Quando il gioco si fa duro, giocano Lukaku e De Bruyne. Annaspa invece Neymar, epifania di un Brasile che si scopre vulnerabile senza Casemiro, uno di quegli uomini chiave la cui importanza si percepisce solo nell'assenza. C'è, invece, Hazard, e si vede. Essenziale, funzionale con e senza palla, fa reparto da solo negli ultimi dieci minuti, dopo l'uscita di Lukaku. E' l'immagine della generazione d'oro che insegue un sogno, che si mette nelle mani di Courtois. Il capolavoro con una mano sul destro di Neymar sotto l'incrocio vale come un gol. Più di un gol. Vale la semifinale, la seconda in Coppa del Mondo nella storia dei Diavoli Rossi.

Belgio bilanciato e aggressivo

Il Belgio non abbassa le linee, ma equilibra la struttura con Fellaini incursore e De Bruyne più vicino alla porta. Sui ritmi alti, quando il Brasile alza l'intensità del pressing dimostra da subito di poter sfondare sul corridoio di sinistra nella zona di Neymar, difeso da Tite per la patente di simulatore che si è, francamente con ottime giustificazioni, attirato addosso con la pessima sceneggiata contro il Messico.

Le marcature della difesa belga saltano su calcio da fermo dopo meno di 10′: tutti concentrati su Miranda, i Diavoli Rossi dimenticano Thiago Silva che si trova la palla addosso e tocca in modo non proprio ortodosso, il palo salva Courtois.

L'autorete di Fernandinho

La presenza di Marcelo crea una superiorità numerica potenzialmente decisiva sul fronte sinistro dell'attacco auriverde. Il 3-4-3 di Martinez fatica ad arginare le sovrapposizioni del miglior amico di Cristiano Ronaldo e gli inserimenti di Paulinho che accompagna sul lato debole per aiutare a ribaltare l'azione. Ma l'inatteso si materializza al minuto 13. Su calcio d'angolo, Fernandinho che ha giocato 65′ in nazionale prima di questo quarto di finale, la tocca di spalla sul primo palo. Ma la porta è quella sbagliata e il pallone supera il portiere meno battuto del Mondiale.

Casemiro, un'assenza che pesa

Il Belgio, imbattuto da 23 partite, la serie più lunga fra le 32 nazionali al via di Russia 2018, non rinuncia alla sua identità, alla tendenza verso il fraseggio propositivo, il possesso orientato.

Senza Casemiro, il Brasile perde l'equilibrio, il bilanciamento e l'attenzione nelle transizioni. Fellaini aggiunge muscoli e letture nelle coperture preventive e consente alla squadra di Martinez di tenere con ordine e ripartire con pochi tocchi scoprendo inattese fragilità fra le linee nella Seleçao. Marcelo e Coutinho, notevole il destro a giro fotocopia del gol alla Svizzera, verificano la concentrazione e l'attenzione di Courtois.

Il Belgio, che tiene la linea di centrocampo schiacciata sulla difesa e taglia fuori dal gioco brasiliano un Willian malinconicamente solo a destra, rifila una lezione di contropiede illuminata dallo scatto e dal taglio di Lukaku per De Bruyne. che diventa il centesimo marcatore diverso, autoreti a parte, di Russia 2018.

Il Brasile e la rimonta: missione impossibile

Il diagonale trasforma la prospettiva di rimonta della Seleçao in una missione impossibile. Solo una volta il Brasile ha ribaltato due gol di svantaggio in un Mondiale, contro la Svezia nella finale per il terzo posto del 1938. Son passati ottant'anni da quel Mondiale in cui brillava la stella di Leonidas e l'Italia fermava i sogni di supponenti brasiliani con il rigore di Meazza e la leggenda del rigore tirato con la mano sull'elastico dei pantaloncini, di quelle belle storie da non rovinare con la verità. Mai però nella storia della Coppa del Mondo una squadra sotto di due gol all'intervallo ha finito per completare la rimonta.

Con Tite il Brasile non aveva mai concesso più di un gol a partita. Nel finale di primo tempo rischia anche di subire il terzo ma l'attenzione di Alisson frustra la punizione di De Bruyne e il tacco di Kompany sull'angolo che ne deriva. Il ct sacrifica Willian per Firmino, che almeno nelle intenzioni può moltiplicare le linee di passaggio. Il Brasile conquista metri ma di vere occasioni se ne vedono poche. L'impazienza al ticchettar del cronometro si traduce in un esercizio di energia confusa, di entropia che accalda ma non scalda.

Diavoli Rossi, il trionfo dell'ordine sul disordine

Kompany, da applausi in un paio di chiusure, entra scomposto in scivolata su Gabriel Jesus protagonista della giocata più propriamente brasiliana della Seleçao. L'intervento pare da calcio di rigore, opposto il parere degli arbitri al VAR. Il sollievo di Martinez scandisce anche la fine della partita di Gabriel Jesus. Tite si affida a Douglas Costa, alla sua capacità di saltare l'uomo e scompaginare piani difensivi e fortune. Serve anche a togliere qualche certezza a Vertonghen che è un mancino naturale e si vede puntato con continuità sul piede debole.

Il Belgio fatica a far uscire il pallone dalla difesa, anche perché si riducono i movimenti fuori linea di Hazard, fondamentale cucitore del gioco nel primo tempo. Ma l'identità non cambia, Sun Tzu sarebbe fiero dell'applicazione dei Diables Rouges. "Con ordine, affronta il disordine; con calma, l’irruenza" scriveva. E il Belgio, che gioca la partita come fosse una guerra, vince con l'arte e il piacere della ragione. La disciplina è funzionale, il contropiede un'epifania di pensiero chiaro e finalizzato ad arrivare al tiro e guadagnare il maggior numero di metri col minor numero di tocchi. Niente concessione al ricamo, al ghirigoro sterile, un trionfo di efficienza quello belga che produce il diagonale di Hazard e il sogno cullato di un 3-0 che sarebbe stato più di un gancio da ko.

Renato Augusto e Douglas Costa perché non dall'inizio?

Fernandinho, autogol a parte completamente fuori dalla partita, assomma tanti falli e poco filtro. Tite estrae dalla panchina il jolly Renato Augusto per Paulinho. E quei centimetri alle spalle di Kompany si fanno sentire su un cross di Coutinho, coinvolto fra gol e assist in quattro dei sei gol brasiliani al Mondiale, che è una pennellata d'artista. Il suo sesto gol in nazionale restituiscono un quarto d'ora di speranza al Brasile contro un Belgio sospeso fra il sogno del contropiede perfetto e l'esigenza di non rovinare un'impresa.

Condannato a giocare all'attacco, il Belgio spreca un contropiede cinque contro quattro. Il Brasile si distende con una velocità che affanna il Belgio, con Martinez che aspetta l'80' per il primo cambio. Renato Augusto poco prima ha scoperto il Belgio in difficoltà in copertura con Fellaini alto e Witsel largo: la distanza fra il suo diagonale e il possibile pareggio che cambierebbe la storia  è questione di centimetri.

Coutinho che manca il destro a giro aumenta i rimpianti della Seleçao, Martinez si copre con Vertonghen per Chadli e Tielemans, un mediano dai compiti solo difensivi, per Lukaku. Il finale è nel capolavoro di Neymar, che ha il potere di scatenare il capolavoro di Courtois. In Russia affonda anche il Brasile, il Belgio vola dentro un cammino senza limiti e confini.