Sconfitta col Cagliari, nove gol incassati nelle prime cinque giornate di campionato (seconda peggior difesa della Serie A), due Ko in 450’ di gioco, -6 dall’Inter e -5, scontro diretto compreso, dalla Juventus campione d’Italia. È questo il magro score del nuovo Napoli di Ancelotti targato 2019/20. Quello delle splendide notti di Champions e degli imprevisti (e imprevedibili) scivoloni interni. Un Napoli ancora con molte ombre, e poche luci e che, dai problemi individuali a quelli di reparto sin qui evidenziati, deve ancora trovare l’alchimia giusta. Ma il tempo, specie con quelle due davanti, è davvero poco.

immagini da whoscored.com
in foto: immagini da whoscored.com

Come gioca il Napoli? Confusione sul modulo, giocatori fuori ruolo

La sconfitta interna col Cagliari ha decisamente riaperto il dibattito sulle scelte del vincitore di ogni trofeo calcistico possibile, da giocatore e da allenatore, al secolo: Carlo Ancelotti. Il top player in panca, il valore aggiunto di questa compagine ma che ora, dopo le prime cinque di campionato, non può non finire sul banco degli imputati. I reati ipotizzati a suo carico? Diversi. Intanto, una gestione delle risorse oculata ma che, al tempo stesso, non consente, specie in avvio di stagione, ai calciatori in rosa di assimilare al meglio il credo tattico della squadra. Che, a dire il vero, non è sempre preciso. Lo spartito è cambiato in corsa: dapprima 4-2-3-1, con Fabian Ruiz in versione trequartista, poi 4-4-2, a partire dal secondo tempo con la Juventus e poi dal primo minuto con la Sampdoria con Zielinski arretrato e Lozano, vedi nella gara col Liverpool o col Cagliari, da seconda punta. Insomma, turnover sì, pure sacrosanto con una formazione con così tante risorse, ma con un occhio magari più attento.

il 4–2–3–1 contro la Juventus, prima del cambio di modulo della ripresa (legaaseriea.com)
in foto: il 4–2–3–1 contro la Juventus, prima del cambio di modulo della ripresa (legaaseriea.com)

Specie, se si dà la sensazione di disporre i propri ragazzi in posizioni non sempre congeniali alle caratteristiche di questi ultimi. Vedi l’arretramento in mediana del polacco, che può ricoprire ogni ruolo pur perdendo qualcosa nel ventre del rettangolo verde, l’abbassamento (per la verità chiesta dal capitano) sulla linea dei centrocampisti di Insigne, letale non meno di un anno fa da seconda punta, o la sistemazione del messicano Lozano di fianco all’attaccante centrale quando conta, nella sua carriera, ben 95 delle sue 224 apparizioni totali, da ala sinistra. Insomma, dal modulo alla scelta dei compiti da attribuire ai suoi interpreti, ad alcuni cambi, vedi l’assalto all’arma bianca col Cagliari con Milik, Llorente, Mertens e Callejon davanti, qualcosa da rivedere sembra esserci.

la mappa dei gol fatti e subiti nelle porzioni di gara (legaseriea.com)
in foto: la mappa dei gol fatti e subiti nelle porzioni di gara (legaseriea.com)

Napoli cercasi mentalità: dalla gloria col Liverpool alla supponenza col Cagliari

Un altro aspetto/reato, da poter addebitare ad Ancelotti, anche se i giudici sono ancora (e lo saranno per tanto) in camera di consiglio, è quello relativo alla mentalità della squadra. Grande, straripante col Liverpool in Champions, rivedibile in campionato. Con gli azzurri incapaci come nel corso delle notti europee di alzare l’asticella dell’attenzione dal primo minuto di gioco. L’ultimo step, quello che conduce una aspirante grande squadra allo status di formazione da battere, è proprio questo: cercare di affrontare tutte le partite, se non con la stessa bellezza estetica, con uguale concentrazione. Al di là della competizione da disputare. E in questo, si leggono i cattivi approcci alla gara con la Fiorentina, con la Sampdoria e la supponenza di mercoledì sera col Cagliari. Come per dire, tanto poi la vinciamo.

Un errore madornale, ancora più evidente appena otto giorni dopo il trionfo del ‘San Paolo’ contro i campioni d’Europa di Klopp, battuti, in lungo e in largo, da un Napoli col piglio, la cattiveria e le motivazioni giuste. Col 33,3% delle reti incassate, e qui subentra il discorso sull’equilibrio difensivo, a cavallo fra il fischio iniziale e la mezz’ora del primo tempo.

