Dal 2024 la Champions League potrebbe diventare il “gioco dei re”, una enclave quasi chiusa per le squadre più ricche d'Europa. È questo lo scenario verso cui si muove l'ECA, l'Associazione dei Club Europei sotto la presidenza di Andrea Agnelli. La proposta di “super Champions” prevede, oltre alle partite nel fine settimana, 32 squadre divise in otto gironi da quattro e un meccanismo di qualificazione per l'edizione successiva che bypassa completamente o quasi i campionati nazionali. Dal 2021, infatti, le coppe europee torneranno ad essere tre, destinate nel progetto dei club a rappresentare tre divisioni, con promozioni e retrocessioni: una lega sovranazionale, dunque, che si sovrappone ai singoli campionati.

Chi rischia di più e può restare fuori

Se dovesse essere approvata questa versione della Champions League, dal 2024 le prime cinque di ciascun girone sarebbero automaticamente qualificate l'anno successivo, le seste e settime si sfiderebbero in un preliminare per altri quattro posti, a cui si aggiungerebbero le semifinaliste dell'Europa League e quattro vincitrici di campionati che non siano già qualificate. Il meccanismo evidentemente non piace alle principali leghe europee, perché finirebbe per svalutare i campionati nazionali dopo la stagione 2023-24.

  • Ad oggi sarebbe fuori il Milan, che potrebbe aprire un contenzioso senza precedenti con la Uefa in materia di fair play finanziario, nobili d'Europa come il Monaco o l'Olympique Marsiglia sarebbero fuori dalla “super Champions” se la riforma fosse in vigore dalla prossima stagione. Resterebbero fuori il Lille, la prima “degli altri” nella Ligue 1 dominata dal Paris Saint-Germain, e il Lipsia simbolo di un calcio moderno virato verso il business.

In prospettiva, per le squadre che non appartengono al "gotha" del calcio europeo, sarà più facile arrivare in Champions attraverso l'Europa League, e questo sposterebbe la definizione delle priorità svuotando ancor più di appeal i campionati nazionali.

Come sarebbe la super Champions 2020?

Chi sarebbe in campo se la prossima Champions League si giocasse con il nuovo formato? Per questa simulazione si possono considerare le prime tre classificate nei gironi di quest'anno e le semifinaliste di Europa League. Ci sarebbe da aggiungere un posto in più per una vincitrice di campionato perché il Valencia, arrivata in semifinale in Europa League, è arrivata terza nel suo girone di Champions: osmosi che terminerà se la riforma dovesse essere approvata in questi termini.

Ne risulta una mappa del calcio europeo che conferma la centralità del calcio inglese davanti alla Bundesliga, alla Liga e alla Serie A, e l'arretramento della Ligue 1 in cui il divario tra PSG e le altre supera i livelli di guardia. Ecco quali sarebbero le partecipanti:

  • Inghilterra (6): Tottenham, Liverpool, Manchester City, Manchester United, Arsenal, Chelsea
  • Germania (4): Borussia Dortmund, Schalke 04, Bayern Monaco, Eintracht Francoforte
  • Spagna (4): Atletico Madrid, Barcellona, Real Madrid, Valencia
  • Italia (4): Inter, Napoli, Roma, Juventus
  • Belgio (2): Bruges, Genk
  • Francia (2): PSG, Lione
  • Portogallo (2): Porto, Benfica
  • R.Ceca (2): V.Plzen, Slavia Praga
  • Turchia: Galatasaray
  • Olanda: Ajax
  • Ucraina: Shakhtar
  • Russia: Zenit
  • Austria: Salisburgo
  • Grecia: Paok

E' davvero diverso dalla Champions attuale?

Già oggi la Champions è un torneo a numero quasi chiuso. Dal 2000-01 al 2018-19, infatti, 23 squadre hanno partecipato a più di dieci delle 19 edizioni disputate. Il Real Madrid le ha giocate tutte, il Barcellona e il Bayern Monaco 18, Manchester United e Arsenal 17. In Italia il primato, prevedibilmente visto il recente dominio, spetta alla Juventus, presente in 15 delle ultime 19 edizioni, davanti a Milan (12), Inter e Roma (11).

Se si considera solo il periodo 2012-2019, faceva notare sul sito di Panorama Giovanni Capuano , “ci sono 8 club che vi hanno preso parte sempre continuativamente: Real Madrid, Barcellona, Psg, Juventus, Manchester City, Bayern Monaco, Porto e Benfica. Guarda caso l'intelaiatura del fu-progetto della Superlega. A questi si aggiungono Atletico Madrid e Borussia Dortmund (6 partecipazioni nelle ultime 7 edizioni), Manchester United, Arsenal e Chelsea (5). Un totale di 13 squadre che rappresentano l'aristocrazia del calcio europeo e che già oggi ci sono sempre”.

