Scuro in volto, capo chino. E' così che Neymar lascia il campo dopo il pareggio (2-2) del Paris Saint-Germain contro il Napoli. Terza giornata di Champions amara per il brasiliano e per i francesi, salvati solo da una magia di Angel Di Maria al 93° e ancorati in classifica alle spalle di Liverpool e partenopei. A metà cammino della fase a gironi il Psg è fuori dalla Coppa, la partita del 6 novembre prossimo al San Paolo può essere decisiva per le sorti del gruppo: i Reds hanno l'opportunità di allungare il passo nel match con la Stella Rossa Belgrado, a Fuorigrotta andrà in scena una sorta di spareggio.

Cosa non ha funzionato? Tutto o quasi. Da un lato c'era un Napoli che ha mostrato di essere più squadra rispetto all'avversario che sulla carta vanta individualità notevoli. Da un alto c'era un allenatore – Ancelotti – che in Europa ci sta come a casa sua e la conosce come le proprie tasche, ha esperienza e capacità di trasmettere quel coraggio e quella serenità necessarie per rendere possibili anche le missioni impossibili… in pochi alla vigilia avrebbero immaginato che gli azzurri potessero mettere alle corde una delle squadre candidate alla vittoria del Trofeo, andare in campo e mostrare grande autorevolezza oltre che fluidità di gioco e personalità.

Eppure è stato così, al punto da oscurare anche le stelle più attese: Mbappé e Cavani non hanno brillato per azioni eccelse, a Neymar è andata anche peggio. A parte un paio di spunti dei suoi, quelli tipici del funambolo carioca, ha inciso poco o nulla sulla gara. Anzi, ha anche rischiato di abbandonarla in fretta a causa di quel calcione involontario ricevuto dal Matador in area di rigore perché quei due sarebbero capaci di pestarsi in piede anche trovandosi in mezzo a una prateria.

O Ney è apparso nervoso. Quando l'arbitro ha fischiato la fine del match ha sfilato lo scotch che aveva al polso a mo' di braccialetto bofonchiando qualcosa e lanciandolo a terra. Avvicinatosi alla linea laterale, è scappato via dal rettangolo verde senza stringere la mano a nessuno. Nemmeno all'allenatore, Tuchel, che lo ha fissato senza gradire l'atteggiamento da star capricciosa del calciatore. Il Psg ha vinto le prime dieci partite di campionato con una media di quasi quattro gol a partita ed è in vetta alla Ligue 1 ma in Champions – eccezion fatta per il 6-1 alla Stella Rossa che è stato addirittura oggetto di attenzioni da parte della Uefa per un tentativo di combine – ha perso contro il Liverpool (3-2 ad Anfield Ronad) e ha rischiato la beffa in casa contro il Napoli (2-2). Poco davvero.