Equilibrio: manca ‘peso' sulla mediana

E poi, a centrocampo, in entrambe le versioni, 4-2-3-1 e 4-4-2, il Napoli pare subire l’iniziativa avversaria. Specie di rimessa. Il solo Allan, soprattutto quando non c’è l’atteggiamento giusto da parte di tutti, pare non bastare a bloccare le sortite avversarie con l’intero pacchetto arretrato, poi, costretto a difendersi come può. Qualche problema, a dire il vero, c’è anche quando i campani difendono a difesa schierata. Anche se quarta per capacità di schermare la porta con solo 11.4 conclusioni concesse per match, i partenopei hanno incassato ben nove reti, di cui 4 da azione manovrata e due da transizione passiva subita. Vedi la rete di Danilo nel big match agostano dello ‘Stadium’, vedi la zuccata di Castro nell’1-0 subito dal Cagliari di Maran. E le continue sperimentazioni del tecnico emiliano, che al di là del modulo prova più coppie, tandem e uomini in gare ufficiali, non aiutano la solidità e la stabilità della squadra.

Insigne capitano? Così non merita la fascia (e nemmeno il campo)

Partenza a razzo: due gol con la Fiorentina e poi la marcia indietro. Aiutata certo da un problema fisico avvertito già contro la Juventus (che gli ha fatto saltare gli impegni della nazionale) che lo ha un po’ condizionato. Poi il rientro con la Sampdoria, il gol al Lecce e la prestazione opaca col Cagliari con, nel mezzo, una buona oretta abbondante col Liverpool. Così però non va. Il capitano, e il leader tecnico del Napoli deve alzare il suo rendimento, evitare l’indolenza di chi finisce nell’imbuto della frustrazione adottando un comportamento differente. Dentro e fuori dal campo. Evitando cioè tiri dal dischetto come quello di Lecce, per sua fortuna fatto ripetere per violazione del portiere Gabriel, tocchetti irritanti e leggere conclusioni, come quella nel primo tempo col Cagliari, che avrebbero potuto indirizzare altrove il match con gli isolani.

la prestazione, in numeri, di Insigne contro il Cagliari (sofascore.com)
in foto: la prestazione, in numeri, di Insigne contro il Cagliari (sofascore.com)

Gesti tecnici – sontuosi – ma che sembrano effettuati con sufficienza, supponenza. Di qui la querelle con l’opinionista Sky Marocchi sul termine intensità. Insomma, Lorenzo deve crescere e accettare ogni tipo di critica, anche quella che fa male e che può insinuare qualche dubbio, Lorenzo deve crescere e confrontarsi col suo allenatore. Specie se la nuova posizione, esterno a sinistra nel 4-4-2, può, più che agevolarlo, metterlo in condizioni più complicate. Nell’ottica di liberare il suo straordinario potenziale, il vasto giacimento di qualità dello scugnizzo azzurro.

Koulibaly sei fortissimo, ma quanti errori in questo avvio

L’autogol di Torino con la Juventus, le incertezze di Firenze con la Fiorentina e poi l’espulsione col Cagliari, con tanto di mancata chiusura nei confronti di Nandez nel momento del contropiede, letale, degli isolani. Questo, lo stato dell’arte della roccia africana del Napoli, questo il rendimento in campionato del miglior difensore dell’ultima Serie A. Koulibaly, al momento, è uno degli ingranaggi che funziona a sprazzi e che però non può più consentirsi pause. Ancelotti ha bisogno del suo centrale e KK ha bisogno di giocare e fare bene. Come contro il Liverpool, dove si è rivisto il Koulibaly di sempre, come non fa spesso in questo campionato che vede i campani con la seconda peggior difesa del campionato.

il confronto fra il Koulibaly della scorsa Serie A e quello attuale (whoscored.com)
in foto: il confronto fra il Koulibaly della scorsa Serie A e quello attuale (whoscored.com)

Certo le attenuanti non mancano: una preparazione partita in ritardo, il nuovo compagno di reparto dopo anni in coppia con Albiol, la pressione dovuta alla sua crescita, ma KK non può più permettersi troppi errori perché resta una delle risorse più importanti di questa squadra. Deve ritrovare serenità e quella forma che oggi non pare ancora essere al top. Il pubblico è di sicuro dalla sua parte, ma il tempo stringe e le altre non aspettano. Se si considera che, per vincere il titolo, nelle ultime dieci annate, si possono perdere un massimo di cinque gare.