Domani, 4 marzo, ricorrerà il primo anniversario della tragica morte di Davide Astori, il capitano della Fiorentina che, vittima di un malore, venne trovato senza vita nel letto della stanza d'albergo "La' di Moret" di Udine dove i viola soggiornavano alla vigilia della gara di campionato con l'Udinese. Una tragedia che ha unito, forse come non mai, il mondo del calcio, che ha superato tifo, campanilismi e rivalità, tanto che il dolore per la scomparsa del ragazzo della Val Brembana ha unito l’Italia da Predoi a Lampedusa, da Bardonecchia a Otranto.

Lo conferma il continuo peregrinare verso quello che è stato ribattezzato il Muro di Davide, oggi custodito all’interno del centro sportivo che prende il nome del capitano viola e sul quale le dediche da parte di tifosi d’ogni angolo dello Stivale sono migliaia, lo hanno confermato gli applausi di una Firenze attonita e in lacrime all’arrivo dei giocatori della Juventus, rivali di sempre dei gigliati, ai funerali nella basilica di Santa Croce, o quelli che ogni domenica vengono riservati, in qualunque stadio del Belpaese, quando al tredicesimo minuto di ogni gara i ragazzi della curva Fiesole lanciano il coro per il loro capitano che il numero 13 lo portava sulle spalle. A ricordare gli attimi più bui della vicenda rimane però l’inchiesta della procura di Firenze che deve accertare eventuali responsabilità della morte.

L’avvocato della famiglia Astori: La Procura mantiene il più assoluto riserbo

Da allora sono passati quasi tre mesi e l’inchiesta sta proseguendo, senza che però siano venuti fuori ulteriori sviluppi nella vicenda. Come ci ha confermato il legale della famiglia Astori, l’avvocato bergamasco Alessandro Zonca.

Noi abbiamo appreso le notizie dai giornali. Degli interrogatori non conosciamo né il contenuto, né le determinazioni della Procura che ancora sta mantenendo il più assoluto riserbo.

La prima autopsia: bradiaritmia

In un primo momento infatti, dal responso dell’autopsia durata circa tre ore ed eseguita due giorni dopo il decesso dell’ex capitano della Fiorentina si evinceva che, come riportato nel referto, si trattasse di una “Morte cardiaca senza evidenza macroscopica, verosimilmente su base bradiaritmica". Cosa significava? Che il cuore di Davide Astori aveva rallentato i battiti fino a fermarsi. S'era spento poco alla volta come se le batterie fossero esaurite, e la morte era sopraggiunta nel sonno, per cause naturali.

La perizia della Procura di Udine: tachiaritmia

Tre mesi dopo però i risultati della perizia medico-legale svolta sul corpo dell’ex capitano della Fiorentina deceduto a 31 anni svolta dai medici legali Carlo Moreschi e Gaetano Thiene su incarico ricevuto dal pubblico ministero della Procura di Udine Barbara Loffredo ribaltano completamente la tesi: il cuore non ha smesso di battere lentamente per bradiaritmia provocando il decesso dell’atleta, ma Astori morì invece per tachiaritmia, ossia un’improvvisa accelerazione della frequenza cardiaca.

  • Davide dunque non morì nel sonno e se fosse stato in compagnia, avrebbe potuto chiedere aiuto e forse essere salvato. Inoltre dal verbale dell'autopsia è emerso anche che l'ex capitano della Fiorentina soffriva di una forma iniziale di cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro.

La super perizia della Procura di Firenze: il dubbio sull’idoneità sportiva

Passano altri tre mesi e questa volta dalla Procura di Firenze la perizia è affidata al professore Domenico Corrado, considerato un luminare in tema di cardiomiopatie, per decidere se archiviare il caso oppure proseguire nell'inchiesta per omicidio colposo per risalire a eventuali responsabilità o presunte negligenze commesse nella catena dei controlli medici a cui l'ex calciatore è stato sottoposto in carriera prima della morte avvenuta a marzo scorso. Per questo nel fascicolo trasmesso alla Procura di Firenze dal professor Corrado oltre agli accertamenti svolti sul corpo del calciatore, c'è anche tutta la storia clinica e dei test sanitari effettuati ai tempi del Cagliari e della Roma.

Astori poteva (doveva) essere fermato prima?

Secondo le indiscrezioni riportate nel dicembre scorso dal quotidiano la Nazione che riguardano proprio quest’ultimo punto, Davide Astori sarebbe dovuto essere fermato prima dato che nel corso degli elettrocardiogrammi, effettuati dallo sfortunato calciatore presso il centro di Medicina dello sport del policlinico di Careggi, a Firenze, nel luglio del 2016 e del 2017, erano già stati ravvisati dei campanelli d’allarme.

  • I test nel corso delle prove da sforzo per ottenere il certificato di idoneità sportiva, infatti, avevano evidenziato la presenza di extrasistole ventricolari (ossia disturbi caratterizzati da una contrazione anomala del cuore). Nello specifico nel 2017, era stata registrata un’extrasistolia a due morfologie, considerata un indizio di problemi legati al funzionamento della centralina elettrica del cuore del difensore.

I medici iscritti nel registro degli indagati e l’interrogatorio di garanzia

A distanza di qualche giorno le indiscrezioni sembrano essere confermate dal fatto che due medici sono stati raggiunti da due avvisi di garanzia per l’ipotesi di omicidio colposo. Si tratta di professionisti che lavorano in strutture pubbliche incaricate di certificare l'idoneità sportiva. L'uno è Giorgio Galanti, direttore del centro di medicina dello sport all'ospedale Careggi di Firenze. L'altro è Francesco Stagno, direttore dell'istituto di medicina dello sport di Cagliari (sia alla Roma che al primo anno alla Fiorentina Astori arrivò infatti in prestito dal Cagliari possedendo già il certificato di idoneità sportiva ottenuto dal centro di medicina dello sport del capoluogo sardo).

  • Il primo qualche giorno più tardi si è presentato insieme al suo legale davanti al procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e al sostituto procuratore Antonio Nastasi fornendo la propria versione dei fatti ribadendo la correttezza del suo operato, e difendendosi dunque in merito alle accuse della procura. Il secondo invece in quell’occasione non non ha risposto presente all’invito a comparire inviatogli dalla Procura fiorentina.

Bisognerà dunque attendere ancora per rispondere a quella domanda che ha dato il via alle indagini e che lascia ombre sulla tragedia che esattamente un anno fa ha sconvolto tutta l’Italia calcistica e non solo, cioè Davide Astori poteva essere salvato?