"Io ne ho vinte cinque e voi zero… voi, zero". Ragione e sentimento. Rabbia e orgoglio. Cristiano Ronaldo lascia il Wanda Metropolitano frustrato per la sconfitta, per la prestazione (personale e di squadra), perché se a Torino non fai l'impresa uscire dalla Champions è un fallimento (per il club e per sé stesso). Una serataccia per CR7, passato dal quasi gol su punizione (bellissima la parata di Oblak) al quasi autogol (per la deviazione) in occasione del raddoppio siglato da Godin. Un mercoledì di Coppa al quale non era abituato e gli brucia. Sì, gli brucia perché tra le stelle d'Europa lui è sempre stato finora la più splendente per numero di gol, titolo di cannoniere, trofei alzati. La sconfitta contro i rivali di sempre, quei colchoneros più volte castigati ai tempi del Real, lo innervosisce.

In campo, al pubblico che lo ha beccato per larga parte del match, mostra la ‘manita'. Perché mima il numero cinque? Lo ripeterà anche dopo, quando nella mixed zone qualcuno gli rinfaccerà la batosta presta nell'andata degli ottavi di finale: 2-0, pendenza massima in vista del ritorno all'Allianz Stadium dove ci sarà bisogno di fortuna, determinazione e grande classe per riuscire nell'impresa qualificazione. Il significato di quel gesto è chiaro: "Cosa avete da urlare? Dimenticate che io di Coppe ne ho conquistate cinque? Anche contro di voi…".

A Madrid, sull'altra sponda del Manzanarre, lo rammentano bene e provano a esorcizzare i brutti ricordi con bordate di fischi rivolte al portoghese durante il riscaldamento e ogni volta che tocca palla. E quando calcia la punizione dalla distanza quasi manca il fiato ai tifosi iberici e un ooooh di meraviglia sottolinea il bellissimo intervento del portiere. Un lampo e niente più, del cinque volte Pallone d'Oro (come della Juventus) non si avrà altra traccia. "Ho vinto cinque Champions, l'Atletico zero. Io cinque, l'Atletico zero", ripete mentre lascia lo stadio. Lo ripete anche a sé stesso, per orgoglio e farsi coraggio perché sa che il meglio è passato.