La Lazio tinge di biancoceleste l’Olimpico e, quasi allo scadere, con un colpo di testa del rientrante Milinkovic-Savic ed una volata senza palla di Correa, conquista la sua settima Coppa Italia della storia. Al termine di una gara intensa, accesa e sempre in bilico. Di certo tattica ma molto più britannica che propriamente italiana con entrambe le formazioni a gettare in campo cuore, voglia, grinta e dinamismo. Sino, appunto, al guizzo di testa del serbo che scompagina gli equilibri, e poi allo sprint letale dell’argentino che fa saltare definitivamente il banco consegnando a Inzaghi trofeo e qualificazione europea.

Merito del #21 certo, ma anche, appunto, dei vari Correa, della forza difensiva di Luiz Felipe, della garra di Lulic, dell’esperienza di Lucas Leiva e delle opache prestazioni di Zapata, Gomez o Castagne, di solito, luci e leader degli orobici. Apparsi, durante tutto il corso della finale, distanti dal bel calcio e dalle vette estetiche messe insieme in Serie A. Qui, al termine di questa epica battaglia, duelli individuali e di squadra fra Lazio e Atalanta.

La giocata decisiva

Milinkovic-Savic stacca su tutti: la Coppa Italia è biancoceleste…Correa la chiude

Il calcio è un gioco strano, particolare, misterioso. A risolverla, a dieci minuti dal termine, è Milinkovic-Savic che non giocava proprio dalla semifinale di Coppa di ritorno a Milano dove rimediò una doppia distorsione: a ginocchio e caviglia. In condizioni non certo ottimali, il #21 biancoceleste, chiamato in causa 180 secondi prima, stacca su tutti e segna battendo l’incolpevole Gollini.

E lo fa nella red zone dell’Atalanta, nell’ultimo quarto di gara che, in questa Coppa Italia, ha visto i bergamaschi segnare ben tre gol. E lo fa, proprio di testa, uno dei fondamentali più importanti ed efficaci della banda Gasperini. Tre minuti per segnare, portare a casa il trofeo e guadagnare la gloria, imperitura, nei cuori dei tifosi: il serbo abbatte l’Atalanta dei giganti. Che poi crolla, a sfida quasi terminata, su contropiede mortale di Correa che, con questa rete, mette la ciliegina sulla torta ad una partita incandescente.

Primo Tempo

41, i passaggi chiave di Correa in partita (whoscored.com)
in foto: 41, i passaggi chiave di Correa in partita (whoscored.com)

Correa garantisce qualità, de Roon polmoni e incursioni

Nella prima parte del match regna la tensione. Specie in casa Atalanta dove i 56 anni di assenza da una finale del genere si fanno sentire nel cuore e nelle gambe degli orobici. Manca ritmo. E così, in avvio, la Lazio gestisce la sfera con le geometrie di Leiva ma, soprattutto, le accelerazioni e la qualità di Correa. L’argentino è in palla e diventa subito il go to guy dei suoi quando c’è da offendere e concretizzare il possesso biancoceleste. Più del suo alter ego Luis Alberto, posizionato una ventina di metri più indietro rispetto all’ex Siviglia, l’#11 laziale spazia su tutto il fronte avanzato garantendo guizzi, dribbling, suggerimenti e passaggi chiave importanti segnalandosi come una delle luci più abbacinanti della formazione di Inzaghi. Dalle sue parti, invece, prova a fare buona guardia l’atalantino de Roon che, oltre a percorrere i soliti chilometri (11.4 Km) in fase passiva, in interdizione, si fa valere anche in zona gol col suo legno, a metà del primo tempo, come rimpianto più grande della sua comunque discreta prestazione.

il duello, nel primo tempo, fra Luiz Felipe e Ilicic (sofascorei.t)
in foto: il duello, nel primo tempo, fra Luiz Felipe e Ilicic (sofascorei.t)

Ilicic si accende a gara in corso. Luiz Felipe prova ad arginarlo

Lo sloveno Ilicic, barometro della squadra e della sua straordinaria annata, è il motore mobile di questo club. Quando lui gioca bene, tutti ne traggono beneficio e la macchina quasi perfetta di Gasperini gira a mille. E così, la sua assenza, perlomeno nei primi 15’ di gioco, è la cartina al tornasole di un collettivo, quello orobico, un po’ troppo emozionato, riflessivo e contratto. Passata l’emozione però, Ilicic, alla terza finale di Coppa Italia della sua carriera (alla fine dei giochi, tutte perse), alza l’asticella del suo rendimento trasformando i suoi. Nei suoi primi 45’ di gioco, cinque dribbling tentati, tre riusciti, due passaggi chiave ma soprattutto cinque falli subiti, tantissimi raddoppi e la sensazione che dal suo mancino, più che dal destro di Gomez, almeno nel primo tempo, qualcosa può sempre succedere. Dribbla, sterza, si mette in luce, ci prova con ogni mezzo imbattendosi però, specie quando è defilato sulla sinistra, contro un Luiz Felipe, nella prima porzione del match, ma poi anche nel prosieguo di gara, attentissimo. E pure bravo a strozzare in gola l’urlo dei tifosi bergamaschi facendo da schermo sulla linea di porta sul tiro, quasi a botta sicura, di de Roon dopo la traversa colpita pochi istanti prima dallo stesso olandese. Insomma, oltre all’agonismo e alla voglia di vincere, nel primo tempo, gran bel duello attacco-difesa fra Ilicic e Luiz Felipe.

