A Napoli c'è un proverbio che unisce scaramanzia e speranza. In italiano suona più o meno così: "Non succede, ma se succede, e che succede!". Come a dire che i miracoli sono possibili e possono sempre accadere, anche se non accadono quasi mai. D'altronde è proprio per questo che li chiamiamo miracoli. Peraltro, la settimana di Pasqua appena iniziata è quella più indicata per vederne realizzarsi qualcuno, soprattutto in tema di resurrezione. Senza peccare di blasfemia, ci vorrebbe davvero l'aiuto di Gesù per vedere realizzata un'insperata "remuntada" che avrebbe del miracoloso giovedì prossimo al San Paolo di Fuorigrotta.

Non giriamoci attorno: i "morti", allo stato attuale, sono i calciatori del Napoli che giovedì sfideranno i "vivi" – vivissimi – giocatori dell'Arsenal. Non è ancora passata una settimana dalla bruciante sconfitta dell'Emirates di Londra, dove i ragazzotti di Carlo Ancelotti hanno dimostrato di avere poca o nessuna chance di superare il turno e approdare alle semifinali di Europa League. Eppure, nonostante il modo in cui è arrivato il 2-0 di giovedì scorso, dove più che di Napoli si può parlare di Napolicchio, la resurrezione è ancora possibile. L'importante è crederci. Fino in fondo. Fino al novantesimo e oltre. Il San Paolo (sold out) sarà tutto con gli azzurri. Per puntare a un 3-0 o magari a un 4-1, d'altronde sono tante le combinazioni possibili con cui il Napoli può qualificarsi ed essere l'unica squadra italiana, quest'anno, ad accedere alle semifinali di una competizione continentale.

Se l'ha fatto la Roma contro il Barcellona l'anno scorso in Champions League (non tiriamo in mezzo la Juventus contro l'Atletico, perché la Juve era comunque più forte del suo avversario) perché non potrebbe riuscirci, o almeno provarci, il Napoli di Kalidou Koulibaly, Arek Milik, Dries Mertens e Lorenzo Insigne? D'altro canto, la scaramanzia non è mai troppa. Come si dice a Napoli: "Non succede, ma se succede, e che succede!"