Nel giorno della vittoria sofferta della Francia e del flop dell'Argentina, il Mondiale russo ha confermato di essere un torneo equilibrato e aperto ad ogni risultato. Dopo l'orgogliosa resistenza dell'Egitto contro l'Uruguay, quella dell'Islanda contro Leo Messi e dopo la vittoria sorprendente dell'Iran, la Coppa del Mondo ha applaudito il coraggio e il bel gioco del Perù: sconfitto immeritatamente dalla Danimarca, dopo una partita nella quale i sudamericani hanno sbagliato l'impossibile. Dalla Russia arriva dunque un messaggio chiaro: le squadre "materasso" non esistono e bisognerà lottare con il coltello tra i denti per il passaggio del turno. Per avere conferma basta chiedere alla nazionale danese. In soggezione per quasi tutti i novanta minuti, la formazione del ct Åge Hareide è stata salvata dagli errori dei peruviani e dalle parate decisive di Kasper Schmeichel.

La sofferenza della Danimarca

Concentrazione massima durante il riscaldamento, orgoglio e mano sul cuore durante l'inno nazionale, aggressione e velocità in campo. Assente da ben 36 anni da una competizione mondiale, il Perù ha subito chiarito di non essere arrivato in Russia per caso. I sudamericani hanno giocato meglio degli avversari per larghi tratti del primo tempo, facendo salire i decibel del tifo peruviano della "Mordovia Arena" di Saransk. Scattata dai blocchi timidamente, la Danimarca ha infatti sofferto la vivacità della "Blanquirroja": ben messa in campo dal commissario tecnico argentino Ricardo Gareca.

Senza l'idolo Guerrero, rimasto inizialmente in panchina dopo sei mesi d'inattività per la squalifica per doping, il Perù si è reso pericoloso in un paio di occasioni e ha anche fallito clamorosamente un calcio di rigore con Christian Cueva (destro alto sopra la traversa), dopo che il Var aveva ribaltato l'iniziale decisione dell'arbitro di non fischiare il penalty. Deludente invece la Danimarca. La squadra del ct Åge Hareide è parsa lenta e macchinosa, poco efficace sotto porta e in perenne attesa di un lampo da Eriksen: rimasto ai margini della battaglia per troppo tempo.

Poulsen non perdona

Il rigore cestinato da Cueva ha avuto un effetto anestetizzante sul Perù, che ha cominciato la ripresa con meno coraggio e meno spinta sulle due corsie laterali, dove nei primi 45 minuti i due esterni Trauco e Advincula avevano mandato in tilt la retroguardia danese. Nonostante l'avvio spregiudicato della Danimarca, il primo pericolo del secondo tempo è arrivato nell'area di Schmeichel: graziato da Carrillo e Flores. Un errore che la squadra peruviana ha pagato a caro prezzo sul ribaltamento di fronte, quando Eriksen ha mandato in porta Poulsen.

Lo svantaggio ha così costretto il ct del Perù a mandare in campo Guerrero. L'attaccante più prolifico della "Blanquirroja", ha dato peso e ulteriore pericolosità al reparto offensivo che ha assediato l'area di rigore danese e costruito tre grandi palle gol con un colpo di testa di Rodriguez, una magia dello stesso Guerrero (ad un passo dal pareggio con un colpo di tacco finito sul fondo) e una parata decisiva di Schmeichel a cinque minuti dal termine sul destro a colpo sicuro di Farfan. Il fortino della Danimarca, ben protetto dall'ex Palermo e Roma, Simon Kjær, ha così retto fino al novantesimo e portato la squadra di Åge Hareide in vetta al raggruppamento insieme alla Francia. Il gruppo C tornerà in campo giovedì prossimo, quando il Perù non dovrà sbagliare contro i "Blues" di Deschamps. Nell'altro incontro la Danimarca affronterà l'Australia.