L’esclusione di Insigne col Genk ha fatto rumore. Una sorta di detonazione che è si amplificata al triplice fischio finale, quando gli azzurri, privi del loro capitano, non sono andati oltre il pari in Belgio contro i meno quotati azzurri delle Fiandre. È mancato il gol, la fortuna, il guizzo finale e, forse, la giocata di estro di uno con le doti di Insigne. Che però, monito o punizione lo scopriremo, è stato spedito in tribuna. Nemmeno in panchina. Con Ancelotti che liquida la questione con un laconico: “Non mi è sembrato brillante in allenamento e ho scelto di tenerlo fresco per domenica”. Una frase lapidaria, che prova a mettere una toppa a quello che, a tutti gli effetti, è un caso, irrisolto, in casa Napoli. Un equivoco che, dalla posizione in campo alle frizioni fra tecnico e giocatore, deve esser risolto a stretto giro per un patrimonio del calcio campano e pure italiano.

L’equivoco tattico: da seconda punta a esterno di centrocampo, ma Lorenzo vorrebbe il 4-3-3

In estate, Insigne, a colloquio col suo allenatore, aveva chiesto una posizione differente per lui. Quella di esterno alto a sinistra in luogo del ruolo di seconda punta, che pure aveva generato copiosi dividendi a inizio stagione, almeno fino a novembre, con 10 reti in 15 gare. E Ancelotti, di buon grado, ha avallato la richiesta del capitano spostandolo di qualche decina di metri sulla corsia mancina nel suo globale 4-2-3-1. Eppure, a Torino con la Juventus, con gli equilibri azzurri sacrificati sull’altare dell’eccessiva propensione offensiva, il modulo prescelto si trasforma in un più assennato 4-4-2. Con Insigne, nell’occasione, sostituito per un problema fisico a inizio ripresa.

Di qui, l’ennesima trasformazione della posizione del ragazzo che, una volta rientrato, si ritrova largo a sinistra ma in un centrocampo a quattro. E quindi, con compiti non solo di costruzione ma anche di interdizione e di copertura. Con il Magnifico che perde lucidità sotto porta e segna, forse anche per via del suo atteggiamento in campo, una sola volta, su rigore, pure ripetuto, col Lecce, nelle successive tre partite. Prima della tribuna di Genk e di questa sua esclusione eccellente. Prima di veder ridotto, il suo utilizzo, rispetto allo stesso periodo dello stesso anno, di ben 181’ di gioco: 561’ nell’annata 2018/19, 380’ nella presente stagione.

Alcune delle alternative a Lorenzo Insigne su quella porzione di campo (Sofascore.com)
in foto: Alcune delle alternative a Lorenzo Insigne su quella porzione di campo (Sofascore.com)

Troppe fotocopie nel suo ruolo: molta concorrenza per Lorenzo

E poi, in campo, ma anzi in rosa, c’è grande abbondanza nel suo ruolo, nella sua specifica posizione con diversi elementi in grado di sopperire alla sua assenza ma anche di contendergli il posto. Disponendo, o quasi, di simili caratteristiche tecnico-tattiche dello scugnizzo napoletano. Un motivo in più per non sentirsi tranquillo e per finire preda di un nervosismo che lo condiziona in allenamento, e poi in partita. Con in più, stante l’attuale situazione per quanto concerne il sistema di gioco, la possibilità di adattare in quella porzione di rettangolo verde i vari Fabian Ruiz e Zielinski.

Da Torino a Cagliari a Genk, tante le frizioni con l’allenatore

Di qui, appunto, le frizioni con un tecnico che, nella cura degli interessi generali, e col suo palmarès, non guarda in faccia a nessuno. Specie se in allenamento il capitano, e quindi il leader spirituale, almeno secondo fascia, non dà il meglio ma invece dà l’impressione di essere svagato e svogliato. Questa, l’impressione di Ancelotti nel pre-gara col Genk che ha giustificato la pesante esclusione di Insigne. Che però, in questo avvio di stagione, ha dato più di un motivo di frizione al suo allenatore complicando un rapporto non sempre idilliaco.

Il rischio di svalutare un patrimonio (anche) di mercato

Andando a ritroso, si parla di un certo malcontento dell’ex manager del Bayern Monaco per la prestazione del proprio numero #24 nel corso della partita persa col Cagliari ma anche della mancata comunicazione, a staff sanitario e tecnico, del problema muscolare avvertito nel riscaldamento nel corso del big match con la Juventus. Insomma, bisogna chiarire subito le posizioni in campo, e non solo quelle relative al terreno di gioco, facendo seguito ad un semplice ragionamento: se non hai ceduto Insigne in estate, non puoi tenerlo fuori dai giochi, né mortificarlo in un ruolo non propriamente suo per disperdere l'enorme valore, pure economico, del ragazzo. Il rebus è nelle mani di Ancelotti.

Il valore di mercato di Insigne secondo il Cies, l’osservatorio del calcio continentale
in foto: Il valore di mercato di Insigne secondo il Cies, l’osservatorio del calcio continentale