La Juve riserva il meglio per gli ultimi cinque minuti. Solo gli errori dei bianconeri complicano l'orizzonte del match contro i modesti greci. Lo spunto iniziale di Cuadrado e il taglio al 90′ per il primo gol in Champions di Bernardeschi incastonano una partita con poche concessioni alla qualità e allo spettacolo. La Juve di sostanza più che di forma non subisce gol per la quarta partita di fila e tanto basta, in una sera di poca brillantezza e un po' troppa supponenza, per battere l'Olympiacos per l'ottava volta in 12 confronti e continuare la strada in Champions.

Lontano però il ricordo del 7-0 del 2003, la vittoria più larga dei bianconeri e la sconfitta più pesante dei greci in Europa. Cuadrado illumina la quinta trasferta nella storia della Juve in Grecia e firma la prima vittoria esterna, suggello prezioso di questa diciottesima campagna della Juve in Champions.

Allegri torna al 4-2-3-1.

L'Olympiacos propone il teenager Dimitris Nikolaou per Alberto Botía, al centro della difesa con Björn Engels. A destra, spinge il capitano Omar Elabdellaoui, che oggi festeggia il 26mo compleanno e prova a farsi il miglior regalo all'11' ma la corsa in avanti non è seguita da una conclusione all'altezza della situazione. I greci difendono con un 4-3-3 dalle linee strette ma davanti al portiere Silvio Proto c'è pur sempre la difesa più giovane schierata dal tecnico Lemonis in questa edizione.

Allegri torna al 4-2-3-1. Affianca Matuidi a Khedira e il francese al 16′ asseconda il movimento di Cuadrado. La sovrapposizione di Alex Sandro fa il resto, il colombiano si inserisce sul cross del brasiliano e mette in discesa il dodicesimo contro diretto contro i biancorossi, ormai senza alcuna speranza di rimanere in Europa, nemmeno attraverso l'Europa League. Il terzo gol in carriera in Champions, il settimo nelle competizioni Uefa, testimonia le fragilità dei greci che faticano a difendere in avanti e arginare il possesso palla della Juve a centrocampo.

Cuadrado la sblocca.

I movimenti fuori linea di Dybala in appoggio fra le linee sul fronte di centro-sinistra sbilancia la fragile difesa greca e permette più gradi di libertà alle spalle dei terzini a Cuadrado e Douglas Costa.

Lemonis invano continua a chiedere alle ali Sebà e Pardo di ripiegare di più, di non allargare troppo le distanze fra difesa e centrocampo in fase di non possesso, con l'obiettivo rimasto solo teorico di impedire ai bianconeri di controllare i semi-spazi. La combinazione fra Higuain e Dybala che porta all'inserimento di Cuadrado al 24′ apre nuovi dubbi che l'uscita bassa di Proto non colma. Tachsidis regista basso sbaglia qualche appoggio di troppo, Douglas Costa svaria a sinistra ma non sempre alla brillantezza nell'anticipo sulla linea di passaggio segue la precisione al momento di concludere.

La Juve controlla e si distrae.

L'Olympiacos, però, rimane troppo basso e il centravanti Uroš Djurdjević, che arriva dal gol e dai due pali colpiti una settimana fa nell'1-1 in coppa di Grecia contro l'AO Chania Kissamikos, squadra di seconda divisione, non riesce praticamente mai a ricevere palla per lanciare la transizione dell'azione da difensiva in offensiva. Così l'assenza di Buffon, premiato per la sua leggendaria carriera dal vice-presidente dei greci Savvas Theodoridis, storico portiere dei biancorossi dal 1953 al 1962 e della nazionale (1957-1960), non si avverte. Perché per 40′ la palla non arriva nemmeno nel primo tempo dalle parti di Szczęsny.

La Juve ha perso solo due delle ultime 18 partite in Champions, è in controllo, forse troppo. Continua a gestire il pallone dal basso, Barzagli e Benatia sono gli unici bianconeri con più di 50 palloni toccati nel primo tempo, e Matuidi l'unico altro che supera i 40. E come in qualche occasione capita, la fiducia diventa sufficienza. Un errore elementare nella zona centrale di Dybala favorisce un evitabile contropiede dei biancorossi. La chiusura di Dybala sul cross di Pardo porta a un corner che chiama Szczęsny alla chiusura attenta su Djurdjević.

Dentro Pjanic per Dybala.

Lemonis non cambia struttura nel secondo tempo, sceglie solo Marin per Sebà. Il bosniaco, un tempo grande promessa del calcio tedesco, parte da ala sinistra. Chiara l'intenzione del tecnico di aumentare la qualità del palleggio a centrocampo e di moltiplicare le linee di passaggio. Marin staziona nella zona di Cuadrado, anche se la Juve prova a spingere più nel settore di Douglas Costa, anche se all'ex Bayern, tatticamente fondamentale contro il Napoli, mancano le sovrapposizioni di un irriconoscibile Alex Sandro per creare il triangolo e mantenere il controllo nello spazio di mezzo.

Il tratto di superficialità nella circolazione del pallone rimane l'oscuro compagno di viaggio di una Juve che può imputare solo a stessa il perdurare di una situazione di equilibrio non giustificata dalla differenza di qualità e valori in campo. Anche per questo, Allegri aggiunge un elemento ordinatore, un ragionatore come Pjanic, per Dybala, rimasto a galleggiare fra le linee senza accendersi anche per la poca fluidità della manovra bianconera. Al 60′ i tifosi greci invano chiedono il rigore per un contatto fra Djurdjevic e Matuidi, anche se è chiaramente l'attaccante biancorosso a spingere il francese.

Il palo salva la Juve.

Il 4-3-3 con cui Allegri ridisegna la Juve non cambia con l'ingresso di Rugani per Barzagli. Rugani però si fa sorprendere in marcatura da Ben Nabouhane, entrato per Djurdjevic. Sul cross da sinistra, Benatia è in ritardo, nessuno chiude su Marin nel primo palo, Rugani si lascia infilare e solo un doppio legno, palo-traversa, salva i bianconeri. Prima della conclusione più dolce, dell'affilato raddoppio di Bernardeschi, alla prima gioia in Champions. L'Olympiakos incassa il ventesimo gol nelle ultime otto in Champions. La Juve si tiene stretti il risultato e la certezza di continuare nell'Europa che conta.