L'Apocalisse, per dirla alla Tavecchio, è arrivata. L'Italia non parteciperà ai prossimi Campionati Mondiali. E' questo l'amarissimo verdetto che arriva dallo stadio San Siro, dopo lo 0-0 contro la Svezia, con gli azzurri che seppur protagonisti di una prova generosa, non son riusciti a rimediare l'1-0 incassato a Solna. Festeggiano gli svedesi che strappano il biglietto per Russia 2018, lasciando un'Italia sconvolta per un risultato negativo impensabile solo pochi mesi fa.

Italia fuori dal Mondiale, gli errori di Ventura e Tavecchio.

Dopo 14 edizioni consecutive dunque, la nostra rappresentativa non parteciperà alla rassegna iridata, replicando quanto accaduto per l'ultima volta nel 1958. Delusione e amarezza, ma anche grandi polemiche per la gestione e le scelte del ct Ventura. Dopo il 4-2-4 che ha prestato il fianco alla Spagna nel tracollo del confronto diretto, un risultato che ha dato il la ad una crisi senza uscita si è manifestata un'evidente confusione su modulo e pedine con il grande interrogativo sul perché del mancato utilizzo di un Insigne tra i calciatori più in forma del nostro campionato. Tempo di risposte anche per il numero uno federale Tavecchio, reo di aver rinnovato ad agosto il contratto del selezionatore con un risultato ancora da acquisire, e forse considerato scontato erroneamente.

La partita di San Siro, Jorginho e Gabbiadini titolari.

Giampiero Ventura conferma le indiscrezioni della vigilia affidandosi al 3-5-2 e soprattutto lanciando dal 1’ Jorginho, all’esordio in una gara ufficiale in azzurro, per lo squalificato Verratti e Gabbiadini in coppia in avanti con Immobile. L’altra novità rispetto al match di Solna è rappresentata da Florenzi, al posto di De Rossi non al top. Ancora una bocciatura invece per Insigne, relegato nuovamente in panchina. Andersson punta ancora sulla compattezza del 4-4-2, con Lustig al posto di Krafth e il match-winner dell’andata Johansson in sostituzione dell'ex Juve Ekdal.

L'Italia mantiene il pallino del gioco, la Svezia si difende e riparte.

L'emozione per l'inno nazionale italiano cantato da tutto lo stadio e le lacrime di Buffon si dissolvono al momento del fischio d'inizio. Match intenso, e ritmi altissimi con l'Italia a fare come da copione la partita e la Svezia che aspetta compatta pronta a sfruttare eventuali ripartenze. Jorginho gioca con la consapevolezza dei propri mezzi di un veterano, cantando e portando la croce in mezzo al campo. Da una sua verticalizzazione arriva la prima occasione per Immobile che trova solo l'esterno della rete. Le occasioni latitano, al contrario degli episodi dubbi con un almeno 3 presunti rigori non assegnati da Lahoz: il primo per un fallo di Augustinsson su Parolo, il secondo per un intervento di mano in area di Darmian che poco dopo viene emulato da Barzagli su una conclusione di Forsberg.

Jorginho super, predica nel deserto.

Gli azzurri, come nelle ultime partite, nonostante la generosità, non riescono a giocare in velocità con la manovra che spesso e volentieri si perde in passaggi orizzontali. L'unico a tentare la verticalizzazione è il solito Jorginho, che spesso e volentieri non trova assistenza dalle punte. Ventura chiede ai suoi difensori (con Barzagli e Chiellini già ammoniti, e Bonucci che stringe i denti dopo una botta al ginocchio) di portare il più possibile palla in avanti, per permettere la superiorità numerica in mezzo al campo, ma il copione non cambia nonostante una palla gol per Candreva che calcia alto dopo un bel cross in area piccola di Immobile.

Assedio azzurro nel finale di primo tempo, Svezia in difficoltà.

Il finale di frazione però è tutto di marca azzurro, con la squadra di casa che trascinata dalla bolgia di San Siro colleziona palla gol in successione costringendo gli svedesi ad arroccarsi nella propria area. La squadra di Andersson accusa la perdita dell'infortunato Johansson, match-winner dell'andata, sostituito da Svensson, e rischia in più di un'occasione di capitolare. Prima Immobile supera il portiere ma trova Granqvist a negargli la gioia del gol, poi Parolo che prima calcia alto e poi viene anticipato in extremis e infine Bonucci di testa e Florenzi che pecca di egoismo e preferisce la soluzione personale senza fortuna.

Ventura si gioca l'all-in con El Shaarawy e Belotti.

Anche il secondo tempo inizia con l'Italia in costante proiezione offensiva. Dopo l'ennesimo episodio dubbio con Darmian steso in area da un intervento di Lustig, Florenzi sfiora il golazo con una conclusione al volo che sfiora il palo. Ventura capisce che è il momento dell'all-in e getta nella mischia El Shaarawy e Belotti (mentre De Rossi protesta in panchina contro le scelte di Ventura: "Dobbiamo pareggiare, che cazzo entro?") per Darmian e Gabbiadini. Nessun cambio modulo dunque con il Faraone che va a giocare sulla corsia destra in un 3-5-2 molto offensivo.

 Niente da fare per Insigne, il ct sceglie l'ultima carta Bernardeschi.

La partita è davvero un monologo azzurro, anche se la porta della Svezia sembra davvero stregata. Le chance di Immobile e la traversa di Florenzi, con la complicità della deviazione di Lustig, confermano questa ipotesi. L'ultima carta del ct è Federico Bernardeschi che subentra a Candreva, autore di una prova molto generosa. Lo juventino va a fare l'interno di centrocampo con Florenzi spostato in corsia. Una scelta che solleva le perplessità del pubblico che avrebbe voluto l'inserimento di Insigne, rimasto dunque in panchina. Il finale ovviamente è tutto di marca azzurra, ma eccezion fatta per un bel tiro di El Shaarawy disinnescato da Olsen, la squadra di casa non crea ulteriori problemi alla Svezia che può esultare in terra italiana.