L’Italia ha vinto quattro titoli Mondiali. L’ultimo è datato 2006, ed è ancora negli occhi di tutti il rigore decisivo trasformato da Fabio Grosso nella finale con la Francia. Il successo a cui sono più legati gli italiani è senza dubbio quello del 1982. Il Mundial per eccellenza con tanti simboli, i gol di uno scatenato Paolo Rossi, Dino Zoff, l’urlo di Tardelli e l’esultanza del presidente Sandro Pertini. I primi due titoli sono stati conquistati negli anni Trenta, di immagini ne abbiamo molto poche e quello che ci sono sono naturalmente in bianco e nero.

Nel 1934 l’Italia trionfa in casa, la squadra di Vittorio Pozzo è la più forte, anche se le polemiche non mancano, due anni dopo conquista l’oro olimpico, primo e unico nel calcio. Nel 1938 in Francia si disputa la terza Coppa del Mondo. Quello che accade nel mondo incide molto sulla manifestazione. L’Austria, squadra fenomenale, quarta nell’edizione italiana, non esiste più perché è stata annessa alla Germania. Gli occhi sono puntati tutti sull’Italia, che è naturalmente la favorita, ma che non ha le simpatie dei francesi.

Il primo match, quello degli ottavi di finale, si rivela molto più difficile del previsto, i norvegesi resistono e portano gli azzurri fino ai tempi supplementari, l’incontro viene deciso da un gol di Piola al 94’, ma le cronache dell’epoca ricordano una grande prestazione del portiere Olivieri e soprattutto di quello che accade prima della partita. Quando l’Italia entra in campo i giocatori fanno il saluto romano davanti al pubblico di Marsiglia. I fischi sono fortissimi. L’Italia vuole dimostrare di non avere paura. Pozzo ordina ai suoi giocatori di rifare il saluto.

Il tabellone nei quarti propose quello che già all’epoca era un grande classico e cioè la sfida tra la Francia e l’Italia. La squadra di casa vorrebbe il titolo, ma è chiamata a un’impresa. Il clima è acceso. Oltralpe c’è chi scrive che l’Italia nel 1934 ha vinto grazie a una serie di aiutini, perché quei Mondiali gli azzurri non ‘potevano’ affatto perderli. In Francia c’erano anche migliaia di esiliati, che sugli spalti non facevano il tifo per i loro connazionali. Un’altra vittoria avrebbe fatto le fortune della propaganda. E propaganda è la parola chiave per quell’incontro. Perché chi era molto in alto prese una decisione passata alla storia.

La Francia giocava in casa e naturalmente tenne il blu, l’Italia invece fu costretta a lasciare l’azzurro, colore scelto agli albori per Casa Savoia, e avrebbe dovuto giocare con la divisa bianca, ma fu deciso di andare al muro contro muro. L’Italia scese in campo con la maglia nera. Prima e unica volta nella storia della Nazionale in un Mondiale. I ragazzi di Pozzo quando scesero in campo furono subissati di fischi e lo furono anche quando, con la divisa nera, effettuarono di nuovo il saluto fascista. Ai fischi e alle polemiche Meazza e compagni forse ci fecero poco caso, perché vinsero 3-1, decisivo Silvio Piola con una doppietta.

Sempre con tutto il pubblico neutrale contro, l’Italia batté in semifinale il Brasile del grande Leonidas, capocannoniere di quel Mondiale, prima di conquistare il titolo allo Stadio Colombes, quello di Fuga per la Vittoria, contro l’Ungheria, sconfitta per 4-2.