Il giorno del giudizio è arrivato. La Premier League, il campionato più ricco del mondo si è sintetizzato in un confronto di caratteri, in una contrapposizione di visioni, in due articolazioni del talento e dell'organizzazione. L'ha vinta il Manchester City con 98 punti, +1 rispetto al Liverpool. Klopp e Guardiola hanno elevato la ricerca estetica a valore di brand identitario. Il calcio si è assunto un ruolo di moltiplicatore di passioni, in veicolo di affermazione, nella manifestazione del desiderio di esserci diversamente, di costruire il proprio posto nel mondo.

La perfezione e la velocità per dominare in Europa

Nell'anno della Brexit, l'Inghilterra è tornata a dominare in Europa con la forza di un marchio, con la brillante visione del calcio del futuro. Il rock latino dell'Arsenal e il Sarri-ball accenderanno la finale dell'Europa League, il Liverpool e il Tottenham si giocheranno il titolo in Champions. Lo stile dei Reds si riassume nel  “non camminerete mai soli” (inno più iconico del calcio) che richiede e richiama uno stile in cui il noi prevalga sull'io. In Premier, polo attrattivo per calciatori e allenatori, sempre più decisivi, la contrapposizione si è fatta spirito del tempo. Perché la corsa l'ha fatta sul Manchester City con la sua post-modernità magari un po' distante. È una contrapposizione di principi, di filosofie e orizzonti di pensiero.

  • Da una parte la ricerca della perfezione guardioliana, l'invenzione dei terzini invertiti, delle mezzali come grimaldelli per giocare con i pieni e i vuoti negli ultimi trenta metri.
  • Dall'altra l'efficienza che si declina nella bellezza della velocità. Una rapidità di pensiero e di esecuzione che nasce dalla piena consapevolezza delle singole posizioni e dei singoli compiti all'interno dello scenario collettivo. E pluribus unum, l'uno che si genera dai molti.

Firmino vs Aguero, il duello simbolo

È anche il confronto tra due attaccanti per cui la definizione di “iconico” non suona come un'iperbole abusata. Firmino, l'attaccante che corre di più in Premier League, sintetizza la maturità del Liverpool che ha tracciato percorsi di sviluppo complementari al calcio di transizione che ha fatto la storia e la fortuna di Jurgen Klopp. Il Kun Sergio Aguero, diverso grado evolutivo del nuovo modello di attaccante associativo, a metà tra il falso nove e il centravanti, è più finalizzatore. “E' nato con quel talento, morirà con quel talento” ha detto Guardiola dell'argentino, primatista di triplette in Premier League da quando il campionato inglese ha preso l'attuale forma e denominazione, nel 1992.

La filosofia e l'esaltazione del movimento

Klopp, ha raccontato il suo biografo a Roberto Brambilla per Mondo Football, si può considerare rivoluzionario per l'intensità del gioco che propone e del lavoro difensivo che chiede agli attaccanti. Il suo ispiratore, ha detto, è Wolfgang Frank, “scomparso nel 2013. Frank richiedeva ai suoi giocatori un enorme sforzo sotto il profilo tattico e al Mainz, allora in seconda divisione, introdusse la marcatura a zona e la difesa a quattro, al posto della retroguardia con il libero tipica di quella Bundesliga. Con il suo pressing intensivo e un gioco offensivo veloce, rivoluzionò il gioco dei biancorossi e divenne il modello anche per altri allenatori. E non solo Klopp”.

