Alla Nazionale un calciatore come Paulo Dybala avrebbe fatto comodo. Se il numero 10 della Juventus avesse deciso di vestire la casacca della nostra rappresentativa invece di quella argentina, sicuramente gli azzurri avrebbero potuto avere un rendimento differente, magari anche in occasione del cammino nelle qualificazioni Mondiali conclusosi con un flop epocale. La Joya nonostante la cittadinanza italiana ha seguito invece il cuore e la possibilità di portare sulle spalle la maglia dell'Albiceleste, che onorerà anche in Russia, a meno di clamorose esclusioni dai convocati.

Dybala e il retroscena sul no all'Italia.

In una recente intervista a Vanity Fair, il classe 1993 bianconero è tornato a parlare del suo passato e della possibilità di vestire l'azzurro. Grazie alle origini italiane della nonna materna, Dybala ha ottenuto la cittadinanza italiana. La proposta di scegliere di giocare per la Nazionale però è stata rispedita al mittente, come svelato dallo juventino: "Mi è stato chiesto di vestire l’azzurro e sono stato molto grato. Avevo 19 anni e rispondere ‘no, grazie' fu dura. Ma sono argentino e sarebbe stato un inganno".

Il sogno del Pallone d'Oro.

Ha seguito il cuore dunque Paulo Dybala, per un sogno diventato realtà. E a proposito di sogni, c'è anche quello in futuro di vincere il Pallone d'Oro. Una prospettiva tutt'altro che irrealizzabile per un campione che potrebbe raccogliere l'eredità di Leo Messi: "Quando ci riunivamo intorno al fuoco, da bambini, d’estate con i miei amici, esprimevo il desiderio di vincere il Pallone d’Oro. Sarebbe un messaggio importante per tanti bambini. Per tutti quelli che nati in un piccolo posto lontano dai grandi centri possono sperare di poter raccontare una storia simile alla mia".

Dybala e la vita dei calciatori.

E non manca anche una riflessione sulla condizione dei calciatori, la vita dei quali poi non è rose e fiori come ci s'immagina: "Quando abbiamo un pallone tra i piedi, noi calciatori siamo felicissimi. Quello che succede dietro, nel retropalco, spesso non è proprio bellissimo. Chi diventa un calciatore quando arriva al mio livello? Il più delle volte un uomo molto solo. Dio ci dà un dono, ma poi quel dono va lavorato. Ne ho visti tanti di fenomeni nei settori giovanili. Ragazzi di cui dicevano: se solo avesse avuto la testa, avrebbe potuto essere Maradona o Messi. Ecco, io ho lavorato soprattutto per evitare questo".

Il momento no della stella della Juventus.

E ha ancora voglia di crescere Paulo Dybala e lavorare anche e soprattutto per superare quello che è a tutti gli effetti un momento no. Dopo un avvio di stagione eccezionale, la Joya ha smarrito lo smalto dei tempi migliori con 2 gol in 9 partite, e senza essere riuscito a sbloccarsi in Champions. Anche nell'ultima uscita contro l'Olympiakos, l'argentino è stato richiamato in panchina da Allegri, e ha dimostrato di essere tutt'altro che sereno, accomodandosi tristemente in panchina. La speranza sua e della Juve è che la stella dell'ex Palermo torni a brillare magari già dal prossimo match contro l'Inter