I quarti della Champions League 2018/2019 (oggi alle 12 il sorteggio a Nyon) possono rappresentare un momento di svolta per il calcio europeo. Soprattutto per quel che riguarda la geografia “pallonara” continentale. Dando uno sguardo alle squadre che prenderanno parte al prossimo turno (andata 9 e 10 aprile, ritorno 16 e 17 aprile) sembra infatti che ci troviamo difronte alla fine di un’era e all’inizio di un nuovo ciclo con il passaggio di testimone tra il calcio spagnolo e quello inglese, con il declino di quello tedesco e francese. E il calcio italiano? Tornato ad essere ancorato alla “solita” Juventus, dopo gli illusori segnali di ripresa della scorsa edizione e della fase iniziale di quella attualmente in corso.

Il Barça tiene a galla il calcio spagnolo: come nell’anno dell’ultima vittoria italiana

Tra le otto migliori squadre d’Europa, difatti, dopo le eliminazioni delle due compagini di Madrid agli ottavi (proprio nell’anno in cui la finale si disputerà nella capitale spagnola al Wanda Metropolitano), c’è solo una rappresentante, il Barcellona di Leo Messi, a tenere alto il prestigio della Liga. Dopo aver dominato le ultime sei edizioni della Champions League (quattro vinte dal Real Madrid e una dallo stesso Barça), nelle quali avevano sempre portato tre squadre ai quarti di finale, questa volta gli spagnoli si presentano addirittura con un solo alfiere nella fase cruciale della manifestazione come non accadeva dall’edizione 2009/2010. Un precedente che fa ben sperare la Juventus e il calcio di casa nostra: anche allora infatti l’unica superstite fu il Barcellona che venne poi eliminato in semifinale dall’Inter che successivamente nella finale di Madrid (in quel caso al Bernabeu) batté il Bayern Monaco e conquistò il titolo, ad oggi l’ultimo acuto italiano a livello internazionale.

L’exploit inglese: miglior risultato degli ultimi dieci anni

L’improvvisa e inaspettata debacle spagnola coincide con l’altrettanto improvviso e inaspettato exploit del calcio inglese che ai quarti di Champions League si ritrova con tutte e quattro le proprie rappresentanti (i due Manchester, Liverpool e Tottenham) ancora in corsa. È dunque il ricco calcio d’Oltremanica, dopo anni in cui ci aveva abituato a massimo una o due rappresentanti ai quarti, facendo addirittura flop nelle stagioni 2012-13 e 2014-15, a far la parte del leone in questa edizione come non succedeva da tantissimo tempo. L’ultimo grande exploit del calcio inglese infatti risale al 2010-2011 quando furono tre le compagini di Premier approdate tra le migliori otto d’Europa, bisogna tornare al triennio d’oro 2007-2009 per trovare un simile risultato: nel 2007, dove le compagini ai quarti furono tre, il Liverpool fu sconfitto in finale dal Milan con Chelsea e Arsenal fuori ad un passo dall’ultimo atto; nel 2008, finale tutta inglese vinta ai rigori dal Manchester United contro il Chelsea che aveva eliminato in semifinale il Liverpool che a sua volta aveva avuto la meglio dell’Arsenal ai quarti; nel 2009 Red Devils in finale, Blues e Gunners fermatesi al turno precedente e Reds comunque tra le migliori otto del Vecchio Continente.

Flop per Francia e Germania. Ritorno di fiamma per il Portogallo, ‘resurrezione’ Olanda

Nessuna inversione di tendenza invece per quanto riguarda l’altra sponda della Manica. Come nella scorsa stagione infatti, con l’eliminazione agli ottavi del Psg, il calcio francese si ritrova senza nessuna rappresentante ai quarti di finale di Champions League dove invece era stata sempre presente con almeno una formazione dal 2012 al 2017. Ma se quella del calcio transalpino, unicamente ancorato alle sorti dei parigini, è una debacle che non stupisce più di tanto, è invece il flop della Germania a sorprendere e fare più rumore. Nell’urna di Nyon, quest’oggi, infatti non sarà presente nessuna squadra tedesca come non accadeva dalla stagione 2005-2006. Un tracollo che assume ancora maggior rilievo se si considera che agli ottavi figuravano ben tre rappresentanti teutoniche (Bayern Monaco, Schalke e Borussia Dortmund). Ritorno in auge invece per il calcio portoghese che con il Porto di Sergio Coinceçao ritrova una squadra tra le migliori otto d’Europa dopo due anni di assenza, ma soprattutto per il calcio olandese che grazie all’impresa dell’Ajax sul campo del tricampione in carica Real Madrid riabbraccia i quarti di Champions League a distanza di dodici anni dall’ultima volta (il Psv Eindhoven nell’edizione 2006/2007).

Tutto scorre ma l’Italia resta immobile: ancorata sempre e solo alla Juve che cresce (lei sì!)

La mappa dell’Europa calcistica dunque appare rimodellata da exploit sorprendenti e crolli improvvisi, da “vecchie glorie” tornate alla ribalta e “prime donne” finite a fare le comparse. Tutto scorre con il baricentro che da ovest si sposta verso nord e parla inglese anziché spagnolo. Tutto o quasi. Già, perché l’Italia, mentre le coordinate “pallonare” del Vecchio Continente mutano e un’epoca sembra lasciare il passo ad una nuova, rimane immobile. Ferma, ancorata solo e sempre alla solita Juventus che cresce (lei sì!) mentre il nostro calcio, dopo l’illusoria cavalcata della Roma nella precedente Champions e gli ingannevoli buoni risultati in avvio della fase a gironi di quella in corso (ad un certo punto l’en plein sembrava cosa fatta), si riscopre ancora lontano dal ricucire il gap con chi sta al top. Nell’urna di Nyon oggi ci saranno ancora una volta solo i bianconeri come accaduto in cinque delle ultime sei edizioni della competizione per club più prestigiosa, più forti di prima, con un CR7 (che quando conta fa la differenza) in più e con il crisma di favoriti per la vittoria finale (insieme a Barcellona e City) sì, ma sempre soli a contrastare le corazzate europee e nell’assistere al passaggio di consegne tra Spagna e Inghilterra inermi, perché la Juve ha completamente colmato il gap con i top club, ma alle sue spalle nel movimento calcistico italiano c’è ancora il vuoto.