Contro l’Inter, da grande professionista, Joao Cancelo dalla cittadina di Barreiro in Portogallo, ha forse giocato una delle sue migliori partite dimostrando di esser arrivato ad un livello di maturità davvero impressionante. Attacca, come sempre, dribbla tutti, mette in mezzo traversoni di rara bellezza e poi, quasi in maniera sorprendente, difende e attacca l’avversario in sede di non possesso. Gioca anche a sinistra e mette insieme diagonali davvero inattese solo 18 mesi fa, nel giorno del suo approdo in Italia.

Già perché il Bel Paese sembra averlo cambiato, in meglio, regalandogli quei fondamentali difensivi, quegli accorgimenti, diremmo di mestiere, che gli hanno permesso di sopperire ad alcune mancanze e di colmare lacune in fase passiva, nei suoi primi anni di carriera, agghiaccianti. Cancelo s’è fatto grande, e lo sta facendo con la formazione, forse, più grande d’Europa per un terzino, ora sì davvero completo, ed in grado di fare letteralmente la differenza in entrambe le fasi: attacco-difesa.

Dal Valencia all’Inter, e poi alla Juventus: una crescita a tappe

Ventiquattro anni e ancora margini di miglioramento importanti. Ventiquattro anni e già una carriera di tutto rispetto alle spalle con le maglie di Benfica, Valencia, Inter e, ora, Juventus. Quattro casacche che pesano ma che hanno dato qualcosa a Joao Cancelo. Di sicuro, una dimensione internazionale ma anche la possibilità di crescere e misurarsi in contesti competitivi e contro squadre di primissima fascia.

Eppure, nemmeno lui che ha sempre avuto le stimmate del predestinato, dell’enfant prodige è rimasto immune dai pregiudizi e dai luoghi comuni che pure affollano il pianeta calcio. Portoghese, fortissimo tecnicamente, imprendibile in velocità ed abilissimo coi piedi e, dunque, inguaribile falso difensore sulla destra, la sua corsia d’ordinanza. È questa, in estrema sintesi, la sua sorte al Valencia, seconda importante tappa della sua parabola individuale, con i tecnici che lo hanno allenato, da Neville a Prandelli a Pako Ayestàran, illuminati dal suo talento offensivo ma altrettanto delusi dalla sua scarsa applicazione nel momento in cui la palla la tengono gli altri. E così arriva il prestito all’Inter, quasi come un’estrema mossa per liberarsi di un talento che stenta a decollare e che conosce solo una direzione: quella d’attacco. E a Milano, all’Inter, dopo alcune settimane ai box, per i postumi della rottura del legamento collaterale mediale, ed alcune panchine di troppo, il lusitano spicca il volo, si prende la corsia destra nerazzurra e dà i primi segni della sua rinascita.

Gioca e sente la fiducia del tecnico, corre, realizza quattro assist e, dalla 18esima di campionato, non smette di partire titolare divenendo, con tanto di targa celebrativa negli ultimi giorni, il miglior terzino dello scorso campionato. In estate però, arriva il bivio, l’Inter deve riscattarlo ma i 35 milioni di euro previsti sono troppi, anche per le generose casse meneghine. E così, con la solita rapacità, arriva la Juventus che lo strappa ai rivali lombardi impiegando il fluidificante di Barreiro dal primo match ufficiale, col Chievo, in poi. Il resto, è storia recente col numero #20 della ‘Vecchia Signora’ letteralmente scatenato sui rettangoli verdi nostrani e non solo ed in preda ad una crescita che pare inarrestabile.

Qualità tecniche e versatilità. E ora sa anche difendere

Che sapesse attaccare, offendere l’avversario, a tratti, umiliarlo con dribbling ubriacanti lo si sapeva già, che sapesse difendere o meglio, che sapesse tirare fuori buone doti da interditore, no.

È questo l’effetto dei 18 mesi scarsi italiani con lo stesso Cancelo, già nel post Juventus-Inter in mixed zone, a confermare l’importanza del calcio nostrano per le nozioni tattiche, per l’attenzione e la cura della fase di non possesso ricevute.

Prima, incomprensibili e mal sopportate, poi utili e funzionali al suo sviluppo, alla sua completa maturazione. Ora difende e lo fa, se non con la stessa qualità ed efficacia dell’attacco, con estrema efficienza. Ma non solo. Ora, il fluidificante di Allegri gioca anche a sinistra dimostrando una duttilità ed una versatilità mai esperite con estrema continuità fuori dai nostri confini nazionali. È un terzino che sa adattarsi in ogni contesto e che riesce a saltare l’uomo, a crossare con costanza, a creare la superiorità numerica come pochi in questo momento, come nessuno, o quasi, in giro per l’Europa.

Valore di mercato e prospettive di rivendita: Cancelo è un tesoro

In molti, oggi, si stanno chiedendo se il lusitano possa meritare l’etichetta di miglior terzino destro d’Europa. E a conti fatti, allo stato attuale delle cose, con un Carvajal non in grande spolvero, un Dani Alves ancora lontano dalla forma migliore dopo il grave infortunio al ginocchio della scorsa estate, un ondivago Sergi Roberto, lui pure costretto a qualche stop fisico di troppo, ed un Kimmich impiegato molto in mezzo al campo rispetto al passato, Cancelo può esser considerato il miglior talento in quella specifica zona del campo in circolazione.

Anche, se il portale di riferimento Transfermarkt.it parla di lui come del quinto terzino destro più costoso del pianeta a quota 40, comunque sonanti, milioni di euro. Eppure, grazie alla sua giovane età ed alle sue prestazioni, il suo valore pare destinato inesorabilmente a salire per un’ascesa, dopo la stasi del 2016, davvero inarrestabile e che, in caso di cessione, potrebbe garantire un bel gruzzolo alla Juventus costretta a pagarlo dal Valencia ben 40.4 milioni di euro. Soldi, a giudicare da questo avvio, assolutamente ben spesi.