Dribbling, essenza del calcio. Forse, di sicuro, un fondamentale che fa vendere biglietti e che regala ulteriore magia al gioco. Superare l'avversario di slancio, e non con la tattica, un po’ come un sorpasso in Formula 1 e non per un overcut voluto dalla scuderia.

Un gesto, che vale mille emozioni, che si estrinseca nelle più svariate modalità e che manda al settimo cielo i puristi di questa disciplina. Superiorità. È questo ciò che dimostra chi dribbla e mette alla berlina il diretto rivale di giornata. Superiorità è quella che si viene a creare quando il funambolo di turno si libera dalla marcatura e dà ampio sfogo alla sua classe, tecnica e visione di gioco. E così, per meglio dare un senso di stringente attualità a questa ode al dribbling, ecco i talenti più efficaci in questo specifico aspetto dopo buona parte della stagione 2018/19.

Saint-Maximin al top. Nessuno come lui in Europa

Finisce spesso nelle stories Instagram di Mario Balotelli, suo compagno di squadra al Nizza, come vittima delle angherie del talento italiano. Ma in campo, il bullo, in questo caso, del dribbling, è lui. Nessuno, infatti, né in Francia né in nessun altro top campionato europeo è capace di collezionare più incursioni dell’ex Monaco che, in questo scorcio di annata, ha portato a casa il 57% dei dribbling tentati con ben 82 occasioni certificate dal portale Sofascore.com nel quale il talento transalpino ha saltato, talvolta con facilità, il proprio uomo.

Dominio, classe, velocità, estro ed un talento naturale, malgrado qualche bizza fuori dal campo, pronto ad esplodere e ad imboccare strade differenti e più competitive: the greatness awaits, la grandezza lo attende.

Boufal del Celta in testa nella Liga. L'ex Southampton è inarrestabile

Nella Liga, nella patria, anzi, nel regno di Messi ti aspetteresti la Pulga, specie senza CR7, rivale di sempre, in testa a questa specifica graduatoria. E invece, unico o forse fra i pochi a salvarsi nella complessa stagione del Celta Vigo (a +1 sulla zona retrocessione), c'è Sofiane Boufal, di mestiere esterno d'attacco.

Senza troppi riflettori puntati su di lui, e forse per questo maggiormente libero di dare ampio respiro alle sue doti, il marocchino non si ferma un istante e, con ben 76 dribbling, si mette alle spalle il #10 del Barça confermando l’epiteto guadagnato negli anni della cantera dell’Angers a inizio carriera: l’enfant du dribble. Non a caso, nel 2016, è stato l’acquisto più oneroso del Southampton, a quota 19 milioni di euro.

Hazard sul podio, l’asso del Chelsea a quota 62 dribbling

Nelle ultime settimane, complice la scarsa vena di Morata, ad un passo dalla cessione, e la poca fiducia in Giroud da parte di mister Sarri, l’asso belga Hazard sta giocando da punta centrale. Mettendo insieme quella che fu, ma al momento con risultati differenti (3 reti in 7 gare), la metamorfosi del suo connazionale Mertens al Napoli. Necessità in attesa di Higuain o semplice cambio di visione lo scopriremo.

C’è da dire però che, in qualsiasi zona del campo venga impiegato, il #10 Blues fa la differenza. In termini realizzativi ma, soprattutto, in quota assist, 10, quanto a grandi occasioni create, 12, e, ovviamente, a dribbling, 62. Come nessuno in Premier League con Hazard bravo a mettere in fila tutti: Zaha a 62, l’unico che tiene il passo del fantasista ex Lille, Sterling (52), Redmond (50) e, pure, l’egiziano Salah (47). Insomma, in Inghilterra, stante la nuova e forse provvisoria posizione, non c’è partita.

Serie A e Bundesliga, territorio di Chiesa e Sancho

A chiudere, in due campionati fisici, tattici e nel quale i difensori non si fanno saltare con troppa facilità, troviamo due giovani talenti, due astri nascenti del football continentale capaci di fare la differenza malgrado la loro inesperienza. Parliamo di Chiesa e Sancho, vitali per i destini di Fiorentina e Borussia Dortmund, e pure in grado di collezionare 48 e 46 dribbling stagionali nella Serie A ed in Bundesliga. Parliamo di due assi che condividono la stessa voglia di imporsi ma che si somigliano poco per caratteristiche.

Il primo, l’ala viola, fa del dinamismo e della velocità un vero marchio di fabbrica, con le sue accelerazioni che bruciano i tentativi di arginarlo avversari; il secondo, di puro istinto, salta l’uomo con tecnica e qualità, ubriacando i rivali di turno con finte, doppi passi e magie da efficace esteta del pallone. Eppure entrambi hanno il calcio nelle vene, anzi, il dribbling nel loro dna.