La mappa delle nazioni che hanno vinto almeno una volta la Coppa Campioni/Champions League
in foto: La mappa delle nazioni che hanno vinto almeno una volta la Coppa Campioni/Champions League

La Champions League ha alimentato dei meccanismi che hanno consolidato la presenza continua di un ristretto numero di squadre, come il ranking per club che considera i risultati degli ultimi cinque anni ma ogni stagione pesa quanto l'altra. Questo sistema serve a determinare le fasce per il sorteggio dei gironi. Questo meccanismo, scriveva nel 2015 Danuel Plumley dell'università di Sheffield, comporta una riduzione dell'equilibrio competitivo. Analizzando i risultati della prima fase dal 1999-00 al 2013-14, infatti, emergeva una tendenza chiara: le squadre nelle fasce più alte ottenevano più punti e si classificano meglio.

Champions League sempre meno equilibrata

Dal 2014-15 la prima fascia, in Champions League, è riservata ai campioni in carica e alle vincitrici dei campionati delle nazioni con il ranking Uefa più elevato. Ma il cambiamento non ha alterato l'effetto di sostanziale mantenimento dello status quo. I dati di un rapporto del Football Observatory del CIES dello scorso febbraio lo dimostrano. Dal 2003-04, quando la Champions League ha assunto il format attuale, le prime classificate nei gironi hanno ottenuto sempre più punti e chiuso con una maggiore differenza reti. Il disequilibrio si traduce anche in un aumento delle partite terminate con tre o più gol di scarto, che nel periodo 2015-2018 hanno rappresentato quasi un quarto del totale dei match della prima fase (22,9%).

I dati del CIES sull’equilibrio competitivo dei gironi di Champions League
in foto: I dati del CIES sull’equilibrio competitivo dei gironi di Champions League

Nella fase a eliminazione diretta l'incertezza sull'esito finale degli incontri aumenta. Anche se, aggiunge Belinazzo, solo quattro semifinaliste nelle ultime 15 edizioni non figurano tra le prime 15 nella Football Money League dell'agenzia Deloitte per quella stagione (l'Ajax quest'anno, il Monaco nel 2017, il Villareal nel 2006 e il Psv nel 2005). In questo modo, si scava un gap sempre più ampio in termini di risorse che si rispecchia nella minore incertezza dei singoli campionati. Negli ultimi 15 anni il Barcellona ha vinto 10 titoli in Spagna, il Bayern Monaco 11 in Germania, in Italia la Juventus ha conquistato otto scudetti.

Il modello NFL

È proprio su questo potenziale inespresso che sta spingendo l'ECA. “Il senso è «apparecchiare» un prodotto sempre più appetibile. Attualmente la Champions fattura circa 3,2 miliardi a stagione (15 anni fa i ricavi erano meno di un terzo)” scrive Marco Belinazzo sul Sole 24 Ore. L'obiettivo, aggiunge, è arrivare ai 10 miliardi di incassi a stagione. Una cifra vicina a quanto ad oggi produce la NFL, la lega di football americano che pure ha un bacino d'utenza decisamente inferiore ma è sempre stata all'avanguardia dal punto di vista della creazione di valore aggiunto dell'evento, sia televisivo sia all'interno dello stadio. Non a caso, i manager inglesi che alla fine degli anni Ottanta inizieranno a spingere perché il calcio inglese cambiasse pelle si ispiravano alle franchigie della NFL. Contrariamente al celebre successo di Gil Scott-Heron quella rivoluzione sarà teletrasmessa.

Proprio la tv e l'accordo con Sky avrà un peso non da poco nella scissione della vecchia First Division dalla lega con la conseguente creazione della Premier League, il campionato oggi più ricco d'Europa che può anche permettersi di pagare gli ingaggi più alti del continente. I maggiori introiti della Super Champions potrebbero poi essere devoluti alle 64 squadre ammesse all’Europa League 1 e 2.

L'equilibrio competitivo e la possibilità di vedere più match fra squadre di livello comparabile è di sicuro uno dei fattori centrali che muove la domanda di sport in tv. Ma fino a che punto ci si può davvero spingere nella concorrenza con il mondo dell'entertainment? È il vero dilemma della Uefa, sospesa tra massimizzazione del potenziale anche economico delle competizioni e la necessità di mantenere la più elevata base di partecipazione possibile.