La Champions League è più di un trofeo per la Juventus. E' una vera malattia che dura da più di vent'anni, che le varie finali giocate dalla squadra bianconera non sono mai riuscite a guarire. Intervistato dal "Telegraph", Pavel Nedved ha confermato l'obiettivo di questa stagione a poche ore dall'ottavo di finale con l'Atletico Madrid: "Mi renderebbe estremamente felice vincere la Champions League. Volevo vincere come giocatore ma non ci sono riuscito; se riuscissimo a vincere mentre faccio parte del club sarebbe assolutamente meraviglioso. Solo allora potrei riposare in pace".

"Ho la responsabilità di non deludere nessuno – ha aggiunto il il vice presidente – Era così quando giocavo ed è lo stesso anche che sono dirigente. Mi sono sempre sentito privilegiato. Sono stato in grado di fare ciò che amo, sono sempre stato trattato bene, sono sempre stato pagato bene. Ora sento che devo qualcosa; che ho bisogno di restituire qualcosa".

Simeone e Cristiano Ronaldo

A cercare di rovinare i piani della dirigenza campione d'Italia c'è però una vecchia conoscenza del calcio italiano: "Non è stata una sorpresa per me vedere Simeone allenatore. Era sempre una persona molto seria, un giocatore serio e uno fiducioso. Era sempre molto difficile batterlo; sempre molto determinato. L'Atletico Madrid certamente riflette la sua personalità e il suo carattere".

Dopo aver confermato il suo ottimo rapporto con la tifoseria della Juventus ("Il mio rapporto con i tifosi è sempre stato forte, forse è per il modo in cui vedo il calcio. L’ho sempre vissuto come il risultato di grandi sacrifici"), Pavel Nedved ha concluso parlato di Cristiano Ronaldo: "Con il suo ingresso è migliorata la mentalità, che è sempre stata forte e vincente, ma dal suo arrivo c'è qualcosa che ha portato che ha influenzato il resto della squadra. Lo conoscevamo come giocatore, ma ora lo conosciamo come persona e siamo rimasti davvero impressionati dalla sua personalità, dal suo personaggio. Lui è molto più di un giocatore".