È una Juventus che vince l’ottavo scudetto di fila, che stacca quasi di 20 punti e oltre le rivali in campionato e che però è costretta dall'Ajax a rinunciare alle semifinali di Champions League. Quella che sarebbe stata la terza semifinale europea negli ultimi cinque anni. Insomma, è una ‘Vecchia Signora’ incompiuta, a metà, non proprio ai vertici in Europa ma che spadroneggia entro i confini nazionali. E lo fa anche senza uno dei suoi protagonisti principali. Quel Paulo Dybala che, prima dell’arrivo di Cristiano Ronaldo a Torino, deteneva ad uso quasi esclusivo, personale le chiavi dell’attacco dei bianconeri. Oggi, invece, l’asso argentino non è nient’altro che un ottimo comprimario, un valore aggiunto al servizio della squadra, una risorsa in più. Una delle tante frecce nell’ampia faretra offensiva di Allegri. La ‘Joya’, diciamoci la verità, non è più al centro dei meccanismi d’attacco della Juve ed il suo rendimento è lentamente sceso verso livelli accettabili ma non più da stella assoluta della squadra. Questa stagione, con pochi picchi e diversi bassi per lui, sembra avere lanciato un messaggio chiaro: di Dybala si può fare a meno.

I Moduli di Max, 4-3-3 e non solo

Ed il merito, se vogliamo, non è solo quello di avere in rosa un certo Cristiano Ronaldo ma anche quello di possedere un roster capace di interpretare più moduli e coprire in modi differenti il campo. E, pure, sopperire ai cali fisici e tecnici di alcuni suoi protagonisti. Allegri, in questo, è un autentico mattatore, un maestro, un abile croupier bravo a mescolare le carte e a sistemarle nel modo giusto. E con le nuove forze a disposizione ha rivoluzionato il suo usuale 4-2-3-1, utilizzato 23 volte lo scorso anno, in un 4-3-3 funzionale, pratico e su misura per CR7. Ma non tanto per Dybala. E infatti, nelle partite clou (di recente con Atletico Madrid e all'andata con l'Ajax) complice anche la crescita esponenziale di Bernardeschi, abile anche in fase di non possesso, la ‘Joya’ non trova molto spazio con, davanti, il predetto Berna, Mandzukic e il campione lusitano.

Quattro difensori, tre centrocampisti ed altrettanti attaccanti dicevamo ma le ricette, nel corso della stagione, sono state anche altre. Difesa a tre, quasi sulle orme della famigerata BBC, proposta in cinque occasioni col 3-5-2, ed in ben due gare con una pacchetto difensivo a tre ‘punte’, quattro mediani e poi, una volta due trequartisti ed in un caso, due punte. E poi, ancora, un 4-3-1-2 e, alla prima giornata col Chievo, il 4-2-3-1 edizione 2017/18. Insomma, in 47 sfide sin qui giocate, sette diversi sistemi di gioco ed una certezza: Dybala piuttosto tangenziale nei destini collettivi della sua Juventus.

I numeri di un calo: Dybala comprimario di qualità

Da stella assoluta dell’attacco bianconero a comprimario di lusso il passo è breve. È la storia, figlia delle statistiche, di Dybala incapace anche solo di sfiorare i numeri raggiunti lo scorso anno. Mille minuti in meno, tre panchine in più in Champions League, sette sfide in meno dal primo minuto in Serie A ed un computo totale, in termini di gol e assist, inferiore: -16 reti ed un assist in meno. Numeri che certificano il minore impiego del ragazzo ma anche un impatto differente con la quota gol, sul computo complessivo di squadra, e con una stagione ancora da completare cl recente infortunio a complicare le cose, che scende dal 28,4 al 6,4% attuale con uno score, momentaneo, di 10 realizzazioni a fronte delle 26 dell’annata 2017/18. Questione di fiducia ma anche di equilibri nuovi, inediti che non lo vedono più al centro del progetto tecnico. Mandzukic e Bernardeschi garantiscono supporto in fase passiva, Ronaldo, gol a grappoli davanti, oltre a tutto il resto, e così, lo spazio per l’argentino si riduce match dopo match, settimana dopo settimana.

il rendimento della ’Joya’ in Champions League (Transfermarkt.it)
in foto: il rendimento della ’Joya’ in Champions League (Transfermarkt.it)

Futuro incerto, la ‘Joya’ direzione Inter?

E così, quando la stagione sta per andare in archivio, il mercato diventa una opzione percorribile e Icardi, separato in casa, o quasi, dovrebbe poter essere la giusta contropartita per uno scambio che, almeno un anno fa, sembrava assoluto fantacalcio. Da non sottovalutare però, pure gli inserimenti del Liverpool, che potrebbe mettere sul piatto Salah che sembrerebbe in rotta con Klopp, e Bayern Monaco con i Reds e i bavaresi fortemente interessati al ragazzo e ad aggiungere talento, qualità, dribbling, freschezza e la sua voglia di riscatto, alle proprie fila.