco – si legge nella nota – per dare più tempo al Var di rivedere l'azione dalle varie angolazioni disponibili. E' stato effettuato un controllo e le immagini sono state studiate attentamente, ma il Var non ha rilevato prove evidenti e non vi erano i presupposti per un intervento del Var e per una revisione a bordo campo.