Secondo Tempo

Hateboer prova ad accendersi, Lulic tiene botta

In avvio di ripresa non accenna a diminuire l’intensità delle due squadre che danno vita ad un match senza fronzoli, tattico il giusto ma con tutte le caratteristiche della Premier League. È una partita senza domani e tutti, ma proprio tutti, ci mettono qualcosa in più. La densità in mezzo al campo però, suggerisce alle due formazioni di provare ad allargare il rettangolo verde con la corsia destra dell’Atalanta e quella sinistra della Lazio, territorio più battuto in avvio di secondo tempo. Hateboer si propone e crea qualche grattacapo, come, ad esempio, il giallo per Leiva su inserimento dell’orange, Lulic, con la solita esperienza, tiene botta, si contrappone con garra e forza fisica mettendo insieme una sfida personale davvero avvincente.

soltanto 69 i tocchi in partita di Immobile e Zapata (whoscored.com)
in foto: soltanto 69 i tocchi in partita di Immobile e Zapata (whoscored.com)

Immobile non calcia mai, Zapata

Immobile non arriva certo a questa sfida finale con una vena realizzativa eccellente: il gol, difatti, manca dallo scorso 17 aprile. Un mese, o quasi, di appannamento per una stagione che lo vede, solo in Serie A, a -15 gol rispetto all’annata 2017/18. L’occasione giusta per il riscatto sembra proprio la finalissima di questa sera. E invece, complice una organizzazione difensiva perfetta, con Djimsiti spostato a sinistra rispetto al match di campionato vinto 3-1 dagli orobici, l’attaccante di Torre Annunziata non trova le misure agli avversari, non trova spazio facendo registrare una sola conclusione, peraltro bloccata dal pacchetto arretrato di Gasperini, in 67’ di gioco. Si muove tanto, si propone, effettua i movimenti giusti, per sé e i compagni, ma non riesce a determinare con la giocata vincente, il guizzo decisivo uscendo, poi, dopo un’ora abbondante per Caicedo. Insomma, non c’è gloria per Ciro, come non ci sono copertine per Zapata quasi irriconoscibile nel corso di questa straordinaria finale. Ma è in buona compagnia, ad abbandonare la nave, nel giorno dell'appuntamento con la storia, anche un Gomez lontano parente da quello forsennato e imprevedibile di questo suo 2018/19.

Tabellino e voti

Lazio (3-5-2) #1 Strakosha 6+; #3 Luiz Felipe 7, #33 Acerbi 6+, #15 Bastos 6 (Dal 35’ Radu 6.5); #77 Marusic 5.5, #18 Parolo 6-, #6 Lucas Leiva 6, #10 Luis Alberto 6+ (Dal 78’ Milinkovic-Savic 7.5), #19 Lulic 6+; #11 Correa 7.5, #17 Immobile 5.5 (Dal 67’ Caicedo 6+). A disposizione: #24 Proto, #23 Guerrieri; #13 Wallace, #14 Durmisi, #4 Patric, #26 Radu; 27 Romulo, #25 Badelj, #32 Cataldi, #21 Milinkovic-Savic; #30 Pedro Neto, #20 Caicedo. Allenatore Simone Inzaghi 7.5

Atalanta (3-4-2-1) #95 Gollini 6; #5 Masiello 6, #19 Djimsiti 6.5, #6 Palomino 6; #33 Hateboer 6+, #15 de Roon 6.5 (Dal 84’ Pasalic s.v.), #11 Freuler 6, #21 Castagne 6 (Dal 84’ Gosens s.v.); #10 Gomez 5.5, #72 Ilicic 6.5; #91 Zapata 5.5 (Dal 84’ Barrow s.v.). A disposizione: #1 Berisha, #31 Rossi; #7 Reca, #23 Mancini, #41 Ibanez; #22 Pessina, #88 Pasalic, #8 Gosens, #78 Del Prato, #70 Colpani; #17 Piccoli, #99 Barrow. Allenatore Gian Piero Gasperini 5.5