Mentre tra l'Inter e Mauro Icardi si stanno effettuando le prove generali per riportare il sereno in casa nerazzurra, il caso non stenta a ridimensionarsi. Dopo le lacrime di Wanda Nara e l'abbraccio telefonico di Beppe Marotta in diretta Mediaset dal salotto calcistico di ‘Tiki Taka‘, tiene banco l'argomento più scottante: cosa accadrà adesso nello spogliatoio nerazzurro?

I contorni della vicenda, infatti, appaiono molto più delineati che negli scorsi giorni. Non c'è nulla di personale tra l'Inter e Icardi e nemmeno tra il club e Wanda Nara, la moglie procuratrice. Certo, alcune parole di troppo hanno messo in difficoltà la società e i vari avvertimenti non sembrano essere stati percepiti a suo tempo, Ma il declassare Mauro Icardi togliendogli la fascia da capitano non è stato un atto intimidatorio o di umiliazione verso un giocatore che comunque resta un valore tecnico ed un patrimonio economico.

Le dinamiche dello spogliatoio

Il problema che si è creato e che sta alla radice di tutto è all'interno dello spogliatoio. Lo hanno capito moltissimi ex calciatori, altrettanti ex allenatori. Chi mastica di calcio, lo sa: le dinamiche interne al gruppo sono particolari, delicate, vivono quotidianamente di meccanismi innescati da parole e atteggiamenti. Da sempre, nessun gruppo ha mai apprezzato ingerenze esterne, fossero della stampa, di dirigenti che non ne vivono la quotidianità, tifosi o procuratori.

Le colpe di Wanda

Wanda Nara è stata la causa di quanto avvenuto per aver detto parole ritenute inopportune e deleterie per il gruppo, verso il quale la società si è sentita di intervenire per salvaguardare il bene comune e gli obiettivi da raggiungere. Lo ha ben sottolineato Beppe Bergomi, storico capitano dell'Inter per 10 anni: "Se il mio procuratore avesse detto una cosa del genere lo avrei salutato il giorno dopo, perché poi la faccia ce la devo mettere io in quello spogliatoio".

Cosa significa essere capitano

E' tutto qui, il nodo da sciogliere. Se Wanda è stata la causa, Mauro dev'essere la cura. Icardi ha solo una strada da percorrere nell'immediato: confrontarsi con i compagni e chiedere scusa anche di colpe che non ritiene di aver avuto ma che hanno creato la situazione presente: "Sotto l'aspetto dell'impegno e della professionalità si è sempre comportato bene, ma forse non è stato abbastanza. Essere capitano significa essere un esempio positivo per tutti, che ci devi sempre mettere la faccia. Vuol dire il senso di appartenenza, indossare quella maglia, che ha dei valori importanti che sono diversi dalle altre"

L'unica strada da percorrere

Il percorso, dunque è stato tracciato. Al di là del ginocchio malconcio, al di là di quanto avverrà da giugno in poi, al di là di cosa pensino i tifosi. Ciò che conta è che Icardi per tornare ad essere parte integrante di un gruppo deve fare pace con il gruppo: "Quando tu entri in uno spogliatoio e chiedi scusa, io non porto più rancore e vado avanti. L'unica cosa che mi dispiace è che Icardi si aspetta le scuse dall'Inter. Se così fosse allora vuol dire che non si è capito nulla"