  • Il suo Liverpool gioca un calcio ipercinetico, e forse non è un caso che Klopp sia l'allenatore con cui Guardiola ha incontrato più difficoltà. Marti Perarnau, che ha osservato il primo anno del catalano al Bayern Monaco, ha individuato un tratto distintivo nel primo scontro diretto in Supercoppa di Germania. È l'esordio di Guardiola in Baviera. Durante una pausa per il caldo, i due tecnici dimostrano in un attimo le due diverse sensibilità. «Mentre i suoi giocatori si stanno reidratando», scrive, «l’allenatore del Borussia si dirige dai suoi difensori per dargli ulteriori istruzioni; qualche metro più in là, Guardiola sta andando verso i suoi attaccanti. Questa immagine contrastante rappresenta perfettamente la differenza di strategia dei due rivali».
  • Guardiola è un filosofo che indica una via, che spiega le ragioni del percorso. “Al Barcellona sono stato scelto” ha detto in un discorso al Parlamento catalano. Ha impiegato del tempo per affinare la massimizzazione delle virtù individuali in nome dell'obiettivo collettivo. Una strada che percorre attraverso la difesa dei suoi giocatori e la condivisione del sapere, in forme anche ossessive con i giocatori.

Klopp e Guardiola come Anfield e l'Etihad

Stili e contesti si rispecchiano e si esaltano. L'identificazione di Anfield ha riacceso l'orgoglio e la passione, il senso di appartenenza a una storia, a un percorso, a magnifiche sorti e progressive. La certezza della forma, la condivisione di uno stile, conducono all'essenza di un rapporto empatico, di un gusto sinestesico, di una rapsodia in rosso.

Diverso lo spirito dell'Etihad, dove la tecnologia ha un po' snaturato, per non dire tradito, la passione. Nella partita contro il Leicester, nel secondo anello sono spariti gli striscioni, sostituiti da bandiere digitalizzate proiettate su un display LED. Un progetto che dovrebbe poi essere perfezionato a partire dalla prossima stagione di Premier League. I tifosi, ha scritto la società in un comunicato, possono anche cambiare di partita in partita la versione delle vecchie bandiere. Un primo assaggio di un futuro spersonalizzato, cerebrale. E scientifico vuole essere il calcio di Guardiola, in anticipo sui tempi.

L'evoluzione tattica sta spingendo verso l'arretramento della fase di regia, sempre più spesso affidata ai difensori centrali e presto anche ai portieri, che premia gegenpressing e recupero alto del pallone, e così sta finendo per ridefinire anche le caratteristiche degli attaccanti.

La bellezza e l'utilità

Nella smerigliatura che lascia intuire multiformi direzioni di sviluppo, trovare la propria strada, la propria voce, una tonalità di racconto e rappresentazione attraverso il calcio, paga. La realtà capitalistica, che ha investito anche il pallone, fa un ricorso crescente alla sfera estetica, emozionale, quanto più insegue l'efficienza razionale. Lo sport, e soprattutto quel privilegiato specchio sociale che è il calcio, abbraccia le due dimensioni. Il bello, nelle sue diverse connotazioni, si ammanta di utilità. E consente conformazioni alternative del talento collettivo, che è poi la capacità di risolvere compiti complessi attraverso le qualità, non solo individuali.

Nel calcio, il concetto riassume in una prospettiva organicista il totale delle caratteristiche dei singoli integrate per dar forma a una squadra. E la squadra, Velasco insegna, è diversa dal gruppo. Lo spirito di gruppo aiuta in un team, ma una squadra è un insieme orientato, che funziona in base a una distinzione di ruoli complementari.

Nella somma che fa il totale, Liverpool e Manchester City sono soprattutto due squadre che giocano bene, inteso come un'estensione del joga bonito, concetto dalla profondità ben più densa di quanto il suo essere slogan pubblicitario lascerebbe supporre. Condensa il valore della bellezza del gesto e insieme l'inversione dei termini del fair play, che da semplice etichetta diventa invito, imperativo, azione. Play fair, gioca corretto e gioca onesto. Dentro quest'idea c'è l'importance of being Earnest di Wilde, che è insieme l'importanza di chiamarsi Ernesto e di essere onesto. E non cadere nelle tentazioni artificiali dell'auto-rappresentazione. La bellezza della ragione, la forza della passione. Il segreto del successo.