Chissà quanto saranno intense e forti le emozioni che sta vivendo Brad Jones. Il portiere australiano sicuramente è concentrato ed è felice perché a trentasei anni disputerà per la prima volta i Mondiali, il traguardo, l’obiettivo, il sogno di ogni calciatore. Dunque sicuramente c’è tanta gioia nell’animo di Jones, che però sicuramente avrà il cuore a metà, perché non potrà non pensare a tutto quello che è successo otto anni fa.

Nel 2010 Brad Jones disputa finalmente una stagione da titolare con il Middlesbrough in Championship, disputa un buon campionato, viene convocato per i Mondiali del 2010 con l’Australia e firma per il Liverpool, una delle squadre più vincenti di sempre. Con la sua nazionale vola in SudAfrica dove il portiere riceve una telefonata che non avrebbe mai voluto avere.

La sua vita cambia per sempre. Dall’altro capo del telefono gli dicono che il figlio, il piccolo Luca, ha la leucemia. Lui dopo quella chiamata va dal c.t. gli racconta tutto, lo saluta, abbandona il gruppo, parte e salta il Mondiale. C’è qualcosa di molto più importante nella vita, nella testa e nel cuore di Jones. L’anno seguente è duro, faticoso, triste. Il portiere gioca solo due volte in coppa con i Reds, passa in prestito al Derby, con cui scende in campo solo sette volte. A novembre del 2011 il piccolo Luca sale in cielo.

Jones torna al Liverpool, dove è il terzo portiere dietro Pepe Reina e Doni. Di chance per giocare ne ha pochissime. In un match di campionato con il Blackburn l’australiano torna protagonista. Reina non c’è, l’ex portiere romanista Doni dopo venticinque minuti si fa espellere. Jones entra in campo e para un rigore a Yakubu. Festeggiato dai compagni, il portiere dedica quella parata al figlio scomparso da pochi mesi, il Liverpool vince 3-2. Dopo quel match Jones disse di essere rimasto stupito da se stesso per quel dito al cielo e raccontò che, ovunque andasse, portava con sé qualche giocattolo del piccolo Luca.

La carriera di Jones, che nel frattempo diventa papà di Nico, prosegue senza brillare. Del Liverpool è una super riserva, la nazionale la ritrova solo una volta e quando gli scade il contratto con i ‘Reds’ decide di ripartire dalla Ligue One (la Serie C inglese). La scommessa è vincente, Jones inizia la sua risalita e trova un nuovo contratto in Olanda, gioca con il NEC per una stagione poi firma con il Feyenoord che, sorprendentemente vince il campionato. L’australiano è determinante per quel successo. Quest’anno ha giocato la Champions League, dove ha ritrovato da avversario il vecchio compagno Pepe Reina.

Il c.t. dei ‘Socceroos’ Postecoglu nonostante le splendide prestazioni continua a ignorarlo. Jones al Mondiale forse non ci pensa, non è più un ragazzino e continua a concentrarsi sul suo club. Il selezionatore a sorpresa dopo aver portato l’Australia in Russia decide di lasciare la nazionale. La panchina dell’Australia resta vacante per mesi. Il presidente federale istituisce una commissione, con una decina di esperti, per scegliere il nuovo c.t., quello che guiderà la squadra ai Mondiali del 2018. I dirigenti federali optano per Bert van Marwijk, tecnico dell’Olanda nel Mondiale 2010, che dopo aver qualificato l’Arabia Saudita per Russia 2018 era stato esonerato.

Il destino dà una mano a Brad Jones. L’allenatore dell’Australia è un olandese, con un passato da tecnico proprio al Feyenoord. Il sessantacinquenne van Marwijk conosce e stima Jones e a sorpresa lo inserisce nell’elenco dei convocati per il Mondiale. A trentasei anni forse nemmeno lui si aspettava la convocazione, la prima dopo quattro anni. Quando viene reso noto l’elenco Jones è già tra gli eletti per la Russia. Molto probabilmente non giocherà nemmeno un minuto, il titolare è Ryan, che da anni gioca in Europa con grande profitto, ma Jones il suo Mondiale lo ha già vinto celebrandolo con chi c’è e pensando a chi non c’è più.

[Then we could be heroes just for one day, We can be heroes, We can be heroes just for one day]

Brad Jones sorridente durante il ritiro pre Mondiale.
in foto: Brad Jones sorridente durante il ritiro pre Mondiale.